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giovedì 30 aprile 2015

FUORI I FASCISTI DALLA CITTÀ! FUORI I FASCISTI DALLA STORIA!

Milano mercoledì 29 aprile ore 19,30 Piazza Tricolore




Da diversi anni il 29 aprile Milano è costretta a veder sfilare i gruppi del variegato mondo dell'estrema destra che, con il pretesto di ricordare le morti di Ramelli, Borsani e Pedenovi, organizza cortei e parate mettendo in mostra tutto il proprio peggiore armamentario, composto da croci celtiche, svastiche,saluti romani ecc. Un affronto che per troppo tempo la città ha subito passivamente.
Solo lo scorso anno si è infatti riusciti ad organizzare un controcorteo che ha visto la partecipazione militante e combattiva degli antifascisti milanesi. Una risposta positiva che ha rotto un silenzio e una passività che da troppo tempo permetteva ai fascisti di marciare indisturbati in città. Occorre ripartire dal corteo dell'anno scorso per rilanciare con ancora più forza l'azione contro il fascismo che, al di là della data del 29 aprile, deve essere concepita e appunto rilanciata come lotta quotidiana nei quartieri, nei luoghi di lavoro e nelle scuole.

QUALE ANTIFASCISMO?

Rilanciare l'azione antifascista pone tuttavia importanti questioni di metodo.
Dal dopoguerra in poi l'antifascismo è stato in larga maggioranza relegato ad esercizio cerimoniale, con le celebrazioni rituali del 25 aprile a farla da padrone. Cerimonie in cui l'eroica lotta di resistenza dei partigiani e delle masse insorte viene utilizzata ad uso e consumo dei cantori della Repubblica borghese nata dalle macerie della seconda guerra mondiale. Naturalmente in questo quadro la Repubblica con la sua Costituzione viene eretta al fine ultimo e insuperabile a cui l'umanità possa aspirare e il fascismo in questo contesto non può che essere considerato come un evento storico definitivamente sconfitto.
Occorre rompere questo quadro e guardare in faccia la realtà. I fatti come sempre valgono più di mille parole e cerimonie. Nello specifico i quasi 70 anni di storia repubblicana con i suoi diversi lati oscuri (valga per tutto il periodo stragista) dimostrano che del fascismo non ci siamo ancora liberati e che anzi questo Stato e questa Repubblica nata e sorta a difesa degli interessi della borghesia e del capitale ha bisogno dei fascisti da utilizzare in caso di necessità come fedeli cani da guardia contro le masse e contro i lavoratori.

ROMPERE CON IL COSTITUZIONALISMO E I SUOI PALADINI! PER UN ANTIFASCISMO DI CLASSE!

Guardare in faccia la realtà significa comprendere il fascismo nella sua natura di classe. Il fascismo si impose e raggiunse il potere come estremo difensore degli interessi di classe della borghesia e del capitale contro il pericolo di una rivoluzione comunista (biennio rosso '19-'21). Fino a che capitale e borghesia governeranno il mondo con le loro repubbliche e le loro costituzioni del fascismo non ci libereremo.

Guardare in faccia alla realtà significa di conseguenza guardare all'azione antifascista sul terreno della lotta di classe. Fare antifascismo non è infatti fare innumerevoli richiami ed appelli alle istituzioni in nome della Sacra Costituzione.

Muoversi sul terreno di classe significa rompere con qualsiasi illusione che vuole che nel contesto repubblicano il fascismo possa essere sconfitto a colpi di divieti e leggi.
Significa rompere con chi in nome della governabilità e della democrazia illude le masse e i lavoratori. Significa rompere con quella sinistra che in questi anni ha seminato speranze e illusioni, favorendo con le sue politiche di compromesso al ribasso lo sviluppo delle formazioni di estrema destra anche negli strati popolari dellle città.

