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sabato 11 luglio 2020

PIERINO, UN ESEMPIO PER TUTTI NOI!

Di Filippo Piacere




Nella notte tra il 10 e l’11 luglio, dopo pochi giorni dal suo 75esimo compleanno, è venuto a mancare il compagno Pietro Scaramuzzi, Pierino, per tutti i compagni e per gli amici.
Pierino era nato l’1 luglio del 1945 a Bari nella sua amata Puglia che abbandona in età giovanile stabilendosi qui in Lombardia per lavoro.
E’ stato candidato nelle liste del PCL per il Senato della Repubblica in occasione delle elezioni politiche del 2013, e nelle liste delle amministrative 2017 per il comune di Lissone, in Brianza, apportando un grande lavoro politico nelle varie raccolte firme e nella propaganda elettorale conseguente, sempre pronto a dialogare con i lavoratori partecipando attivamente nelle loro lotte.
Molti di noi lo hanno conosciuto durante la militanza in Rifondazione Comunista alla quale approdò dopo la svolta della Bolognina da parte di un PCI ormai svuotato di qualsiasi riferimento alla lotta di classe.
Il proseguimento della lotta di classe e la prospettiva dunque rivoluzionaria furono i due elementi peculiari che portarono Pierino a sostenere il programma politico del PCL, dopo la deriva governista bertinottiana, considerando il PCL l’unica alternativa che il movimento operaio possedeva e possiede per il superamento del capitalismo e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Questo programma rivoluzionario, secondo Pierino, doveva e deve essere punto di riferimento per le nuove generazioni, verso le quali ha sempre nutrito speranze, rimproverando spesso i compagni e le compagne di non mettere all’ordine del giorno il coinvolgimento dei giovani.
Ci mancherà moltissimo in questo difficile momento storico per il movimento operaio; Pierino non è più tra noi da poco e già ne sentiamo la mancanza, ma tutto ciò che ci ha insegnato a partire dalla sua esperienza e dal suo esempio, lo renderà sempre presente al nostro fianco nelle lotte per una società socialista.

venerdì 10 luglio 2020

SCANDALI NEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO

Introdurre cariche elettive e forme di potere dei lavoratori!




Una serie di scandali ha coinvolto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in questo ultimo periodo. Questa volta le testate giornalistiche anziché parlare di “angeli del soccorso” hanno raccontato di delinquenti. Si tratta di una brutta pagina per il corpo più amato in Italia.

Il 12 giugno scatta la fase finale della maxi attività investigativa, della Guardia di Finanza, denominata “Par condicio”, durata per quasi due anni e partita da una intercettazione telefonica relativa a un altro procedimento. Il vaso di Pandora è aperto. 118 persone indagate, quasi tutti pubblici ufficiali tra i vari corpi dello stato, per, al momento, 53 episodi contestati. L'affare è quello dei concorsi pubblici, non solo per Vigili del Fuoco, ma anche per quelli per la Polizia di Stato, per l'Arma dei Carabinieri e per la Guardia di Finanza. Gli indagati fanno parte di un sistema-associazione che riusciva a garantire l'assunzione a concorsisti che erano disposti a pagare ingenti somme. Si parla di reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.
Dalla procura della Repubblica di Benevento sono fatte scattare quindi otto misure cautelari nei confronti di vari soggetti, tra i quali spicca Claudio Balletta, Viceprefetto, dirigente del Ministero dell'Interno presso il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, finito in carcere assieme a due funzionari VVF di Benevento: Giuseppe Sparaneo e Antonio De Matteo (quest'ultimo già in pensione). Agli arresti domiciliari invece il maresciallo della Finanza Antonio Laverde ed il Carabiniere Vito Russo, entrambi di Benevento. Obbligo di dimora per Eduardo Zolli. Sospensione per 12 mesi dalle proprie funzioni per l'agente della PS Gianluca Galliano e per il caporeparto VF Alessandro Lupo, nonché segretario generale UIL-PA VVF.

