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giovedì 15 novembre 2018

16 NOVEMBRE: SECONDA MOBILITAZIONE STUDENTESCA

Da Milano (Largo Cairoli h9) a Roma, da Torino a Venezia, da Firenze a Cagliari, da Bologna a Messina



La scuola e i problemi degli studenti sono ai margini del dibattito pubblico, sommersi da una campagna elettorale infinita che da mesi riempie le pagine dei giornali, pianificando la maggior confusione possibile attorno ad ogni tema. Eppure sono sempre più evidenti le contraddizioni di un'istruzione classista e piegata al profitto.

Dietro alla propaganda asfissiante c'è la realtà delle scelte politiche, quelle che contano davvero per la condizione degli studenti. Il capitolo dedicato all'istruzione nella nota di aggiornamento al DEF mette nero su bianco la continuità rispetto alle politiche sull'istruzione dei precedenti governi. Nessun intervento concreto sulle questioni che gli studenti vivono ogni giorno, dalle barriere economiche per un accesso reale al diritto allo studio alla sicurezza dell'edilizia scolastica. Non a caso i pilastri della Buona Scuola non vengono messi in discussione, anzi il governo ha avuto la massima cura nel rassicurare l'UE garantendo il rispetto degli obiettivi europei sulla scuola.

Se il comportamento di un governo si misura con le leggi e i provvedimenti, questa è la realtà che smonta tutte le menzogne della propaganda. Il cambiamento deve passare dalla messa in discussione della scuola di classe voluta dai padroni e dall'Unione Europea e costruita dai governi. Senza un'inversione di rotta ci sono soltanto prese in giro per gli studenti e misure peggiorative.

Domani, 16 novembre, tornano nelle piazze di tutta Italia per dare forza alla protesta mostrando la realtà che vivono ogni giorno, fatta di sfruttamento in alternanza, scuole che crollano e costi altissimi per studiare.
Una protesta per un'istruzione diversa che sia modellata sui reali bisogni dei giovani, una protesta per togliere la maschera a un governo che finge di cambiare e lascia tutto come prima.

PCL sezione di Pavia

mercoledì 14 novembre 2018

LE RUSPE A CINQUE STELLE DI SALVINI



Il ministro degli Interni e la sindaca di Roma si disputano il controllo dell'Urbe ma si accordano contro i migranti. Le ruspe di questa mattina contro il Baobab di Roma, con centinaia di migranti gettati su una strada, hanno avuto l'imprimatur di entrambi. “Nessuno spazio di illegalità sarà più tollerato”, ha tuonato via facebook il ruspante Matteo Salvini. Una concezione della legalità a proprio uso e consumo. I suoi amici fascisti di CasaPound, sostenitori dichiarati del suo governo, possono tranquillamente continuare ad occupare interi palazzi nel centro di Roma a due passi da stazione Termini, ma gli immigrati non possono disporre neppure di tende di fortuna. Neppure gli immigrati “regolari”, già coperti dalla protezione umanitaria, che ora il Decreto sicurezza espelle dagli SPRAR, e che avevano trovato in questi giorni un rifugio proprio presso il Baobab. Tutti in strada, si arrangi chi può, nel nome della legge e dell'ordine. Lo stesso ordine che offre condoni su condoni ai grandi evasori fiscali; lo stesso che benedice il licenziamento di una lavoratrice Ikea, dopo vent'anni di lavoro, colpevole di aver violato la “disciplina aziendale” per provvedere al proprio figlio disabile.
Quest'ordine non è riformabile. È un mondo capovolto che si appoggia sulla testa. Solo una rivoluzione può rimetterlo in piedi.


Partito Comunista dei Lavoratori

martedì 13 novembre 2018

ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA E DI CLASSE.



Il grande capitale ha bisogno del populismo, specie quello di destra, per impedire che la protesta sociale si rivolga contro il suo sistema e per aggredire la classe operaia.
Anche se non si fa dirigere da esso, il capitale si serve del populismo, gli prepara il terreno, perché ha serie difficoltà a mantenere la sua dittatura con i vecchi metodi, i vecchi partiti, i vecchi uomini.
Si scontra con i dirigenti populisti, piccolo borghesi, quando questi demagoghi vogliono attuare un controllo sulla vita economica, quando si spingono oltre il quadro delle compatibilità espresse dall’oligarchia.
La piccola borghesia populista non può avere una politica indipendente dal capitale e non può risolvere i problemi creati, appunto, dal capitalismo.
Con il populismo al potere lo Stato non perde la sua natura di classe; lo sfruttamento non diminuisce, ma aumenta; la pressione sulla classe operaia cresce senza sosta; le conquiste e i diritti degli operai e delle loro organizzazioni sono un bersaglio costante.
Davanti alla crescita del populismo e del fascismo, il lavoro per lo sviluppo della politica di fronte unico proletario è necessario per opporre alla demagogia populista la propaganda comunista, sviluppata in maniera semplice e comprensibile per gli operai e i giovani proletari, le donne, la povera gente.
L’alternativa da costruire al nazional-populismo è quella rivoluzionaria e di classe.
Ogni passo in avanti in questo senso da forza all’organizzazione della classe operaia, dal suo essere classe indipendente, dal suo costituirsi in Partito distinto e contrapposto a tutti i partiti delle classi proprietarie.