Un caso emblematico lo abbiamo proprio a Milano, dove il vento del cambiamento promesso dal sindaco arancione Pisapia si è tramutato in un vento che soffia freddo e gelido sulle classi popolari della città. Un sindaco che aveva esordito dal palco subito dopo la vittoria nel 2011 con le seguenti testuali parole "Oggi abbiamo liberato Milano", salvo poi partecipare il 29 aprile dello scorso anno alla cerimonia in ricordo di Ramelli. Il sindaco della speranza arancione nell'occasione parlò esplicitamente di pacificazione in nome della convivenza civile tra chi ha idee opposte, equiparando sostanzialmente i partigiani e gli antifascisti ai nazifascisti. E giustificando in pratica il corteo dell'estrema destra che da anni infanga la città di Milano.
Queste parole possono sorprendere solo gli illusi. Pisapia è il sindaco borghese che amministra gli interessi della borghesia e dei poteri forti della città. Ci sembra evidente che i quattro anni della sua amministrazione parlino chiaro a riguardo. E appunto non sorprende sentir parlare di pacificazione da chi è espressione dei poteri forti, i quali hanno tutto l'interesse che le cose non cambino e rimangano stabili e pacifiche.

Le parole di Pisapia svelano nella loro chiarezza una verità esplicita: l'azione antifascista non si può delegare alle istituzioni “democratiche” borghesi, al contrario, tali istituzioni contrastano la lotta popolare, l'unica che può spazzar via la peste bruna dalle nostre città.
Lotta al fascismo si traduce quindi in lotta alle istituzioni borghesi che, a parole e nei fatti, legittimano i fascisti e le loro manifestazioni. Lotta che per liberarsi dal fascismo dovrà spazzar via i palazzi del potere borghese, compreso quel Palazzo Marino dove siede il lacchè pacificatore Pisapia.

Pcl Sez.Milano

lunedì 27 aprile 2015

PER UN PARTITO DI CLASSE RIVOLUZIONARIO, IN ITALIA E NEL MONDO



Testo del volantino nazionale PCL che verrà distribuito Il primo maggio

Il Primo Maggio simbolo dell'unità di classe internazionale dei lavoratori contro lo sfruttamento del capitale. Il Primo Maggio 2015 esordio dell' EXPO a Milano, simbolo di sfruttamento, speculazione, profitto.

Questa sovrapposizione di date dà un carattere particolare a questo Primo Maggio a Milano.

EXPO: PROPAGANDA CAPITALISTA E SFRUTTAMENTO OPERAIO

La cassa propagandistica dell'Expo esalta il capitalismo come fattore di progresso contro la fame nel mondo. Mai la propaganda fu più ipocrita. La fame si aggrava in Africa e in India, per via dell'accaparramento delle terre per la produzione dei biocombustibili, del saccheggio delle risorse, dell'impatto dei cambiamenti climatici indotti dall'industrializzazione capitalista, dello spopolamento e impoverimento delle campagne. Mentre la corsa all'abbattimento dei costi da parte dell'industria alimentare, in reazione alla caduta del saggio di profitto, peggiora la qualità dei cibi (e moltiplica le frodi alimentari) nelle stesse metropoli del capitalismo. La vetrina dell'Expo serve anche a nascondere tutto questo.

Non solo. L'Expo di Milano in quanto tale è stato ed è un autentico manifesto della cinica legge del profitto. Da ogni versante. Cementificazioni selvagge, con danni permanenti al territorio, per ingrassare la rendita fondiaria ( Fiera Milano). Moltiplicazione dei costi delle infrastrutture, per incassare risorse pubbliche, con l'inevitabile contorno di mazzette e infiltrazioni mafiose. Ma soprattutto super sfruttamento dei lavoratori coinvolti, connesso agli appalti al massimo ribasso: turni di lavoro massacranti, lavoro precario, lavoro nero, negazione dei diritti più elementari in fatto di sicurezza sul lavoro, per generosa concessione delle burocrazie sindacali. Infine la vergogna di migliaia di giovani “volontari” indotti a lavorare gratis in cambio di una menzione nel curriculum, per non assumere i lavoratori precari del Comune. Mentre la giunta Pisapia, acclamata nel 2011 da tutte le sinistre ( SEL e PRC in testa, ma non solo) ha tagliato oltre 50 milioni di servizi sociali per destinarli al finanziamento di questa fiera dello sfruttamento. Altro che “primavera arancione”!