A seguito di di oltre 50 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, per rintracciare materiale utile alle indagini, sono stati sequestrati complessivamente 370.000 euro: 156.000 euro sono stati trovati all'interno di un borsone in un armadietto presso il comando VF di Benevento, invece nell'abitazione del Viceprefetto sono stati trovati 45.000 euro dentro un battiscopa. Ma si stima che il volume d'affari delle otto persone raggiunte dalle misure cautelari, nell'ultima fase, sia approssimativamente di circa un milione di euro.
Si scopre infatti che l'attività criminosa, piuttosto ramificata sul territorio nazionale, veniva svolta quotidianamente ed incessantemente, anche durante il periodo del lockdown.

I candidati dei vari concorsi, reclutati anche direttamente della “banda”, arrivavano a pagare fino a 20.000 euro per ottenere una pen drive contenente le domande per superare la prima fase dei concorsi. Si parla dei concorsi VF 250 del 2016 e quello per la Polizia di Stato 1.815 del 2019, o perfino altri che addirittura ancora dovevano essere banditi (quello per Ispettori Logistico-gestionali VF). In alcuni casi, per la consegna del materiale, è stato addirittura usata l'auto di servizio VF per superare i controlli delle forze dell'ordine negli spostamenti.
Ma non ci si ferma alla pen drive. Gli stessi concorsi venivano eventualmente “aggiustati” per permettere al candidato pagante di arrivare senza intoppi, attraversando le varie fasi, alla meta finale: l'assunzione. Questo avveniva mediante altri attori, gli altri 110 indagati, che a vario titolo, dai dottori fino agli psicologi, facevano parte del sistema. Ad ognuno spettava una parte della mazzetta. È successo così che sono entrati in graduatoria e poi assunti ragazzi e ragazze addirittura con problemi seri di salute.

Da una intercettazione si è compreso che il sistema andava avanti da molti anni. Infatti il Procuratore di Benevento ha affermato che “alcuni dei componenti di questo gruppo finiti al centro delle indagini, nel passato avevano un'analoga struttura, poi andata in crisi per contrasti interni. Un modus andato avanti per una decina di anni”.
Impattante la compromissione, in questa banda di affaristi e delinquenti, del sindacalista rappresentante nazionale UIL dei vigili del fuoco. Riguardo Alessandro Lupo, il giudice delle indagini preliminari dichiara che viene “dimostrato, da un lato, disponibilità ad accettare danaro per intercedere in favore dei candidati segnalati da De Matteo [uno degli arrestati] presso le commissioni di concorsi nelle forze dell'ordine e, dall'altro, un'effettiva e concreta capacità di incidere sulle decisioni dei commissari”.
Approfittando delle trasferte sindacali a Roma viene accertato che, almeno per due episodi precisi (due i capi d'imputazione contestati, tra maggio e novembre 2019), Lupo riesce ad intascare 22.000 euro di mazzette per il suo ruolo di corriere tra chi raccomandava le candidature (il funzionario VF De Matteo) e chi faceva funzionare l'intera macchina (il Viceprefetto Balletta). La sua figura era molto influente, non solo nel circuito nazionale, ma anche dentro il Comando di Venezia (dove prestava servizio per pochi turni l'anno) nei rapporti con la dirigenza.

