
Ad Aprilia
un giovane marocchino è stato inseguito, malmenato, assassinato. L'ennesimo
episodio di odio razzista, ma non solo. La specificità del caso sta nel fatto
che l'assassinio è opera di un gruppo di “cittadini volontari”, una “ronda”, un
“presidio dissuasivo”, come si è aulicamente definito. Poco importa il nome, si
tratta di una forma di autorganizzazione reazionaria.
“È finita la pacchia” significa anche questo. In tutta Italia nascono e si
riproducono iniziative di azione diretta contro gli immigrati, al di fuori
delle strutture ordinarie dello Stato borghese.
Intendiamoci, lo Stato dà il la. In questi giorni, in tutta Italia, le strutture
territoriali di polizia e vigili vengono sguinzagliate lungo le spiagge
affollate e sui lungomari per “cacciare gli abusivi”, sequestrare i loro averi,
punire con multe salatissime gli incauti acquirenti delle merci contraffatte.
Le lobby dei commercianti applaudono entusiaste. Mentre uomini e donne di
colore, alla ricerca quotidiana della sopravvivenza, fuggono nel migliore dei
casi coi loro fagotti di fortuna, per riprendere il giorno dopo la stessa vita.
Il ministro degli Interni si intesta il tutto all'insegna dell'ordine e del
decoro. Di più. Incoraggia pubblicamente le “passeggiate della legalità”:
iniziative volontarie di perlustrazione da parte dei “cittadini” che
fiancheggiano vigili e polizia a caccia di “clandestini” e “abusivi”. Lo Stato
diventa dunque promotore di strutture parallele, preposte all'ordine
costituito. La Lega dirige, il M5S avalla e segue.
Il punto è che le organizzazioni fasciste entrano in questo varco aperto dal
Viminale per giocare allo scavalco. CasaPound, Forza Nuova, Lealtà Azione
lanciano ovunque possono proprie iniziative di vigilanza squadrista. CasaPound
apre la campagna contro i parcheggiatori abusivi, da Cagliari a Ostia,
cacciandoli a suon di sganassoni. Forza Nuova sale sui vagoni dei treni, sui
bus, in metro, per ripulirli dagli immigrati. Entrambi, in concorrenza tra
loro, rivendicano la liberazione del territorio dagli "invasori”,
spaziando dai centri storici ai quartieri metropolitani. La parola d'ordine è:
“lo Stato non ci va? Ci andiamo noi”. Se gli immigrati vanno cacciati, occorre
passare dalle parole ai fatti. I fascisti si sostituiscono allo Stato, stando
nella scia dell'iniziativa dello Stato. Se Minniti ha concimato il terreno di
Salvini, Salvini concima il terreno dei fascisti.
LA “CASA DEI PATRIOTI” A BRESCIA
Esemplare il caso di Brescia. Forza Nuova apre a Brescia, città operaia, la
"Casa dei Patrioti”, un avamposto fascista impegnato a «pattugliare i
quartieri della vergogna», cioè quelli in cui vivono gli operai di colore, già
supersfruttati nelle fabbriche del circondario, e poi relegati all'abbandono e
al degrado. Lo schema di Brescia viene proiettato su scala nazionale. In tutta
Italia vengono lanciate le cosiddette “no go area”, aree in cui si proibisce la
presenza migrante attraverso iniziative di espulsione diretta. Iniziative che
intruppano la peggiore marmaglia, squadristi patentati, ambienti delle curve
ultras, vecchi arnesi della malavita locale, in qualche caso persino fascisti
stranieri, come a Rimini, dove Forza Nuova ha potuto contare sulla
collaborazione dell'ONR polacca.
Il segno comune è il salto di qualità dell'iniziativa fascista sul terreno
dell'azione diretta. Oggi essenzialmente contro gli immigrati, ma domani? Gli
attacchi ripetuti a sedi sindacali o a picchetti di lavoratori in lotta
(logistica) sono episodi sintomatici.
È necessaria un'azione di contrasto, non si può voltare la testa da un'altra
parte o minimizzare il problema. Certo, i fascisti sono oggi ancora una
presenza marginale come forza organizzata. Ma questa forza si sta allargando.
Estende il proprio reclutamento, rafforza la propria organizzazione
paramilitare, e soprattutto gode di un retroterra di legittimazione strisciante
sempre più ampio a livello di senso comune in significativi settori di massa.
L'arretramento profondo della coscienza politica di milioni di proletari
diventa il terreno di pascolo della peggiore demagogia reazionaria. Se un
ministro degli Interni può tranquillamente ostentare i motti del Duce (“molti
nemici, molto onore”) senza che si produca una reazione di scandalo, lo stesso
vale in misura diversa per le iniziative fasciste. Il dirottamento della rabbia
sociale contro gli immigrati - asse centrale del salvinismo - diventa
sdoganamento di CasaPound e Forza Nuova. Non conta i voti che prendono,
sicuramente ancora pochi (per quanto in crescita), conta il bacino potenziale
molto più ampio di cui dispongono, e soprattutto l'assenza di ogni seria
barriera.