Non è finita. Sull'Expo monta la fanfara propagandistica del governo Renzi. L'aspirante Bonaparte vuole appuntarsi sul petto la medaglia dell'Expo agli occhi del grande capitale, italiano e mondiale. Per questo chiede “ordine e disciplina”. La pretesa di un regime speciale di ordine pubblico nei mesi dell'Expo ( e del Giubileo) con l'imposizione del divieto di sciopero nel settore trasporti è indicativa: lo stesso governo che ha distrutto l'articolo 18 per i nuovi assunti fa leva sull'Expo per sperimentare una ulteriore restrizione di altri diritti democratici fondamentali. Nel mentre promuove una riforma elettorale e istituzionale che mira a concentrare nelle mani del Capo tutte le leve fondamentali del potere.

UNIRE IL FRONTE DI CLASSE, PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE

Se questo è il quadro generale diventa chiaro il compito di tutte le avanguardie di classe in questo primo Maggio a Milano. Non si tratta di limitarsi a celebrare un contro evento sul terreno mediatico. Si tratta di fare del primo Maggio una giornata di preparazione e ricostruzione dell'opposizione di classe al governo Renzi e al capitale finanziario, nella prospettiva di un'alternativa di classe .

Al fronte unico del capitale e dei suoi partiti va contrapposto il fronte unico dei lavoratori e di tutte le loro organizzazioni. All'aggressione radicale del capitale contro il lavoro, va contrapposta una radicalità di classe uguale e contraria . L'esperienza di questi anni di crisi ha mostrato il completo

fallimento della gestione riformista dello scontro sociale. Lo scontro sul Job Act è stato esemplare. Da un lato la massima determinazione a vincere. Dall'altro ( Camusso, Landini) il balbettio di atti rituali, senza piattaforma di lotta e prospettiva. Così non si può andare avanti. Nè si può replicare con logiche autocentrate e minoritarie, in ordine sparso, di pura dissociazione dagli apparati. Occorre ricomporre un vero fronte di massa; definire una piattaforma unificante di rivendicazioni di classe, a partire dalla richiesta della riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di paga, per ripartire fra tutti il lavoro esistente; avviare su questa piattaforma una mobilitazione generale vera, continuativa, accompagnata da una svolta radicale delle forme di lotta ( occupazione delle aziende che licenziano, cassa di resistenza). Una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro potrebbe varare questa svolta unitaria e radicale di lotta del movimento operaio.

Dare battaglia su questa proposta di svolta in ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato classista, è compito di tutte le avanguardie di classe ovunque collocate, al di là di ogni divisione di sigla e di organizzazione.

COSTRUIRE IL PARTITO DELLA RIVOLUZIONE: IN ITALIA, IN EUROPA, NEL MONDO

Ma congiuntamente si pone il nodo politico. Non c'è ricomposizione di un'altra direzione di marcia del movimento operaio e sindacale senza la costruzione di un'altra sinistra politica. La vecchia sinistra ha fatto bancarotta. La sinistra cosiddetta “radicale”, quella che si è genuflessa ai Prodi e ai Pisapia, quella che ha scambiato le ragioni del lavoro con ministeri e assessorati, si è suicidata con le proprie mani. Larga parte dell'avanzata populista tra le stesse fila dei lavoratori ( renzismo, grillismo, salvinismo) ha capitalizzato lo spazio liberato dalla disfatta della sinistra. Va allora costruita una sinistra rivoluzionaria. Non una sinistra di Landini, all'ennesima ricerca del “compromesso onorevole” col capitale. Non una sinistra puramente antagonista, di sola contrapposizione al padrone e allo Stato. Ma una sinistra che coniughi l'antagonismo radicale ai padroni e alla Stato con la prospettiva di un'alternativa di società e di potere. Una sinistra che in ogni lotta lavori a sviluppare la coscienza politica dei lavoratori verso la comprensione della rivoluzione sociale come unica via di liberazione. Una sinistra che proprio per questo non si limiti al terreno sindacale e agisca ovunque in una logica di massa. Una sinistra che ponga apertamente la prospettiva del governo dei lavoratori come l'unica reale alternativa.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL), l'unico che si contrappose ai Prodi e ai Pisapia, è impegnato quotidianamente nella costruzione del partito di classe e anticapitalista dei lavoratori.

