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lunedì 18 marzo 2019

MALVA PRESENTA EUGÈNE POTTIER

SPETTACOLO MUSICALE CON LE TRADUZIONI, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIANO, DEL POETA COMUNARDO FRANCESE. A CURA DI MALVA E SALVO LO GALBO.



Eugène Pottier (1816-1887) fu poeta e rivoluzionario. Nato a Parigi, di professione operaio e disegnatore tessile, partecipò attivamente alle lotte degli operai parigini nel 1848. Sotto il Secondo Impero fu ideatore e promotore della "Chambre Syndicale des Dessinateurs", che aderì in seguito all'Internazionale. Membro della guardia nazionale, prese parte ai combattimenti durante l'assedio di Parigi del 1870, in seguito alla disfatta di Sedan, e fu poi un influente membro della Comune di Parigi, ove fu eletto rappresentate del 2° Arrondissement.
Dopo la "Semaine sanglante", durante la quale la Comune fu schiacchiata nel sangue dalle truppe reazionarie di Thiers, dovette fuggire in Inghilterra essendo stato condannato a morte in contumacia. Dall'Inghilterra emigrò negli Stati Uniti, dove organizzò una rete di aiuto e solidarietà per i Comunardi deportati. Dopo l'amnistia generale del 1880 rientrò in Francia dove, nonostante la sua povertà, continuò a pubblicare canzoni e poesie.
Nel giugno 1871, ovvero pochi giorni dopo la fine nel sangue della Comune di Parigi, Eugène Pottier scrive il testo del canto per il quale è universalmente conosciuto: l' "Internationale". L'inno del movimento operaio mondiale, messo in musica nel 1888 da Pierre Degeyter (di Lille) conta versioni in quasi cento lingue diverse.

domenica 17 marzo 2019

FRIDAYS FOR FUTURE E CLIMATE STRIKE: FUORI DAI SOCIAL LA GIOVENTÙ SI MOBILITA



123 paesi al mondo, 2052 città, 235 iniziative e manifestazioni solo in Italia, da Nord a Sud. Decine di migliaia di persone nelle piazze, in prevalenza giovani e studenti. Queste le cifre delle mobilitazioni del “Fridays for future”, lo sciopero studentesco di venerdì 15 marzo in difesa dell’ambiente e contro i cambiamenti climatici, organizzato sull’onda dell’iniziativa lanciata a livello mondiale dalla sedicenne svedese Greta Thunberg.
Piazze giovani, “internazionaliste” e combattive che, insieme alle manifestazioni studentesche del 22 febbraio e allo sciopero dell’8 marzo, evidenziano le potenzialità di una possibile ripresa di un movimento di massa che si oppone, in un modo o nell’altro, allo “stato di cose presenti”.
Seguiremo con attenzione i possibili sviluppi di queste iniziative e mobilitazioni. Come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo partecipato alle manifestazioni, distribuendo il nostro volantino e rivendicando la necessità della connessione delle lotte ambientaliste alla prospettiva anticapitalista.

IN PIAZZA ANCHE MOLTI COMPLICI E RESPONSABILI DELLA DISTRUZIONE AMBIENTALE

La composizione delle piazze è stata eterogenea, come accade per tutte le piazze di “massa”. Al fianco dei tantissimi giovani e meno giovani che domandavano a gran voce risposte serie alla crisi ambientale, c’era anche chi ha governato o ambisce a governare il capitalismo (e la distruzione ambientale), a livello locale e nazionale. Dal PD al Movimento 5 Stelle, da Mattarella a Conte, tutti sono saltati sul carro dell’ecologia. Non è un caso che tutta la borghesia e la stampa sedicente “progressista” (in particolare Repubblica), abbia appoggiato, sponsorizzato e visto di buon occhio queste iniziative. L’apertura al dialogo con il movimento da parte del ministro Di Maio (mentre tradisce i sostenitori NO TAP e tentenna sul TAV) è la cartina di tornasole di come tutti gli attori politici cerchino e tenteranno in tutti i modi di strumentalizzare a fini elettorali queste importanti manifestazioni, per poi continuare a portare avanti politiche di distruzione ambientale.