Il 27 giugno viene aperto uno squarcio su un'altra inchiesta, quella condotta dai pm di Trapani, scaturita da altre indagini e tuttora top secret, riguardante il concorso per 250 posti VF del 2016. Anche questa volta, dietro compenso, dai 500 ai 3000 euro, veniva garantito ai concorsisti di entrare in graduatoria e successivamente essere assunti. Il tutto con la “copertura” di una scuola dove venivano impartiti dei corsi di formazione “che costituivano un vero e proprio sistema per il procacciamento di potenziali candidati ai quali proporre i pagamenti per il positivo superamento delle prove concorsuali”. Proprio in quei corsi venivano “illustrate le modalità della condotta illecita allestita”. Chi sceglieva di non pagare e far parte di questo sistema rischiava di veniva punito, o addirittura escluso dal concorso, ed è proprio grazie al ricorso di due aspiranti vigili del fuoco, a cui non era stato riconosciuto il titolo di studio, un modo cioè per fargliela pagare e dare una lezione a quelli che non volevano adeguarsi, che è partita l'inchiesta.
Le operazioni illecite avevano base ad Alcamo, città trapanese conosciuta da tutti i pompieri d'Italia proprio per l'alto tasso di alcamesi nel Corpo, e vedeva tra i suoi principali artefici il Direttivo Vicedirigente ginnico VF Giuseppe Pipitone, alcamese, membro della commissione del concorso 250 del 2016, e procacciatore di tangenti attraverso i “corsi” che personalmente teneva. A casa di Pipitone, oltre all’elenco di chi aveva pagato, furono sequestrati (già in passato) 7.243 euro in banconote da piccolo taglio, contenute in buste distinte. Gli investigatori hanno accertato la presenza nella graduatoria finale di tutti i nominativi riportati nell’elenco sequestrato a casa di Pipitone. Ma Pipitone non faceva tutto da solo, a fianco a lui infatti c'è un altro “protagonista”: ancora una volta il sindacalista UIL Alessandro Lupo, che faceva funzionare questo sistema illecito grazie anche ai suoi contatti al Ministero dell'Interno. Entrambi sono indagati per corruzione. Lupo si ritrova indagato così sia a Benevento che a Trapani. Le indagini della magistratura campana si intrecciano così ora con quelle dei colleghi siciliani.

Ma gli scandali che coinvolgono il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non finiscono qui. Il 23 giugno, infatti, viene arrestato il Comandante VF di Cosenza Massimo Cundari per i reati di concussione e falso in atto pubblico. Il quadro indiziario risulta molto solido, grazie alle intercettazioni ambientali acquisite durante la consegna del denaro.
Questa volta i concorsi pubblici non centrano, bensì siamo nel campo della prevenzione incendi e le pratiche annesse, nello scambio di favori a scapito della sicurezza pubblica. Il tutto è partito da una segnalazione di un imprenditore del settore di prodotti petroliferi, costretto a pagare una mazzetta al Comandante per favorire il rilascio delle autorizzazioni amministrative per realizzare un impianto GPL. Pare che a Cosenza era ormai di dominio pubblico il fatto che il sistema della prevenzione incendi si muovesse in maniera clientelare, e che il Comandante prendesse le bustarelle. C'erano anche connivenza e scambio di interessi con l'amministrazione locale. Con questi metodi illeciti, per esempio, la pratica antincendio di un parcheggio sotterraneo, tanto chiacchierato in città, pare abbia avuto una corsia preferenziale ed il nulla osta da parte del Comando VF di Cosenza (con a capo Cundari). Si tratta di un area aperta al pubblico senza il collaudo dell’opera, e per questo tuttora sotto sequestro, ma soprattutto con vie di fuga e scale di emergenza che sono attualmente alla valutazione degli inquirenti. L'attività investigativa è ancora in corso per altre pratiche, perché dalle indagini sono emersi ulteriori "gravi fatti, penalmente rilevanti".

Noi lavoratori onesti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dobbiamo prendere posizione davanti a questo malaffare. Il marcio, una volta appurato, va gettato nella pattumiera. Nessun perdono per chi si arricchisce illecitamente a scapito della sicurezza dei cittadini, per chi fa i soldi sulle disgrazie della gente, per chi inganna o addirittura minaccia gli onesti proletari, per chi si arricchisce personalmente e svende i lavoratori con la propria azione sindacale (come si può pensare che un sindacalista che riceve decine di migliaia di euro di mazzette abbia avuto a cuore gli interessi dei lavoratori e abbia potuto portare avanti una linea sindacale all'altezza?).

Fuori dal Corpo ogni connivenza con il mondo imprenditoriale, con ogni interesse economico del profitto!
Rompere con i sindacati dei padroni, a partire da UIL, CISL e CONAPO!

Non ci si può certo aspettare che sia attraverso la “regolamentazione” di questa società di classe basata proprio sul profitto, dove non esiste e non potrà esistere vera meritocrazia, che si potrà eliminare il malaffare e l'ingiustizia. Al contempo bisogna rivendicare misure democratiche di classe.