L'esigenza di un'altra direzione del movimento operaio e degli sfruttati si pone non solo in Italia. Si pone in Europa, a fronte del fallimento di ogni ricerca di compromesso riformatore col capitale e con la UE ( Syriza). Si pone sul piano mondiale, a fronte della capitolazione sciovinista alla “propria borghesia”; di un mercato internazionale della forza lavoro che mette gli operai delle più diverse latitudini in concorrenza spietata tra loro; di migrazioni bibliche e disperate di masse umane in fuga dalla guerra e dalla fame. Unire tutto ciò che il capitale divide, in Italia, in Europa, nel mondo, per un altro ordine sociale sul pianeta: questo è il compito di un partito internazionale della classe per cui lavorare in ogni paese. Questo è il progetto del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, di cui il PCL è sezione italiana.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 23 aprile 2015

COMUNICATO STAMPA SUL 25 APRILE DELLA GIUNTA DI CENTRO SINISTRA A LISSONE.

Come sezione Brianza del Partito Comunista dei Lavoratori esprimiamo la nostra più ferma condanna del tentativo, sostenuto dalla Giunta PD-SEL-Liste Civiche (avvallato in un primo tempo, poi smentito in un comunicato, dalla stessa Anpi di Lissone), d’accomunare nel ricordo e nella riconciliazione i partigiani antifascisti ed i repubblichini della R.S.I. al servizio dei nazisti di Hitler. 


Si tratta dell’ennesimo ed ignobile episodio (fra i tanti) di revisionismo storico che, nei fatti, al di là delle parole, tenta di equiparare i servi del nazismo con i partigiani antifascisti.

Tutto ciò è ancor più grave se posto all’interno delle manifestazioni per il 25 APRILE.

Proprio in un momento storico in cui, in Brianza e nell'intero Paese, forze che si ispirano direttamente al fascismo ed al nazismo riprendono impunemente vigore, occorre affermare che con costoro nessuna riconciliazione è ammissibile ed anzi, all’opposto, è necessario ridare slancio ad un antifascismo militante che si coniughi con una conseguente lotta allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ed al sistema capitalistico.

La lotta partigiana non fu solo una guerra contro l’aggressione nazifascista ma anche un movimento di centinaia di migliaia di operai, giovani e donne che si battevano (con generosità e tanti sacrifici) per una trasformazione rivoluzionaria della società, per un mondo più giusto, non più basato sul profitto e sull’oppressione di classe.

Quelle speranze, lo diciamo in modo chiaro e netto, furono tradite nei decenni successivi a partire dalla legge sull’amnistia per i gerarchi fascisti, voluta dall’allora ministro di Giustizia Togliatti.

Come disse negli anni successivi lo stesso Piero Calamandrei “…si scambiò una rivoluzione promessa con una rivoluzione mancata…”: tanti principi solenni di giustizia sociale per mascherare ed abbellire la continuità dello sfruttamento capitalista.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
               SEZIONE BRIANZA

mercoledì 22 aprile 2015

Antifascismo è Anticapitalismo, Anticapitalismo è Antifascismo!



La lotta antifascista non è ridotta e riducibile ad un lontano passato ma continua tutt'ora contro vecchi e nuovi fascisti.

