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venerdì 14 luglio 2017

CONTRO LE TRE DESTRE PER UNA PROSPETTIVA DI CLASSE ANTICAPITALISTA










Il  panorama politico  è dominato da tre destre .
La prima è incarnata da Renzi, che ha diretto un'aggressione al lavoro, a partire dalla cancellazione dell'articolo 18 e dai 20 miliardi di decontribuzione ai padroni. Il referendum del 4 Dicembre mirava a concentrare il potere nell'uomo solo al comando. Quel progetto è fallito, ma non è certo cambiata la vocazione del renzismo.
La seconda è quella del Centrodestra. Diviso tra un Berlusconi che vuole governare con Renzi, e un Salvini lepenista. Il loro programma di abbattimento ulteriore delle tasse per i padroni ( la famosa flat tax) è un conto presentato ai salariati che già reggono il grosso del carico fiscale. Una direzione di marcia condivisa col renzismo ma che va oltre il renzismo.
La terza è il M5S. Il loro programma offre al padronato l'abolizione dell'Irap e la “disintermediazione” nel rapporto coi lavoratori. In altri termini un attacco  al sindacato in quanto tale, che il comico milionario Grillo  ha definito “ roba da 800”. Il loro progetto istituzionale blatera di democrazia “diretta” ma ....diretta da Grillo e Casaleggio , che oggi contendono cinicamente a Salvini la campagna anti migranti.

Oggi purtroppo queste tre destre riscuotono il voto di milioni di lavoratori . E' la misura del fallimento dei gruppi dirigenti della sinistra . Tutti i gruppi dirigenti della sinistra ( MDP, SI, PRC) si sono ciclicamente compromessi nelle politiche del capitalismo, per tutelare i capitalisti e pagare il debito pubblico alle banche. Non è che hanno difeso “male” i lavoratori. Hanno gestito gli interessi dei loro avversari. La più grande detassazione dei profitti - con la riduzione dell'Ires dal 34 % al 27%- è' stata realizzata nel 2007 dall'ultimo governo Prodi, dove sedeva il ministro Ferrero (PRC). I governi successivi ( Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni..) hanno proseguito e intensificato questa macelleria spesso col sostegno dell'attuale  gruppo  dirigente di MDP (Bersani) che in Parlamento ha votato tutto, Job Act incluso. Ci si può meravigliare se larghi settori di salariati hanno finito col guardare altrove , spesso purtroppo nelle direzioni peggiori ?

Si dirà che sono cose del passato, ma è sbagliato.  Basta guardare alla scena dell'ultimo mese.
L'ex sindaco Giuliano Pisapia , già testimonial del Sì al progetto istituzionale del renzismo, ha inseguito ( e insegue) una coalizione col PD , salvo essere scaricato da Renzi. MDP si è aggrappato a Pisapia. Sinistra Italiana (Fratoianni) si aggrappa a MDP , per paura di essere scaricata. Il PRC ( Ferrero ), scaricato da tutti, cerca l'ennesima “lista civica” in cui imboscarsi. La verità è che l'unica preoccupazione di questi gruppi dirigenti è tornare, in un modo o nell'altro, nel gioco politico istituzionale del governo del capitalismo. Lo stesso che ha spianato la via alle tre destre. C'è più che mai bisogno di una sinistra diversa, che abbia come proprio riferimento la difesa dei lavoratori contro il capitalismo. Il governo del capitalismo, in ogni sua forma, non ha nulla da offrire ma solo da togliere. L'esperienza di Tsipras lo conferma nel modo più chiaro.
Occorre costruire una prospettiva di rottura con un sistema fallito. E' la sola prospettiva che può liberare oggi una opposizione sociale vera. E' la prospettiva di un governo dei lavoratori : il solo che possa ridurre l'orario di lavoro a parità di paga, nazionalizzare senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori le aziende che licenziano o inquinano, abolire il debito pubblico verso le banche e nazionalizzarle.