DENTRO IL MOVIMENTO: INDIPENDENZA DI CLASSE E DIREZIONE RIVOLUZIONARIA

Tuttavia, come rivoluzionari non possiamo non prendere atto che moltissimi giovani, in prevalenza alle prime esperienze politiche e di mobilitazione, abbiano trovato nella tematica della difesa dell’ambiente uno stimolo per interrogarsi sul loro futuro, invadere piazze, prendere parola e urlare a gran voce che a cambiare deve essere il “sistema” e non il clima. A questi giovani i marxisti rivoluzionari non possono e non devono voltare le spalle: il PCL non lo farà.
Non si tratta di guardare con sufficienza e settarismo queste mobilitazioni, per quanto contraddittorie ed eterogenee possano essere, timorosi magari di difendere il proprio steccato organizzativo, confondendone la direzione con la reale composizione. Né tantomeno di affidarsi spontaneamente alla dinamica di un movimento che finalmente, dopo l’assenza negli ultimi anni di reali movimenti di massa nel nostro paese, potrebbe risvegliare coscienza, attivismo e combattività di un largo strato di gioventù, in Italia e nel mondo.
Se è vero che il capitalismo è un sistema economico fallito che distrugge l’ambiente, la consapevolezza della lotta per un altro “sistema”, indicando chiaramente “quale” sistema, non è qualcosa che spontaneamente il movimento può acquisire.
Intervenire nelle mobilitazioni con una politica di indipendenza di classe, spiegare il legame criminale tra capitalismo e distruzione ambientale, mostrare con pazienza la necessità del collegamento delle lotte per la difesa ambientale alla ripresa delle lotte del movimento operaio, conquistare quanti più giovani possibile alla consapevolezza che bisogna battersi per l’opposizione a tutti i governi del capitale, per la messa in campo di un’opposizione di massa e di classe, per la prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici: questo è il compito dei marxisti rivoluzionari, nel movimento ambientalista e in tutti i movimenti progressisti.
Perché solo un governo che rompa con le “compatibilità” del capitalismo e riorganizzi la società su basi socialiste potrà mettere in campo soluzioni serie e non estemporanee alla crisi ambientale. Solo il socialismo può opporsi alla barbarie.


Partito Comunista dei Lavoratori - commissione studenti

martedì 12 marzo 2019

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI

PER L’UNITÀ DI LOTTA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI




Dov'è il governo del cambiamento?
Prima riducono ad elemosina le promesse elettorali su reddito e pensioni mettendole sul conto dei beneficiari. Ora annunciano la secessione dei ricchi.
Prima dirottano la rabbia sociale contro i migranti. Ora cercano di dividere i lavoratori in base a territorio e residenza.
Il gioco è semplice. Le regioni più ricche (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) chiedono di trattenere in loco la parte del gettito fiscale che eccede la spesa sostenuta dallo Stato. Significa che priveranno le regioni più povere della quota di ripartizione. Il divario di condizioni sociali tra Nord e Sud, già oggi drammatico, aumenterà ulteriormente. I diritti e servizi sociali varieranno sempre più con la latitudine geografica, contro ogni principio di uguaglianza e solidarietà.
Non si tratta solamente di ripartizione geografica della ricchezza. Si tratta di una operazione di classe contro i lavoratori del Nord e del Sud. I governi leghisti del Nord e la giunta PD dell'Emilia chiedono mano libera sui propri territori in fatto di istruzione, sanità, ambiente, lavoro. Chiedono pieni poteri per privatizzare ulteriormente servizi sociali, continuare a ridurre le tasse alle “proprie imprese”, finanziare scuole e sanità private, gestire fondi privati sanitari e pensionistici. In poche parole chiedono di arricchire il “proprio” padronato allargando la torta dei suoi affari. I piccoli privilegi promessi ai “residenti” saranno pagati dalla frantumazione territoriale dei rapporti di lavoro e dei diritti contrattuali. È un attacco alla unità dei lavoratori e ai loro sindacati.
L'ipocrisia è nauseante. Salvini e Di Maio si contendono i voti dei lavoratori e della popolazione povera del Sud nel mentre mettono sul loro conto l'arricchimento del padronato del Nord, lo stesso cui oggi promettono l'ulteriore riduzione della tassa sui profitti (Ires) portandola al 20%. Per di più vorrebbero che questa secessione dei ricchi avvenisse in silenzio, attraverso un accordo tra governo e Regioni da ratificare in Parlamento in breve tempo. Mentre il PD, che si presenta come “opposizione”, partecipa in realtà all'operazione con la giunta emiliana in prima fila.
Questo disegno non deve passare.
Alla secessione dei ricchi va contrapposta l'unità dei lavoratori e delle lavoratrici. Non bastano le critiche di Landini nei talk show o gli appelli dei costituzionalisti democratici.
Non basta una nuova montagna di carta e parole. Occorre una lotta vera, generale, che ponga al centro l'interesse dei salariati e della popolazione povera d'Italia, del Nord, del Centro, del Sud. Che getti sul piatto della bilancia la forza enorme di 17 milioni di salariati.