La lotta antifascista è la lotta contro una determinata ideologia che oggi tenta di riciclarsi anche con nuove maschere, anche istituzionali. La lotta antifascista più coerente è patrimonio di poche forze politiche e ideologiche tra le quali, la parte maggiore, è rappresentata da coloro che si riconoscono nei simboli della Falce e del Martello, della Rivoluzione dei Lavoratori e del Popolo contro il Capitalismo, in ogni sua forma.

La lotta antifascista non è ridotta e riducibile ad un lontano passato ma continua tutt'ora contro vecchi e nuovi fascisti, vecchie e nuove tendenze autoritarie e repressive, vecchi e nuovi tentativi di soffocare i passi delle classi sfruttate verso la rivoluzione sociale.

L'antifascismo è anticapitalismo e l'anticapitalismo è antifascismo e chi persegue questa massima non ha paura dei divieti e dei tentativi di cancellare o deformare la memoria e la continuazione della lotta partigiana!

Partito Comunista dei Lavoratori

lunedì 20 aprile 2015

LA XENOFOBIA E' NAUSEANTE. IL PURO UMANITARISMO E' INSUFFICIENTE. PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA DEL DRAMMA MIGRATORIO


La strage di oltre 700 migranti in acque libiche misura l'enormità di quanto sta accadendo in fatto di migrazione. Ma anche l'ipocrisia criminale di tutti gli attori istituzionali della tragedia, in Italia e in Europa.

 BUGIE CRIMINALI 

Avevano detto che la missione italiana Mare Nostrum incoraggiava le partenze in quanto “assicurava il soccorso in mare”, e poi “costava troppo”. E che per questo andava rimpiazzata dalla missione europea Triton, promossa da Frontex, che ha l'esclusivo mandato del pattugliamento senza soccorso. Risultato? Le partenze sono cresciute a fronte di un soccorso minimo, di fatto solo volontario, di navi mercantili. La conseguenza terribile è la moltiplicazione annunciata dei morti. Un vero e proprio crimine di cui portano la responsabilità le forze dominanti di ogni colore, in Europa e in Italia. Il flusso migratorio cresce di dimensioni e muta nella sua composizione. La disgregazione dello Stato libico non è la causa del flusso. Polarizza la sua direttrice , offre il luogo di massima concentrazione delle partenze. Non di più. Nè la causa sono i cosiddetti “scafisti”, bande e imprese criminali che sfruttano la disperazione nella logica spietata del mercato, con metodi schiavisti. La causa dell'espansione progressiva del flusso migratorio è la stessa che spiega la sua composizione nuova: è la fuga dalla guerra e dalla morte. Somalia, Eritrea, Irak, Siria, Nigeria, Mali, Gaza e naturalmente la Libia: sono questi i luoghi di provenienza della stragrande maggioranza degli uomini, delle donne, dei bimbi, degli anziani, che cercano la via del mare. Questa umanità disperata e dolente non sarà mai trattenuta dalla mancata certezza del soccorso, o dal rischio della morte. Perchè preferisce il rischio della morte, concentrato in una sola impresa, al terrore della morte come destino della vita, per sé e per i propri cari. Aver coscientemente e volutamente ridotto il soccorso non poteva ridurre le partenze, poteva solo moltiplicare i morti. A tutti gli effetti, proprio per questo, autentici omicidi. Omicidi di cui portano la responsabilità tutti i firmatari della missione Triton, governo italiano e autorità europee in primo luogo. Come tutte le canaglie del salvinismo e dei suoi omologhi europei che costruiscono la propria carriera politica ( stipendi e poltrone incluse) alimentando il gioco cinico della paura dei migranti nel più totale disprezzo di ogni senso umano di pietà. 