Partito Comunista dei Lavoratori – sezione di Pavia

domenica 11 novembre 2018

ROMA: 10 NOVEMBRE

Intervento del compagno Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL. Contro il governo, per il più ampio fronte unitario di classe e di massa! Contro le frontiere dei capitalisti, per un'alternativa socialista, per il potere dei lavoratori!


 

venerdì 9 novembre 2018

LA CONDIZIONE ODIERNA D'ARRETRATEZZA



Sono passati centouno anni dalla rivoluzione bolscevica e il movimento operaio è ai minimi storici.
In particolare in Italia i dati sulle ultime elezioni politiche ci forniscono un quadro in cui la gran parte delle masse popolari ha votato e continua ad aver fiducia di Lega e Movimento 5 Stelle.
Lo scollamento tra la sinistra partitica e le masse è sempre più evidente, così come è evidente chi, a vario titolo, vorrebbe intestarsi il vuoto politico ed elettorale lasciato a sinistra da un Partito Democratico sempre più debole.
Necessita uno sguardo retrospettivo per imboccare la strada corretta.
Sarebbe il caso di chiedersi dunque: come riuscirono i Bolscevichi a costruire il rapporto con le masse e come le conquistarono?

“…fino a che questo governo sarà sottomesso all'influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica. Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un'opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell'esperienza.”( V. Lenin "Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale (Tesi d'Aprile)". Scritto il 4 e 5 (17 e 18) aprile 1917 Pubblicato il 7 (20) aprile 1917 nella Pravda n° 26)

In queste parole si evidenzia il lavoro politico dei bolscevichi.
Essi non tentarono l'avventura ma si posero da subito la necessità di conquistare la maggioranza della classe operaia, non dicendo ciò che le masse volevano sentirsi dire, ma con un lavoro "paziente" di "spiegazione degli errori".
La posizione espressa dai bolscevichi dunque non aveva nulla di semplice. Partiva da un'analisi che richiedeva la comprensione degli interessi di classe, poneva le classi popolari di fronte ad una grande sfida e non illusero, anzi, mettevano le classi popolari di fronte anche all'ipotesi peggiore.
Questa opera di sincerità fu premiata e, a mano a mano che le parole dei bolscevichi si realizzavano nella realtà, il loro consenso e la loro autorevolezza crebbero.

Nel presente queste riflessioni sono assolutamente attuali.
Le forze politiche che oggi pongono l'obiettivo di attuare delle riforme nell'ambito di questo sistema, soffrono dello stesso offuscamento di prospettiva contro cui tuonava Lenin, poiché non tengono conto dello scontro tra le classi e dei rapporti di forza esistenti.

La condizione odierna d'arretratezza è colpa anche di chi ha abdicato al proprio ruolo d'avanguardia assumendo posizioni riformiste, mischiandosi in ampie coalizioni elettorali alla ricerca di un più ampio consenso seguendo la logica che di fronte ad una condizione arretrata suggerisce "compagni arretriamo".
La storia della Rivoluzione d'Ottobre ci insegna l'esatto contrario. Persino in una situazione rivoluzionaria, quando le masse spingevano verso sinistra, i bolscevichi tennero fede al proprio compito.

Partito Comunista dei Lavoratori
Pavia “sez. “Tiziano Bagarolo”

giovedì 8 novembre 2018

SANTI PRIVILEGI, GOVERNO GENUFLESSO



La Corte di Giustizia Europea ha sentenziato che lo Stato italiano dovrà recuperare enormi arretrati sulla vecchia imposta comunale relativa ai beni ecclesiastici (scuole, cliniche, alberghi, strutture turistiche...). Qualcosa che oscilla tra i 4 e i 5 miliardi.