- Reintrodurre le RSU, localmente e nazionalmente, per avere un rapporto più diretto tra sindacato e lavoratori, rivendicando la loro eleggibilità in maniera democratica e puramente proporzionale, e la loro revocabilità in qualsiasi momento;

- Introdurre cariche elettive, eleggibili dalla base e revocabili in qualsiasi momento, per le figure dei capi turno, dei capi turno provinciali, capi distaccamento, responsabili dei servizi (autorimessa, laboratori, officina, magazzini...);

- Dividere le carriere dei funzionari tra chi si occupa prettamente di questioni operative (come pos, interventi, soccorso, addestramento, mantenimento, formazione interna, esercitazioni, ecc.) e chi si occupa di prevenzione incendi, formazione esterna, collaudi, acquisti, 81/08, ecc.. (il tutto contrattualizzato): ruoli distinti in modo da evitare conflitti di interessi ed evitare che i vari funzionari, presi da carrierismo e indennità accessorie, si dimentichino di curare l'aspetto operativo, come spesso accade;

- Introdurre la valutazione, vincolante per la progressione di carriera, dei funzionari (direttivi e dirigenti) da parte della base (operativi e amministrativi);

- Eliminare la burocrazia, a partire dall'eliminazione delle figure prefettizie ai vertici del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, in modo da abolire la dualità al vertice del Corpo;

- Elezione del Capo del Corpo da parte di tutti i lavoratori del Corpo.

Elder Rambaldi

martedì 7 luglio 2020

PISA - CON LA RIBELLIONE SOCIALE E ANTIRAZZISTA NEGLI USA

Dopo Roma, Milano, Palermo, Padova, Messina, Fabriano e altre città d'Italia e d'Europa anche a Pisa si scende in Piazza contro la violenza e la discriminazione razziale della società capitalista.

INTERVENTO DI MARCO FERRANDO





  

sabato 4 luglio 2020

LA VOSTRA NORMALITÀ È IL PROBLEMA: CAMBIAMO TUTTO!




Ci hanno detto che tutto sarebbe andato bene, ma non è stato così. I governi, nazionale e locali, hanno deciso di riversare sulle spalle delle classi popolari i costi dell’emergenza COVID, elargendo sgravi fiscali e regali economici alle imprese; distribuendo solo briciole al mondo dei precari, delle false partite iva e a chi in cassa integrazione si è visto diminuire persino del 50% il suo salario base.
Hanno imposto un clima di pressante limitazione delle libertà personali e collettive, militarizzando confini e punti sensibili delle città, utilizzando droni per controllare gli assembramenti e vietando qualsiasi forma di protesta. È stato disposto un provvedimento di sanatoria per le persone migranti parziale ed escludente, che le considera mano d’opera usa e getta da impiegare a basso costo nell’agricoltura, nell'allevamento o nella cura domestica.
Con l’avvio della fase due, partendo dalla necessità di evitare l’affollamento in particolare sui mezzi pubblici nelle ore di punta, l’obiettivo è diventato quello di riorganizzare i tempi della città, modificando i tempi di vita, di lavoro, di svago, gli orari degli esercizi commerciali e dei trasporti.
La vita delle persone non può essere incentrata esclusivamente sulle priorità della produzione: il rischio è di lavorare sempre e da ogni luogo, senza tempo per le relazioni e per lo svago, ben oltre le ore diurne. È quello che è successo con il lavoro da remoto, dove la gran parte del lavoro trasferito nelle abitazioni a causa della pandemia è rigido lavoro svolto a casa invece che in un ufficio, senza orari e pause chiare, per il quale spesso le lavoratrici e i lavoratori sono stati costretti ad utilizzare o ad acquistare dispositivi personali (PC, telefono, internet), per scongiurare di venir messi in cassa integrazione.
Le case si sono dovute trasformare per permettere a tutti i componenti della famiglia di svolgere il proprio lavoro o di seguire le lezioni. Nella maggior parte dei casi, inoltre, c’è stata una riduzione del salario, poiché è stato sottratto per esempio il ticket per il pranzo.