LE FALSE “SOLUZIONI” 

Ora gli stessi responsabili italiani ed europei dell'ecatombe in corso, si affrettano ad annunciare “soluzioni”. Ma le “soluzioni” sono tanto poco credibili quanto coloro che le propugnano. “ Blocco navale davanti alle coste libiche” grida Salvini, “per respingere l'invasione”. Questa “ soluzione” significherebbe abrogare il diritto di fuga e di asilo dei profughi di guerra, consegnandoli ai loro aguzzini. “ Azione di polizia internazionale, targata UE e ONU, davanti alle coste libiche, per istituire centri di identificazione e smistamento dei migranti” propone Renzi. Questa “soluzione” ipotizzata da ambienti del governo italiano, a prescindere da ogni problema di praticabilità, si scontra con un interrogativo elementare: quale sarebbe il criterio dello smistamento ? Si dice che occorrerebbe distinguere tra “migranti economici” e profughi di guerra, i primi da respingere e i secondi da accogliere. Ma non è chiaro che il grosso del flusso è oggi fuga dalla morte? La verità è che si cerca il modo di bloccare la fuga dalla morte di masse umane disperate istituendo una barriera “legale” e “democratica” di respingimento. Potrebbe essere forse una “soluzione” per Renzi e i governi europei: si fa mostra di bloccare l'afflusso con argomenti “umanitari”, non si paga il prezzo d'immagine delle morti in mare, si contrasta la concorrenza elettorale dei Salvini di turno. Ma sarebbe una “soluzione” per i migranti quella di morire nel deserto, o di tornare nelle fauci delle proprie domestiche dittature, o di finire preda e trofeo del fascismo islamico dell'ISIS? Oppure di provare la fuga con mezzi e peripezie ancor più avventurose, ancor più ricattabili, ancor più costose in termini di sacrifici e di vite?

L'IPOCRISIA DEI GOVERNI BORGHESI EUROPEI 

La verità è che i governi borghesi d'Europa, senza eccezione alcuna, cercano una soluzione per sé, non per i migranti. Di fronte alla più grande migrazione di massa del secondo dopoguerra, ogni regime borghese cerca il massimo utile per gli interessi della propria classe col minimo prezzo in termini di consenso. A questo sono servite e servono le leggi anti migranti nella UE. Non hanno bloccato la migrazione, perchè nessuna migrazione dalla fame e dalla morte può essere bloccata. In compenso hanno trasformato la vita di grandi masse di migranti in un inferno “clandestino” quotidiano, merce ricattabile per il massimo profitto delle imprese, e per di più oggetto di aggressioni xenofobe e concorrenze elettorali. Oggi la storia si ripete. Di fronte alla nuova tragica impennata del flusso migratorio, per di più “incontestabile” trattandosi di profughi, si cerca di mascherare il loro respingimento con argomenti “umanitari” e persino “democratici”( lotta agli “scafisti schiavisti”, ai possibili “terroristi” ISIS mascherati, alla “tragedia delle morti in mare”). In realtà otterranno solo due risultati: renderanno ancor più difficile e disperata la fuga, accrescendo il rischio di morte. Creeranno una nuova leva di massa di cosiddetti “clandestini” da sfruttare entro le proprie frontiere. Quanto agli accoglimenti “legali”, ridotti al minimo, ogni Stato capitalistico cercherà di scaricare sull'altro il fardello dei relativi costi di accoglienza (v. accordo di Dublino). E sicuramente ridurrà al minimo, sotto ogni più elementare livello di decenza, i “costi” di accoglienza della “propria quota”. Non senza invereconde mangiatoie di sprechi e ruberie, gestite da cooperative bianche e “rosse” sulla pelle dei migranti, ridotti ad appestati senza diritti nei campi di detenzione senza colpa. 