Si tratta di privilegi scandalosi, garantiti dai famigerati Concordati e soprattutto codificati da tutti i governi capitalistici, gli stessi che in questi decenni hanno imposto ai lavoratori lacrime e sangue con la benedizione del clero. Il governo Amato, nel mentre picconava pensioni e risparmi, decretava l'esenzione fiscale per i beni del clero (1992). Il governo Berlusconi, che tagliava otto miliardi alla scuola pubblica, confermava la loro esenzione totale (2005). Il governo Prodi (Rifondazione Comunista inclusa) sanciva che l'esenzione avrebbe riguardato solo “gli edifici adibiti ad attività non esclusivamente commerciali” (2007), laddove l'avverbio “esclusivamente” serviva alla Chiesa per mantenere l'esenzione per una miriade di proprietà finalizzate al lucro ma provviste di una cappella. Una truffa. Oggi le scuole cattoliche di ogni ordine e grado (8800) che hanno rette inferiori ai settemila euro sono esentate da IMU e TARI. Lo stesso vale per le strutture sanitarie assistenziali cattoliche (ambulatori, ospedali, case di cura...) che sono convenzionate con la struttura sanitaria nazionale. Per non parlare degli alberghi ecclesiastici (uno su quattro a Roma) che al 50% non versano un euro di IMU. Si potrebbe continuare.

E ora? Ora assistiamo all'imbarazzato mutismo di tutti gli attori politici di fronte alla sentenza europea. Per applicare la sentenza della Corte Europea sarebbe necessaria una legge. Ma chi vuole intestarsi questa legge, o anche solo la sua proposta? Nessuno.

I vecchi partiti liberali di centrosinistra e centrodestra, organicamente legati al capitale, e dunque anche al Vaticano, se ne guardano bene. Il loro europeismo si arresta di fronte alla Chiesa. I nuovi partiti borghesi populisti oggi al governo fanno lo stesso. Altro che “governo del cambiamento”! Il M5S ha pubblicamente dichiarato che ha da tempo archiviato la pratica (“se ne occupava in passato il senatore Perilli, che ora non sta trattando alcun provvedimento inerente alla sentenza”). Come dire un conto l'opposizione, un conto il governo. La Lega ha dichiarato che la sentenza europea è un'operazione “contro l'Italia, perché sanno benissimo che non potremo chiedere alla Chiesa quelle cifre”. Del resto, chi poteva attendersi il contrario? Il premier Conte ardente fedele di Padre Pio; Di Maio reverente verso le lacrime di San Gennaro; Salvini impugnatore di crocifissi durante i comizi, potrebbero mai entrare in collisione con la Chiesa? Non si tratta peraltro di convinzioni individuali, religiose o meno. Si tratta dei legami materiali tra il capitale finanziario con cui i partiti borghesi - di ogni colore - governano e il fiorente capitalismo ecclesiastico che del capitale finanziario internazionale è parte integrante e inseparabile.

La sentenza europea può forse servire a Bruxelles nel negoziato in corso col governo italiano sulle politiche di bilancio. Di certo non servirà per incassare i soldi evasi dalla Chiesa.

La verità è che solo la classe lavoratrice può porre nel proprio programma la totale abolizione dei privilegi clericali, perché è l'unica classe che può rovesciare il capitale, e dunque il capitalismo ecclesiastico. Partiti borghesi e populisti stanno tutti dall'altra parte della barricata, compreso il governo “del popolo”, più che mai genuflesso all'Altare.

Partito Comunista dei Lavoratori

mercoledì 7 novembre 2018

IL NOSTRO 7 NOVEMBRE



Organizzazioni e partiti che hanno rimosso dal proprio programma la Rivoluzione d'ottobre le riservano generalmente ogni 7 novembre una dedica rituale e retorica spesso infarcita di falsificazioni storiche. Per noi vale esattamente l'opposto. Noi cerchiamo di far vivere la Rivoluzione d'ottobre nella nostra politica di ogni giorno, immettendo la tensione verso il fine in ogni battaglia quotidiana: sul terreno sindacale, femminile, studentesco, antirazzista, antifascista, internazionalista. Perché solo il rovesciamento dello Stato borghese, la conquista proletaria del potere, il governo dei lavoratori e delle lavoratrici, possono dare prospettiva a tutte le rivendicazioni e ragioni delle masse oppresse e sfruttate. Oggi come un secolo fa.

Il 7 novembre non è dunque per noi una memoria ma un programma. È a questo programma che vogliamo riservare una memoria.

È una memoria particolare. Riguarda la pulsione internazionale della rivoluzione bolscevica, il suo concepirsi come inizio della rivoluzione mondiale e in funzione di essa. È questo l'aspetto del bolscevismo che più è stato rimosso. Anche per questo ci pare importante rievocarlo.
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Il primo atto dell'insurrezione bolscevica di novembre consistette nell'ordine impartito a tutti i comitati di compagnia e di reggimento e di armata sul fronte russo di dare inizio alla fraternizzazione con i tedeschi, di concludere immediati trattati di armistizio provvisorio con le unità militari schierate sull'altro lato del fronte.