RICOSTRUIRE UN FRONTE DI MASSA
Non si può rimontare la china e ricostruire una barriera senza recuperare una
opposizione di classe e di massa che ricostruisca coscienza tra gli sfruttati.
Se l'humus dei fascisti è l'arretramento profondo del movimento operaio, solo
una sua ripresa può alzare un argine contro la reazione.
Ma una ripresa del movimento operaio esige qualcosa di più di un semplice
approccio democratico alla questione dell'immigrazione.
La reazione fa leva non solo su disvalori ideologici regressivi, ma soprattutto
sull'insicurezza sociale, sulla miseria, sulla disperazione: “Come fa ad
esservi lavoro, casa, asili, per gli immigrati se non ci sono neppure per
noi?”. Occorre rispondere a questa domanda rovesciando il senso comune:
“lavoro, casa, servizi, non ci sono per noi per la stessa ragione per cui non
ci sono per gli immigrati. È la legge del profitto la radice del problema”. Da
qui l'esigenza di intrecciare il sostegno ad ogni singola lotta di resistenza
sociale (tanto più oggi preziosa) con la proposta di ricomposizione di un
fronte generale di massa cementato da rivendicazioni unificanti. Ripartire il
lavoro tra tutti, attraverso una riduzione generale dell'orario a parità di
paga; un grande piano di nuovo lavoro in opere sociali di pubblica utilità,
finanziato dalla tassazione dei grandi patrimoni, rendite e profitti; uguali
diritti per lavoratori italiani e immigrati, con la cancellazione di ogni legge
discriminatoria, sono rivendicazioni che parlano all'interesse comune dei
salariati e lo contrappongono al capitale. Possono unire lavoratori italiani e
immigrati, pubblici e privati, del Nord e del Sud.
Non c'è lotta possibile alla xenofobia fuori dalla ricomposizione di questo
fronte di lotta.
Per la stessa ragione, l'attuale passività della burocrazia CGIL di fronte al
governo giallo-verde, come già prima verso i governi PD, è oggi come ieri un
aiuto obiettivo alla reazione.
STRUTTURE AUTORGANIZZATE DI VIGILANZA CLASSISTA
Ma la svolta di lotta non basta. Occorre combinarla da subito con l'azione di
contrasto diretto delle iniziative reazionarie e fasciste.
In risposta alla provocazione di Forza Nuova, la CGIL di Brescia ha dichiarato:
“Fermiamo i fomentatori d'odio, le ronde razziste, le ronde nere”. Bene. Ma le
parole non servono a nulla se non si traducono in azione. Tanto più se servono
a salvarsi l'anima e a restare passivi. Magari appellandosi, come avviene ogni
volta, alla Costituzione e alla Repubblica democratica. C'è qualcuno che può
seriamente pensare che le famose leggi antifasciste di marca costituzionale,
rimaste carta straccia per settant'anni, sotto i governi borghesi di ogni
colore, possano trovare oggi applicazione per mano... del governo Salvini-Di
Maio?
Nessuna fiducia può essere riposta nello Stato. Tanto più oggi, solo l'azione
diretta del movimento operaio può mettere i fascisti nell'impossibilità di
nuocere. Ad ogni iniziativa fascista va contrapposta una iniziativa unitaria
del movimento operaio e sindacale, capace di aggregare in un unico fronte tutte
le forze disponibili. Un'azione di controvigilanza organizzata e promossa
unitariamente dalle Camere del lavoro, da tutti i sindacati classisti, da tutte
le organizzazioni della sinistra e antifasciste. Un'azione mirata espressamente
a bloccare, impedire, disperdere l'iniziativa fascista. Le ronde nere non sono
una fatalità da commentare, sono un pericolo da estirpare alla radice, per
impedire ogni effetto di imitazione e propagazione. Se i fascisti si
sostituiscono allo Stato (in realtà fiancheggiandolo), lo stesso possono fare i
lavoratori e le organizzazioni antifasciste, tanto più a fronte oggi del
ministero Salvini.
I fascisti contano sul successo propagandistico delle proprie azioni squadriste
per suscitare fascinazione militare e attrarre consenso. Ogni gruppo di
immigrati allontanati dalla loro azione è esibito sui loro siti come trofeo di
vittoria. È la spazzatura con cui i fascisti nutrono il proprio immaginario.
Per la stessa ragione ogni successo di un'azione di massa antifascista nel
disarmare e sbaragliare l'iniziativa dei fascisti può minare il loro prestigio
e demoralizzare le loro fila, incoraggiando al tempo stesso una volontà di
riscossa sul nostro fronte.
Il movimento operaio pagò a caro prezzo nei primi anni '20 l'appello di Turati
al “coraggio di essere vili”, cioè a non rispondere alla forza dello squadrismo
con la propria forza organizzata.
Cento anni dopo, è una lezione da ricordare.
Partito Comunista dei Lavoratori