NO ALLA SECESSIONE DEI RICCHI: PER L' UGUAGLIANZA DEI DIRITTI SOCIALI DA NORD A SUD.

NO ALLA DIVISIONE DEI LAVORATORI IN BASE A TERRITORIO E RESIDENZA. A PARI LAVORO PARI DIRITTI. PER L'UNITA' E LA SOLIDARIETÀ' DI CLASSE DEI SALARIATI.

NO ALL'ULTERIORE SPOLIAZIONE DEL MERIDIONE PER INGRASSARE I CAPITALISTI DEL NORD: PER UN GRANDE PIANO DI INVESTIMENTI PUBBLICI, A PARTIRE DAL MEZZOGIORNO, IN TRASPORTI, BONIFICHE, RISANAMENTO DEL TERRITORIO.

NO AL SACCHEGGIO NAZIONALE E REGIONALE DI SANITA' E ISTRUZIONE, PER PAGARE IL DEBITO PUBBLICO ALLE BANCHE E DETASSARE LE IMPRESE. PER UN GRANDE PIANO DI INVESTIMENTI PUBBLICI NEI SERVIZI SOCIALI PAGATO CON L'ABOLIZIONE DEL DEBITO PUBBLICO E CON LA TASSAZIONE PROGRESSIVA DEI GRANDI PATRIMONI, RENDITE, PROFITTI.

NO ALLA REPUBBLICA DEI PADRONI, GRANDI E PICCOLI, DEL NORD E DEL SUD.
PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI, BASATA SULLA LORO ORGANIZZAZIONE E SULLA LORO FORZA.

Partito Comunista dei Lavoratori

lunedì 11 marzo 2019

ZINGARETTI E LE ILLUSIONI DI SINISTRA SUL PD



L'incoronazione di Nicola Zingaretti a nuovo segretario del PD è stata celebrata da tanta stampa liberale, Repubblica in testa, come il segno di una svolta attesa. Un settore significativo della borghesia liberale, rimasta orfana di una rappresentanza politica diretta, saluta con entusiasmo una possibile ripresa del PD. È la speranza del ritorno al “normale” bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra, che rimpiazzi l'attuale governo dei parvenu e ripristini l'agognata alternanza, il pendolo che per vent'anni ha incardinato in Italia il corso delle politiche borghesi di austerità.
È una via che non appare in discesa. Le destre (diversamente) reazionarie che governano l'Italia hanno ancora un capitale di consenso complessivamente maggioritario, grazie al tappeto che i governi del PD hanno loro offerto. E il vento europeo non promette nulla di buono. Tuttavia è vero che la crisi del blocco sociale del M5S e il capovolgimento dei rapporti di forza nella maggioranza possono minare la tenuta politica del governo, tanto più a fronte di un compito temerario: varare una legge di stabilità zavorrata in partenza da 23 miliardi per le clausole Iva sullo sfondo di una possibile recessione economica. Quale alternativa di governo in caso di frana dell'attuale esecutivo? Questo è l'interrogativo che la borghesia liberale si pone. La speranza di una rinascita del PD si pone in questo orizzonte.
Ma cosa c'entra tutto questo con la sinistra? Una parte di popolo della sinistra appare risucchiata dall'illusione di ritorno nel PD. Un tempo fu l'illusione per Bersani, dopo la stagione liberal di Veltroni. Oggi è l'illusione per Zingaretti, dopo (e contro) la stagione del renzismo. Ogni volta si cerca nel PD il volto amico di una possibile sinistra rediviva, ma ogni volta si prende una inevitabile facciata. La natura politica e sociale di un partito non dipende dal nome del segretario, ma dalle sue relazioni materiali con le classi sociali e la loro lotta. Certo, la fisionomia del gruppo dirigente non è irrilevante, e sicuramente il renzismo ha incarnato, coi suoi tratti populisti e bonapartisti di consorteria di provincia, un corso politico particolarmente reazionario del partito. Ma quel corso politico potè farsi strada nel PD grazie alla natura borghese del partito, ai suoi legami organici col capitale, alla sua vocazione antioperaia. Questa natura cambia forse con Zingaretti segretario? No. Cambia il corso politico del partito, subentra una gestione più collegiale e meno pirotecnica, si confeziona un'immagine pubblica meno respingente e più attenta in apparenza alle ragioni sociali; ma il cambio d'abito di stagione non cambia la natura del partito che l'indossa. E i primi fatti lo documentano eloquentemente.
Il primo atto di Nicola Zingaretti è stato osannare il TAV. Il secondo è stato applaudire al manifesto europeo di Macron. Non si tratta di scelte casuali. Il nuovo segretario del PD ha voluto segnalare al capitale italiano ed europeo che il partito non ha cambiato la propria ragione sociale; ha voluto assicurare la borghesia che può ancora affidarsi al PD. Del resto: Gentiloni presidente del PD mette un timbro inconfondibile di continuità, non meno del sostegno a Zingaretti dell'area Franceschini e di Minniti, o del corteggiamento di Calenda. Lo stesso programma del nuovo segretario ne fa fede: nessuna revisione delle misure antioperaie del renzismo (l'articolo 18 resta soppresso), nessuna revisione delle politiche di Minniti sull'immigrazione, a parte il richiamo rituale ai valori democratici e progressisti. Sarebbe questa... la svolta?
Certo, Nicola Zingaretti non è così ingenuo da ripercorrere i sentieri suicidi di Bersani. Se dopo le europee il governo Conte cadrà non offrirà (probabilmente) i voti del PD a un nuovo governo Monti chiamato a varare lacrime e sangue, né spenderà precocemente la carta incauta di un'apertura al M5S. Chiederà probabilmente elezioni politiche, proverà a rilanciare il PD, rifare i suoi gruppi parlamentari (oggi prevalentemente renziani), ricostruire un campo di centrosinistra con chi a sinistra gli farà da stampella. Con quale obiettivo? Quello di sempre: riconquistare il governo del capitalismo italiano, amministrare i suoi interessi, riverniciare il tutto con un po' di salsa progressista. Con chi governare lo vedrà in base agli equilibri del nuovo Parlamento, e senza escludere nessuna soluzione, neppure quella di un governo con il M5S.
Il movimento operaio e le sue ragioni sociali non hanno nulla da spartire col PD, oggi come ieri.
La demarcazione dal PD di un campo di classe dei lavoratori e delle lavoratrici resta una necessità inaggirabile, che l'esperienza dei fatti confermerà ogni giorno, contro ogni illusione.