La notte dell'8 novembre, al Congresso dei Soviet, Lenin lesse il decreto per la pace:

«Nell'indirizzare questa proposta di pace ai governi e ai popoli di tutti i paesi belligeranti, il governo operaio e contadino di Russia si rivolge in particolare agli operai coscienti delle tre nazioni più progredite dell'umanità [...]: alll'Inghilterra, alla Francia, alla Germania. Gli operai di questi paesi hanno reso i più grandi servigi alla causa del progresso e del socialismo: il movimento cartista in Inghilterra, le rivoluzioni portate avanti in successione dal proletariato francese, l'eroica lotta in Germania contro le leggi eccezionali antisocialiste e il lavoro lungo e ostinato [...] per la creazione di organizzazioni proletarie. [...] Questi esempi ci danno la garanzia che gli operai di questi paesi comprenderanno il loro compito, che consiste nel liberare l'umanità dagli orrori della guerra. Questi stessi operai ci aiuteranno nella nostra lotta per la pace e per la liberazione di tutte le classi lavoratrici dalla schiavitù e dallo sfruttamento nel mondo intero.»

Parallelamente fu lanciato un appello ai soldati tedeschi, stampato in milioni di copie, e non soltanto fatto passare clandestinamente da una parte all'altra del fronte, ma lanciato dagli aeroplani sul territorio della Germania:

«Soldati, fratelli, il 25 ottobre (secondo il vecchio calendario) gli operai e i soldati di San Pietroburgo hanno rovesciato il governo imperialista di Kerenskij e consegnato tutto il potere nelle mani dei soviet dei delegati degli operai, dei soldati, dei contadini. Il nuovo governo [...] ha avuto la fiducia del Congresso panrusso dei soviet. [...] Il nostro programma [...] comprende un'offerta di pace democratica immediata [...], il passaggio senza indennizzo di tutta la terra ai contadini [...], il controllo operaio sulla produzione e le attività industriali [...] Consideriamo nostro compito rivolgerci a voi in particolare in quanto appartenete a un paese che si trova alla testa della coalizione imperialista contro la Russia su un fronte tanto esteso.
Soldati, fratelli, vi chiediamo di schierarvi dalla parte del socialismo con tutte le vostre forze nella lotta per una pace immediata, perché questo è l'unico mezzo per assicurare una pace equa e duratura alle classi lavoratrici di tutti i paesi, e per sanare le ferite che l'attuale guerra criminale, la più criminale della storia, ha inflitto all'umanità.
»

Questo proclama fu accompagnato dall'”Appello alle masse lavoratrici e sfruttate di tutti i paesi”, tradotto in tutte le lingue.

Centinaia di migliaia di prigionieri e disertori tedeschi presentarono domanda di cittadinanza - immediatamente accolta - alla nuova Repubblica sovietica. A migliaia si arruolarono nell'Armata Rossa. Saranno i prigionieri tedeschi e austriaci a opporre la più efficace resistenza agli eserciti imperiali di Germania e Austria che avanzavano in Russia dopo Brest-Litovsk. Il primo maggio 1918, mentre assisteva alla parata a Mosca, l'ambasciatore tedesco, Conte Von Mirbach, trasalì alla vista di una compagnia di soldati tedeschi in marcia con le truppe sovietiche, sotto striscioni rossi coperti di scritte rivoluzionarie nella propria lingua.

Il governo tedesco, scandalizzato, ammonì il potere dei soviet che la propaganda rivoluzionaria costituiva una violazione dell'armistizio e dei negoziati di pace. Ma il governo dei soviet che pure aveva un drammatico bisogno di una pace immediata e per questo trattava, approvò il 23 dicembre la seguente risoluzione:

«In considerazione del fatto che il potere sovietico è basato sul principio della solidarietà internazionale del proletariato e sulla fratellanza dei lavoratori di tutte le nazioni, e che la lotta contro la guerra e contro l'imperialismo può avere successo solo se condotta su scala internazionale, il Consiglio dei Commissari del Popolo ritiene necessario venire in aiuto della corrente della sinistra internazionale del movimento operaio di tutti i paesi, con tutti i mezzi possibili, incluso lo stanziamento di fondi, indipendentemente dal fatto che tali paesi siano in guerra con la Russia o siano ad essa alleati o si dichiarano neutrali. A questo scopo il Consiglio dei Commissari del Popolo decide lo stanziamento della somma di due milioni di rubli [...] per le necessità del movimento operaio internazionale.»

L'Internazionale Comunista sarà costituita nel 1919 al servizio della rivoluzione mondiale, in continuità col programma della rivoluzione d'Ottobre.

Lo stalinismo distruggerà il bolscevismo e l'Internazionale, proprio perché rinnegherà il suo programma. Anche per questo la vera memoria dell'Ottobre è patrimonio del marxismo rivoluzionario, non di altri.


Partito Comunista dei Lavoratori