Solo una rivoluzione sociale può realizzare questo programma.
Costruire il partito rivoluzionario della classe lavoratrice è l'unico vero investimento nuovo a sinistra.

mercoledì 12 luglio 2017

LA PERICOLOSA CRESCITA DI CASAPOUND L'EMERSIONE DI UNA FORZA REAZIONARIA NELLA CRISI DELLA COSCIENZA DI CLASSE




Nel contesto di sempre maggior crisi politica degli apparati tradizionali della borghesia nazionale, in un brodo generale di clamoroso crollo e disgregazione della coscienza di classe, si sviluppano in maniera sempre più massiccia i populismi in grado di mascherare da riscossa bonapartistica una fase di aggressione reazionaria alle condizioni degli sfruttati. Così si rafforzano i tre principali populismi (renziano, salviniano e grillino) proprio mentre si consuma la depoliticizzazione delle masse e della politica istituzionale stessa.
In un contesto come questo, un’avanguardia militante reazionaria e neofascista come CasaPound, cavalcando proprio il leitmotiv di questa fase storica, ossia l’invasione dei migranti unito alla crisi delle masse proletarie autoctone, riesce a capitalizzare una parte del dissenso più radicale all’establishment politico, raccogliendo consensi tanto tra la piccola-borghesia quanto tra il proletariato e il sottoproletariato, soprattutto nella sua componente più giovanile.

Ordine, disciplina, pulizia, cameratismo, identità nazionale e razziale, contrapposizione al capitale finanziario e all’Europa “cosmopolita” in quanto sua espressione e programma, nazionalismo e intervento dello Stato per garantire agli italiani un welfare selettivo. Questi i cavalli di battaglia di un’organizzazione che serve tanto nella militarizzazione dello scontro con le sempre più isolate organizzazioni della sinistra - militante e rivoluzionaria o più genericamente antagonista - quanto nella canalizzazione della rabbia popolare in una guerra tra poveri utile a dividere ulteriormente la classe di fronte al padronato.

E’ così che questa organizzazione, a questa tornata elettorale amministrativa, può permettersi di rivendicare un intervento diffuso ed un consenso in netta crescita: la lista della Tartaruga ha presentato un proprio candidato autonomo in oltre 13 comuni oltre i 1.500 abitanti confermando nuovi ingressi in consigli comunali oltre ai già ottenuti seggi a Bolzano, Isernia, Lamezia Terme, Grosseto e Cologno Monzese. Il dato politico si aggira sempre al di sopra dell’un per cento dei consensi confermando una propria quota di rappresentatività: 1,79% a Parma; 1,72% a Frosinone (2,02% al candidato); 1,47% per il candidato a Gaeta; 1,34% a Pistoia; 1,21% per la candidata a L’Aquila; 1,21% a LaSpezia; 1,15% a Cuneo; 1,02% per il candidato a Lecce, 1,03% a Verona. A questi vanno aggiunti i due notevoli risultati: il 4,81% dei voti a Todi, in provincia di Perugia, e lo strabiliante risultato del 4,92% della lista e del 7,84 per il candidato a Lucca, raggiungendo il terzo posizionamento dopo le coalizioni di centrodestra e centrosinistra e sopra al Movimento5Stelle.

Questo segnale non deve cogliere impreparati i rivoluzionari e i comunisti, così come tutti i proletari, e di conseguenza non va sottovalutato. La fase di rafforzamento di queste organizzazioni non può che essere un segnale negativo, soprattutto quando riescono a radicarsi e legittimarsi nello scenario politico nazionale mettendo piede anche nelle città che hanno sempre vissuto di una certa rendita sull’ antifascismo. Oggi, nonostante non rappresentino ancora una minaccia per il movimento operaio, sicuramente non più del generico populismo reazionario e xenofobo, sono il germoglio di un’arma sempre pronta a riaffacciarsi e a svolgere il suo ruolo antioperaio, di braccio armato informale della borghesia, protetto e coperto dalle istituzioni repressive dello Stato – le forze dell’ordine e la magistratura – e spesso in affari con branche della criminalità organizzata di stampo mafioso, sempre grate alla propaganda razzista che garantisce il mantenimento di un’enorme massa di migranti in uno status di umani privi di diritti e tutele, quindi facilmente reclutabili dalla malavita o utilizzabili come fonte di guadagno e merce-lavoro a basso costo.