Partito Comunista dei Lavoratori

venerdì 8 marzo 2019

8 MARZO: UNA LOTTA ANTICAPITALISTA, ANTIFASCISTA E INTERNAZIONALISTA

Il Partito comunista dei lavoratori sostiene lo sciopero internazionale dell'8 marzo lanciato in Italia dal movimento Non Una di Meno e sostenuto da varie sigle sindacali: Il Sindacato è un'altra cosa- Opposizione CGIL, CUB, SIAL COBAS; SLAI COBAS per un sindacato di classe, SGB, USB, Si Cobas e ADL Cobas. In questi mesi e settimane tante e tanti RSU e delegati sindacali hanno provato a costruire lo sciopero nei propri luoghi di lavoro, consapevoli che la battaglia per la liberazione delle donne e quella per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita di tutte e tutti sono indissolubilmente legate. In questo senso, ci pare gravissima la scelta della CGIL guidata da Maurizio Landini di boicottare, se non proprio sabotare questa giornata di lotta, indicendo in questa data iniziative indipendenti con Cisl e Uil o convocando assemblee generali di categoria.
Noi riteniamo si debba portare avanti un programma di rivendicazioni che parta dalla difesa del lavoro, unico effettivo strumento di autodeterminazione, dalla parità salariale all’abolizione di tutte le leggi che hanno reso il lavoro un precario miraggio (Job Act e non solo), dall’abolizione del precariato alla nazionalizzazione, sotto controllo dei lavoratori e delle lavoratrici, delle imprese che chiudono, inquinano o delocalizzano: ci serve lavoro, non un’elemosina di cittadinanza!
La lotta e lo sciopero sono fondamentali proprio perché il governo Salvini – Di Maio ha dichiarato guerra alle donne e sta portando avanti da mesi una offensiva reazionaria contro di esse. Lo vediamo negli attacchi e nei tagli ai consultori pubblici, ai centri antiviolenza e alle case della donna, spazi di autonomia e autodeterminazione delle donne. Lo vediamo nel disegno di legge Pillon, che rende macchinosa, costosa e dolorosa l'esperienza del divorzio e che rappresenta un esplicito tentativo per impedire alle donne di lasciare i mariti, anche quelli violenti. Lo vediamo nella retorica nazionalpopolare di santificazione della maternità da un lato e dall'altro dall'attacco al congedo di maternità che elimina l'obbligo di sospensione dal lavoro al settimo mese e permette di lavorare fino all'ultimo giorno di gravidanza, con evidenti complicazioni sul piano della salute delle lavoratrici e su quello dell'ampiamento degli strumenti di ricatto e
 sfruttamento del padronato nei luoghi di lavoro. Lo vediamo nell'attacco sistematico alla 194 e al diritto all'autodeterminazione sessuale e riproduttiva portato avanti dalla Lega, dalla destra cattolica e da quella neofascista: è estremamente preoccupante che dopo Verona stiano aumentando le città che si dichiarano “pro-life”, il tutto con la benedizione della Chiesa cattolica, un vero e proprio nemico e strumento di oppressione delle donne.
Rivendichiamo l’abolizione dell’obiezione di coscienza e la rimozione del personale obiettore dagli ospedali pubblici, nonché la fine delle erogazioni statali alle strutture private. Fuori i religiosi dalla nostra vita e dalla nostra salute. Rivendichiamo inoltre un welfare statale che non ci renda schiave all’interno della famiglia, con l’istituzione di un ampio programma di servizi sociali che si prenda in carico l’enorme quantità di lavoro di cura che oggi pesa sulle spalle delle donne.
Infine dobbiamo denunciare quanto la Chiesa cattolica rappresenti un nemico comune e uno strumento di oppressione delle donne . ad esempio in tutto il Sud America, Spagna, Italia, Polonia ecc., e per questo motivo crediamo che una delle sfide del movimento internazionale delle donne deve essere quella di fare propria la rivendicazione della separazione fra Stato e Chiesa.