IL CAPITALISMO NON SA RISOLVERE I PROBLEMI CHE CREA

Il capitalismo è incapace di risolvere i problemi che esso stesso crea. Questa è la lezione di fondo del dramma migratorio oggi. Le guerre che attraversano il Medio Oriente e il Corno d'Africa; le convulsioni tragiche dell'Africa sub sahariana, sono tutte effetto diretto o indiretto della dominazione imperialista, dei suoi retaggi antichi, delle sue più recenti rapine e scorrerie. La stessa barbarie dell'ISIS è il sottoprodotto delle missioni militari “democratiche” del passato decennio. E non si tratta solo di responsabilità militari. Le vetrine dell'Expo a Milano mostreranno la ricchezza dell'offerta capitalistica del cibo. Ma la fame cresce in Africa e in Asia, anche per effetto dello spopolamento delle campagne, dell'accaparramento di terre fertili per la produzione di biocombustibili, della desertificazione e siccità crescente connessa anche ai cambiamenti climatici prodotti dall'industrializzazione tossica del capitalismo. Le grandi migrazioni di masse umane sono sempre state nella storia un riflesso di disuguaglianze e contraddizioni planetarie. Così fu a fine 800 e primo 900 nelle migrazioni europee verso le Americhe. Così è oggi nelle grandi migrazioni africane e medio orientali in Europa. La differenza è che le stesse migrazioni prodotte dai crimini imperialisti trovano oggi un Europa capitalistica in declino, complessivamente stagnante, distruttrice di posti di lavoro e di diritti dei propri proletari. E quindi un Europa ancor meno “accogliente” dell'America di un secolo fa. Dovrebbe essere una ragione in più perchè il movimento operaio europeo faccia quanto fece il movimento socialista americano del primo 900: una battaglia contro la xenofobia, contro le leggi anti migranti, per la fratellanza tra gli sfruttati e gli oppressi al di là di ogni confine e bandiera. 

PER UNA SOLUZIONE SOCIALISTA DEL DRAMMA MIGRATORIO

No ai respingimenti, aperti o mascherati, dei migranti. Per un piano di accoglienza dignitosa dei migranti, a partire dai profughi, su scala europea. Per una libera circolazione dei migranti in Europa. Cancellazione delle leggi anti migranti, in ogni paese e su scala europea. A parità di diritti parità di lavoro, tra lavoratori europei e migranti Ripartizione fra tutti del lavoro esistente, con la riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga. A vantaggio dei lavoratori europei e migranti. Piano del lavoro, in ogni paese e su scala europea, per opere sociali, finanziato dalle grandi ricchezze. A vantaggio dei lavoratori europei e migranti. Requisizione, in ogni paese, dei grandi patrimoni immobiliari, per dare reale diritto di abitazione a lavoratori europei e migranti. Altro che balbettii “umanitari” delle sinistre riformiste europee! Solo un governo dei lavoratori, in ogni paese e su scala europea, può seriamente affrontare la tragedia migratoria nell'interesse comune degli sfruttati. Solo gli Stati Uniti Socialisti d'Europa possono incoraggiare in tutti i continenti la lotta e ribellione degli sfruttati contro la dominazione del capitalismo e dell'imperialismo. Per recidere alla radice la causa stessa dell'emigrazione. “Solo la rivoluzione cambia le cose”. Vale anche per i migranti. 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