Solo con una politica di classe, rivoluzionaria e anticapitalista, in grado di rimettere al centro gli interessi di tutta la classe lavoratrice e di tutti gli emarginati e gli oppressi, ci si potrà contrapporre a queste organizzazioni reazionarie, impedendogli di far leva sulle divisioni nazionali, etniche e razziali per indebolirci contro il capitale e la borghesia. Solo l’unità di tutti gli sfruttati contro gli sfruttatori può contrastare l’ondata populistica, reazionaria e barbarica che soffia in tutta Europa.


Partito Comunista dei Lavoratori

ADERISCI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


sabato 8 luglio 2017

È USCITO IL NUOVO NUMERO DI “UNITÀ DI CLASSE” GIORNALE COMUNISTA DEI LAVORATORI


Dall’editoriale di Marco Ferrando

…PER UN PARTITO INDIPENDENTE DEI LAVORATORI

Ora il fallimento del patto tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale concordata, può disfare la tela del grande accordo a sinistra. E magari diversi attori in commedia riprenderanno ognuno la propria maschera.
Ma non si può rimuovere la lezione di fondo dell’esperienza awenuta. Non siamo in presenza di “politiche sbagliate” (per quanto recidive) e di “errori” (per quanto ripetuti). Siamo in presenza di gruppi dirigenti della sinistra italiana la cui unica vera ambizione e la propria salvezza o ricollocazione istituzionale, nel grande gioco della democrazia borghese, nella prospettiva del governo del capitalismo.

La classe lavoratrice, a partire dalla sua avanguardia, ha bisogno di costruire il proprio partito indipendente. Sul solo terreno possibile: quello anticapitalista e rivoluzionario.

mercoledì 5 luglio 2017

PRESIDIO ANTIFASCISTA E ANTIPOLIZIESCO DAVANTI ALLA PREFETTURA DOPO I FATTI DI PALAZZO MARINO



Nel pomeriggio di lunedì 3 luglio una cinquantina di persone, militanti dell'Unione Sindacale di Base, del centro sociale Cantiere, del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Anticapitalista hanno manifestato per circa due ore nei pressi della Prefettura di Milano, in corso Monforte. Obiettivo del presidio ottenere delle spiegazioni dal Prefetto riguardo al comportamento tenuto giovedì scorso dalla polizia, la quale ha caricato un presidio antirazzista nei pressi di Piazza della Scala e non aver impedito in alcuna maniera l'aggressione da parte degli squadristi di Casapound di una delegazione della rete "Nessuna persona è illegale" nei corridoi di palazzo Marino, sede della giunta comunale ambrosiana. La solidarietà continua: nel pomeriggio di giovedì si terrà un presidio nuovamente in Piazza della Scala, per ribadire la solidarietà con i compagni aggrediti e per portare avanti la richiesta della residenza per tutti gli immigrati che vivono e lavorano nel comune di Milano


Vincenzo Cimmino Partito Comunista dei Lavoratori sez. Milano

martedì 4 luglio 2017

Milano. Casapound aggredisce, la polizia anche

Intervista a Riccardo Germani, dirigente dell’Unione Sindacale di Base



Nel pomeriggio di giovedì scorso la città di Milano ha assistito ad un esempio di doppia prevaricazione. Gli squadristi di Casapound, nota formazione di stampo neofascista, hanno aggredito una delegazione della rete “Nessuna persona è illegale” all’interno dei corridoi di Palazzo Marino, sede della giunta e del consiglio comunale ambrosiano. Pronta però è stata la reazione degli altri membri della rete, i quali hanno bloccato tutte le uscite di Palazzo Marino per impedire la fuga ai neofascisti. A consentirla però è subito intervenuto un reparto di polizia in assetto antisommossa, che ha caricato i compagni nel piazzale antistante il palazzo, tra cui non mancavano donne e bambini.
Nel pomeriggio di oggi ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con Riccardo, dirigente dell’Usb di Milano, il quale giovedì pomeriggio era lì in piazza della Scala ed ha subito in prima persona l’aggressione poliziesca.