OCCORRE UNA MOBILITAZIONE FEMMINISTA INTERNAZIONALE SULLE DIRETTRICI DELL’ANTIFASCISMO E DELL’ANTICAPITALISMO.

Per questo è necessaria la costruzione di un fronte vasto che unifichi il movimento delle donne, la rete dei centri antiviolenza, tutte le associazioni democratiche e antifasciste, le organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici per costruire un'opposizione a questo governo e alle sue politiche reazionarie… Porteremo questa proposta di unità a tutte le organizzazioni del movimento operaio, con pieno coinvolgimento del sindacalismo di classe.. Per questo continueremo come abbiamo fatto fino a oggi come partito, una battaglia controcorrente e di opposizione dentro la cgil, per contrastare il colpevole immobilismo della sua linea della maggioranza.

Per saperne di più -> La lotta delle Donne


mercoledì 6 marzo 2019

ROSA LUXEMBURG, MARXISTA RIVOLUZIONARIA

Libreria Calusca
sabato dalle ore 15:30 alle 18:30

Via Conchetta 18, 20136 Milano



"I comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti, che serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo". Con queste parole Lenin ricordava nel febbraio del 1922 Rosa Luxemburg, una delle più importanti militanti e teoriche della storia del socialismo. A cento anni dal suo assassinio ad opera dei Freikorps della socialdemocrazia tedesca, ed a ridosso della festa dell'otto marzo, vogliamo ricordarla con un pomeriggio di discussione e approfondimento. Consapevoli che la conoscenza delle sue opere e del suo impegno sono e saranno fondamentali nella formazione di ogni marxista.
Ne parleremo con i compagni Tiziana Mantovani e Franco Grisolia, della segreteria del Partito Comunista dei Lavoratori.

Organizzato da Pcl Milano

venerdì 1 marzo 2019

COSTO DEL LAVORO O COSTO DEL CAPITALE?

Il governo giallo-bruno taglia le spese per la sicurezza sul lavoro



La “sicurezza” è la bandiera che Salvini e Di Maio agitano contro gli immigrati e contro i delinquenti. Ma la bandiera si abbassa quando si parla del lavoro. 
Il "governo del cambiamento" ha tagliato le spese per la sicurezza sul lavoro per regalare soldi alle imprese. 
Più precisamente: ha tagliato del 32% i premi assicurativi pagati dalle imprese sugli infortuni sul lavoro, finanziando l'operazione con un taglio di oltre 100 milioni sugli interventi in materia di formazione antiinfortunistica. “Mettiamo molti soldi per alleggerire gli oneri delle imprese” dichiara soddisfatto al Corriere (28/2) il sottosegretario leghista Garavaglia. “Abbattiamo il costo del lavoro” afferma Di Maio, col solito sorriso stampato, sul quotidiano di Confindustria. 
Ma il termine “costo del lavoro” significa cose diverse ed opposte se si parla dei capitalisti o se si parla degli operai. Per i capitalisti, che vanno all'incasso, il costo del lavoro si riduce. Per gli operai, che cadono dalle impalcature o lasciano una mano nella pressa, il costo del lavoro s'impenna e mette in gioco la vita. 
Il governo giallo-bruno, che taglia le spese sull'infortunistica per ingrassare il portafoglio dei padroni, difende al meglio il sistema capitalista. Il vero costo che va abbattuto è il costo del capitale per il lavoro. Solo un governo dei lavoratori lo può fare.

Partito Comunista dei Lavoratori