Riguardo il nostro territorio, il sistema Milano è crollato come un castello di carte, mostrando tutta la sua fragilità di fronte alla violenza del Coronavirus.
La Milano, abitualmente raccontata dai media come città degli eventi e delle vetrine sfavillanti, del consumo e del divertimento, si è rivelata essere invece l'avanguardia di un sistema di sfruttamento diffuso che nega agli strati popolari i diritti vitali fondamentali.
Un esempio lampante di ciò è stato il fallimento delle politiche liberiste di privatizzazione della sanità regionale e cittadina: il 40% dei contagi nazionali si è verificato in Lombardia; nelle Residenze per anziani sono morte migliaia di persone ed emblematico è stato il caso del Pio Albergo Trivulzio con oltre 400 decessi; l’ospedale costruito in fretta e furia alla Fiera e costato 21 milioni, per la sua inutilizzabilità ha potuto ospitare solo 25 pazienti.

È ormai lampante che le modalità con cui hanno preteso di uscire da questa crisi, hanno messo definitivamente in luce le diseguaglianze e le ingiustizie di questo sistema. La normalità che ci avevano imposto, e a cui ci avevano abituato, era il problema.

Durante questa emergenza non siamo rimasti fermi, ma già dal 1° Maggio abbiamo dato vita ad una rete di confronto ed elaborazione politica che il 27 Maggio è tornata in piazza rompendo il lockdown e iniziando quella esplosione di presidi e proteste che continuano a susseguirsi giorno dopo giorno sotto i palazzi istituzionali.
Ora dobbiamo tornare a riprenderci la città con un corteo, che sabato 4 Luglio partirà alle ore 17.00 da Piazza della Scala.
Non devono essere le lavoratrici e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, le disoccupate e i disoccupati, le inquiline e gli inquilini a pagare i danni per la pessima gestione di sanità, lavoro, scuole, trasporti, casa!
Dobbiamo abbattere quella normalità fatta di sfruttamento, di precarietà, di sofferenza per le persone più deboli. Per questo, rivendichiamo:

- REDDITO GARANTITO PER TUTTE/I: la cassa integrazione deve essere pari al 100% dello stipendio base e deve essere estesa fino a fine anno, con contestuale blocco dei licenziamenti. Serve un reddito garantito di almeno 1000 € per tutelare precari/e e disoccupati/e anche dopo il Coronavirus.

- LAVORO STABILE E TUTELATO: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; cancellazione dei contratti precari; tamponi generalizzati per chi costretto a lavorare; regolamentazioni più stringenti per il cosiddetto “lavoro agile”; internalizzazione degli appalti e delle false cooperative.

- GARANZIE PER LAVORATRICI E LAVORATORI DELLO SPETTACOLO: le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo richiedono un reddito di continuità fino alla riapertura dell'intero settore, il riconoscimento giuridico delle professioni artistiche e tecniche, indennità di intermittenza ed equità salariale. Stop all'intermediazione della manodopera.

- DIRITTI PER I/LE MIGRANTI E PER LE FASCE PIÙ DEBOLI: le persone migranti hanno diritto ad un'esistenza degna. Chiediamo la totale apertura dei confini, che l'accoglienza si basi su un sistema diffuso, la regolarizzazione di tutti i migranti e che abbiano diritto ad accedere a tutti i servizi e l'immediata chiusura dei CPR, che altro non sono se non carceri non regolamentate.
Una vera attenzione nei confronti delle persone disabili gravi con progetti personali realmente integrati e inclusivi affinché i beneficiari siano realmente protagonisti.

- DIRITTO ALL’ISTRUZIONE: bambini e adolescenti sono finiti in fondo alla lista delle priorità e ancora non sappiamo se e come torneranno a scuola settembre. Se hai un lavoro chi si prenderà cura del minore non autosufficiente?
La scuola rappresenta per i giovani un ambiente dove imparare e imparare a vivere l’inclusione sociale: vogliamo un’istruzione in presenza e di qualità, la regolarizzazione dei precari, l’assunzione di nuovi docenti, nuovi spazi e sicurezze sanitarie. La didattica a distanza è per l’emergenza, non per il quotidiano. 