Ciao Riccardo, per cominciare, ribadendoti la solidarietà mia e degli altri compagni del Pcl, ti chiederei perché giovedì pomeriggio eravate al Comune di Milano.

Come Usb, parte della rete “Nessuna persona è illegale” eravamo in piazza per un presidio, nel quale presentavamo la richiesta di apertura di un tavolo istituzionale per la concessione della residenza anagrafica a tutti gli immigrati che vivono nel territorio del comune di Milano.

Da quali realtà è composta la rete “Nessuna persona è illegale”?

La rete ha una composizione molto varia. Ne fanno parte infatti diversi centri sociali e sindacati di base, oltre a molte associazioni, le quali hanno avuto un importante ruolo nella manifestazione antirazzista del 20 maggio a Milano, che ha visto una partecipazione di più di centomila persone.

Qual è stato il ruolo della polizia giovedì pomeriggio?

La polizia ci deve dare assolutamente delle spiegazioni. Chiederemo le dimissioni del questore di Milano per essere stato a conoscenza della presenza dei fascisti di Casapound all’interno di Palazzo Marino e non aver impedito che si incontrassero con i nostri compagni. A nostro avviso tale episodio è stato creato ad arte per screditare i movimenti di lotta che lavorano sul territorio. Questi soprusi sono degni di una dittatura di stampo sudamericano, non di un paese democratico.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, quale sarà la vostra reazione? Come lavorerete nelle prossime settimane?

Come Usb facciamo appello a tutte le realtà antifasciste di Milano per chiedere ed avere dalla Questura delle spiegazioni a riguardo dei fatti di giovedì, al fine di verificare una loro possibile estraneità ai fatti.
Da un punto di vista politico invece, oltre ad aver convocato un presidio alla Prefettura in Corso Monforte per lunedì pomeriggio per avere chiarimenti dal prefetto, continueremo nella nostra battaglia per la concessione della residenza e di una regolare assistenza sanitaria agli immigrati, con un’attenzione anche alla questione casa, per la regolarizzazione delle case occupate e degli allacci della luce e del gas.
Auspichiamo che questa battaglia porti in futuro anche alla creazione a livello nazionale di un tavolo per la residenza ed il diritto alla salute degli immigrati.

La città di Milano, negli ultimi mesi, ha assistito a svariati episodi relativi ad un rafforzamento della presenza neofascista in città, su tutti valga l’esempio della presenza di Stefano Pavesi, esponente di Lealtà e Azione, tra i banchi del consiglio di Zona 8 nelle fila della Lega.

Dietro l’incremento dei neofascisti a Milano non ci può non essere un piano politico, non si potrebbe spiegare altrimenti la presenza di oltre 2000 militanti di Casapound e Lealtà e Azione il 29 aprile al Cimitero Maggiore di Milano per commemorare Sergio Ramelli. Tali episodi non possono non avere la copertura da parte delle istituzioni.
L’antifascismo nella nostra città dev’essere un minimo comun denominatore per un lavoro comune sui territori, volto alla costruzione di un blocco sociale nella lotta per i diritti, a partire da iniziative di lotta come il presidio della rete “Nessuna persona è illegale” che terremo giovedì prossimo dalle 16.30 in poi in piazza della Scala a Milano.

a cura di Vincenzo Cimmino

domenica 2 luglio 2017

100 ANNI DALLA RIVOLUZIONE RUSSA, STORIA, ATTUALITÀ E ALTERNATIVE

Intervista a Marco Ferrando pubblicata sul blog del Corriere della Sera "Poche Storie" di Silvia Morosi e Paolo Rastelli