mercoledì 15 aprile 2015

RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO TERRITORIO. FERMIAMO LA PEDEMONTANA E L'EXPO CON LA LOTTA


volantino della sezione Brianza del PCL 

Nonostante la contrarietà alla PEDEMONTANA manifestata in questi ultimi anni dalla maggioranza dei cittadini coinvolti, attraverso cortei e assemblee pubbliche, questa inutile opera sta avanzando in modo imperterrito. 
I lavori per le tratte B1 e B2 hanno ormai raggiunto e aggredito una vasto territorio comprensivo dei comuni di Seveso e Cesano Maderno che insieme rappresentano la parte centrale dell’opera. Si tratta di un’area caratterizzata da diverse criticità con un alto tasso di edificazione e con tre attraversamenti ferroviari, dove la PEDEMONTANA amplierà a dismisura buona parte della superstrada Milano-Meda provocando paradossalmente un aumento del traffico su gomma nella zona, anche con rischi generati dagli scavi in zone dove sono seppelliti residui di diossina, eredità del disastro ICMESA del 1976, ancora presente nel sottosuolo non ancora bonificato dopo oltre 35 anni. 
Il costo previsto per i 157 km della PEDEMONTANA è di 5 miliardi di euro, ma le stime, ad opera conclusa, parlano di 8-10 miliardi. In definitiva i fiumi di denaro per le grandi opere sono una succulenta regalia per grandi finanzieri, proprietari immobiliari e speculatori di ogni risma. Infatti è solo di qualche giorno fa la notizia (fonte: la Repubblica) in cui si rileva che i costi sono lievitati del 47%, cioè di quasi 300 milioni di euro. Inoltre non bisogna dimenticare la gara di appalto, vinta nel 2007 dal gruppo Impregilo, falsata "a danno dell'interesse pubblico e della collettività". 
Da sempre il Partito Comunista dei Lavoratori è fermamente contrario alla costruzione della PEDEMONTANA per gli effetti nefasti su un territorio già notevolmente inquinato e cementificato. Si pensi a quanto tale opera inutile significherebbe in termini di devastazione ambientale e acustica e di aumento delle malattie da inquinamento dovuto al passaggio di oltre 100.000 veicoli al giorno. 
Ormai la PEDEMONTANA viene considerata, dal governo PD di Renzi e dal centrodestra, un’opera strettamente collegata a EXPO 2015 per la tanto aberrante quanto illusoria logica delle “grandi opere”, utile per rilanciare l’economia capitalistica. In una tale politica sono pienamente coinvolti il sindaco di Milano Pisapia (SEL) e il leghista Maroni che recentemente hanno espresso insieme pareri più che positivi sia sulle magnifiche sorti progressive di EXPO 2015 sia sul completamento della PEDEMONTANA. PEDEMONTANA ed EXPO sono inserite nello stesso modello economico criminale che riproduce, legittima e normalizza i nuovi orizzonti dello sfruttamento e della mercificazione di ogni ambito umano, materiale e immateriale, trasformando tutto ciò che esiste in strumento di riproduzione del profitto, della rendita e del potere delle classi padronali. 
Esempio perfetto di collaborazione bipartisan, in cui istituzioni e partiti di ogni livello e colore collaborano e concorrono a mettere al servizio del capitale il denaro pubblico e la produzione di norme e leggi. 
Tutto inserito in un contesto di creazione e trasformazione delle città e delle metropoli in vetrine in cui tutto è merce, in cui persone, lavoro, case, aree verdi, beni di prima necessità, servizi, territorio devono essere strumento per il profitto di pochi e lo sfruttamento e l'impoverimento di molti. Il modello EXPO del lavoro dimostra la sostanza normativa del renziano Jobs Act, dove il lavoratore è ipersfruttato, precario, ricattabile, privo di garanzie e diritti sindacali. Infatti saranno 18.000 le persone che lavoreranno gratis per l’EXPO con il beneplacito dei sindacati confederali, in cui i proletari dovranno accontentarsi del lusso di aver contribuito alla realizzazione del grande evento. EXPO significa proporre modelli di città plasmati sull'ostentazione dell'opulenza, della tecnologia, del consumismo, mentre tutto ciò che riguarda le classi sociali sfruttate, alla base della piramide, deve essere allontanato, nascosto nelle periferie, sgomberato, sfrattato, sfruttato fino al suo esaurimento. 
Per il PCL lottare contro PEDEMONTANA ed EXPO significa: lottare contro la devastazione del territorio e la sua trasformazione in merce opporsi al sistema economico capitalistico e alle sue costruzioni politiche mascherate da democrazia rappresentativa organizzare i lavoratori per difendere i loro diritti minimi ottenuti nel passato e rilanciare la conflittualità per il rovesciamento del sistema borghese bloccare la precarizzazione e i licenziamenti e costruire l'organizzazione di classe e il suo partito politico lottare contro le grandi opere del capitale in ogni sua forma, dalle mafie alle multinazionali alle cooperative targate PD lottare contro l'utilizzo del denaro pubblico per il profitto e per la rendita 

PCL sezione Brianza