- PER UN ANTIMILITARISMO RADICALE E DI CLASSE che chieda la fine immediata di tutte le missioni militari italiane all'estero; una drastica riduzione, fino alla sua totale estinzione, della spesa militare, la progressiva riconversione della produzione industriale militare in produzioni di pubblica utilità e che i fondi vengano investiti in servizi essenziali. NO F35! NO MUOS!

- Vogliamo ora una SANITÀ PUBBLICA, GRATUITA, UNIVERSALE: partendo dalla cancellazione dei ticket sanitari, dall’assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato, dalla stabilizzazione dei precari della ricerca, dall’aumento degli stipendi e da maggiori investimenti nella ricerca pubblica. No al welfare aziendale.

- Per una TRANSIZIONE ECOLOGICA: investimenti in produzioni sempre più a impatto zero, per produrre beni necessari alla soddisfazione della società e delle necessità umane, senza sfruttare la natura.

- DIRITTO ALLA CASA PER TUTTE/I: Contributi straordinari per l’affitto e blocco delle procedure di sfratto per inadempienze contrattuali; riduzione generalizzata degli affitti e obbligatorietà del canone concordato; regolarizzazione di tutte le occupazioni senza titolo per non creare nuova emergenza; rilancio dell’edilizia pubblica.

Aderiscono:
Ass. AccoglierSi
Brigata Scighera
Collettivo Kasciavìt
Comunità Curda Milanese
Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori dello spettacolo Lombardia
Coordinamento Studentesco Azadî
Csa Baraonda
CUB Milano
Federazione Anarchica - Milanese
Fronte Popolare
Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Milano
Partito Comunista dei Lavoratori Milano
Piattaforma NO DAD
Ri-Maflow
SGB Lombardia
Sinistra Anticapitalista Milano
Unione degli Studenti
USI Cit Milano

mercoledì 1 luglio 2020

RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE!

Dibattito pubblico, in diretta oggi dalle 18:00 alle 19:30, tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita"



L'emergenza sanitaria derivata dall'epidemia da coronavirus ha messo in luce i molteplici gravi limiti del nostro Servizio Sanitario Nazionale, fino a decretarne la crisi.
All'insegna della riduzione della spesa pubblica, dell'austerità, giustificando tutto con il debito crescente, il Servizio Sanitario Nazionale è stato progressivamente definanziato, oggetto di tagli lineari, ed i vincoli del patto di stabilità interna e del pareggio di bilancio hanno ridotto le risorse delle Regioni, di 37 miliardi negli ultimi dieci anni, con la progressiva espansione, in tutti i campi, della sanità privata nelle diverse regioni del paese (emblematiche il Lazio e la Lombardia), mirata esclusivamente al profitto, cresciuta con gli accreditamenti e le convenzioni.

È necessario rimettere al centro il Servizio Sanitario Nazionale, garantire le necessarie risorse, ridare senso al dettato costituzionale in materia.
Per questo proponiamo una vera mobilitazione perché curarsi torni ad essere un diritto di tutti, garantito come tale, e che comprenda anche il diritto a vivere in ambienti salubri, la lotta all'inquinamento, la lotta per condizioni di lavoro non dannose, tutto ciò, in definitiva, che porta alla buona salute.
Questo è parte per noi dell'idea di una società alternativa a quella basata sul profitto e sullo sfruttamento, che evidenzia una parte crescente della popolazione sempre più povera, insicura, sola.

La salute non è una merce!
Via il profitto dalla sanità che deve essere pubblica, laica, gratuita e di qualità!

Dibattito pubblico tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita" 


Il dibattito verrà trasmesso in diretta sulla pagina "Riconquistiamo il diritto alla salute".

Intervengono: Mauro Alboresi, Lisa Canitano, Beniamino Caputo, Eliana Como, Carla Corsetti, Giovanni Ferraro, Erne Guidi, Francesca Anna Perri, Rosa Rinaldi. Modera: Alessio Arena

Promuovono: Democrazia Atea, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Marxista-Leninista Italiano, Potere al Popolo, Risorgimento Italiano, Sinistra Anticapitalista