Corriere:
Nel 2017 l’orologio della Storia segna un passaggio epocale. Nel mese di ottobre, infatti, sarà passato un secolo da quando, nell’ex impero zarista, un’incredibile forza popolare riuscì a trasformare in realtà quella che sembrava un’impresa impossibile: prendere il Palazzo d’Inverno e portare a compimento il sogno di una rivoluzione comunista. Nel secolo trascorso da quel momento, tutto sembra cambiato, fuorché la necessità delle masse di tornare a recitare un ruolo di primo piano sul palcoscenico degli eventi mondiali, rovesciando il capitalismo. Noi di Poche Storie abbiamo provato a interrogare, con l’aiuto di Marco Ferrando, autore de “Cento anni. Storia e attualità della rivoluzione comunista”, i cento anni che separano l’oggi dai fatti del 1917. Per capire cosa di quel passato che sembra lontano, appartenendo a un altro secolo, in realtà resti vivo nel presente. Raccontando quindi una storia a ritroso. La rivoluzione d’Ottobre ha segnato l’intero corso del Novecento ben al di là della vicenda russa. Cento anni dopo si ripropongono intatte tutte le ragioni storiche di quell’evento.
Ferrando:
Oggi la categoria della rivoluzione appare certo desueta. L’ideologia dominante l’ha rimossa nel nome del “superamento delle ideologie”. La stessa sinistra internazionale, nelle sue correnti maggioritarie, l’ha esplicitamente rinnegata o la considera materia d’archivio, magari utile per qualche ricorrenza, ma estranea ad ogni prospettiva reale. Eppure è forse utile ricordare che anche cento anni fa la rivoluzione era considerata “impossibile”, visto che dal 1848 non si era più affacciata in Europa (con l’unica eccezione del 1905 russo), spiega Ferrando, professore di filosofia impegnato da sempre all’interno del movimento dei lavoratori.
Corriere:
L’attualità delle idee della Rivoluzione e del marxismo è testimoniata dalla crisi del capitalismo mondiale. Il rovesciamento del capitalismo in Russia aprì per la prima volta il varco a imponenti processi di emancipazione. L’intero corso dei movimenti nazionali anticoloniali in Asia (innanzitutto in Cina), in Medio Oriente, in Africa, nella stessa America Latina (Cuba), sarebbero stati impensabili senza la sponda economica, politica, militare dell’Unione Sovietica.
Ferrando:
La stessa avanzata delle conquiste sociali in Occidente (welfare state) fu possibile non solo in ragione dei trenta anni gloriosi del boom capitalistico postbellico (costruito sui 50 milioni di morti della Seconda Guerra), ma anche in presenza di un rapporto di forze su scala mondiale segnato dall’eredità della rivoluzione russa. Non a caso Keynes raccomandava a Roosevelt le riforme sociali in America per scongiurare quello che definiva “il pericolo del bolscevismo”. La stagione delle riforme sociali nell’Europa del secondo dopoguerra – solitamente attribuite alle virtù del capitalismo o della socialdemocrazia – fu in realtà un sottoprodotto della Rivoluzione d’Ottobre.
Corriere:
All’origine della rivoluzione nel 1917 ci fu la pesante crisi bellica e una profonda crisi economica. L’industria russa sostenne molti sforzi negli anni precedenti, ma non fu capace di tenere il passo con le questioni derivanti dalla guerra. La Rivoluzione è stata davvero uno spartiacque nella storia mondiale, sconvolgendo il mondo, per citare John Reed?
Ferrando:
Nel 1989, dopo il crollo del muro di Berlino, l’ideologia dominante presentò il capitalismo come il miglior mondo possibile e “fine della storia”, preannunciando una nuova era di progresso sociale e di pace . Le giovani generazioni - allora si disse - saranno le grandi beneficiarie della nuova epoca. È passato da allora più di un quarto di secolo. Non solo quella grande promessa non si è avverata, ma lo scenario del mondo ha un segno capovolto. Il “migliore dei mondi possibili” è stato colpito dalla più grande crisi degli ultimi 80 anni. Le conquiste sociali strappate da più generazioni vengono smantellate, una dopo l’altra, sotto governi di ogni colore, (entro l’euro e fuori dall’euro), a partire dalla precarizzazione del lavoro. La ripresa del militarismo e delle guerre pervade in forme diverse buona parte del globo. Xenofobia e sciovinismi nazionalisti si riaffacciano in Europa e negli USA con una massa critica sconosciuta nell’intera storia del secondo dopoguerra.
Corriere:
Oggi in Russia valutare il ruolo e il significato della Grande Rivoluzione Socialista varia dal “colpo di Stato” al “più grande evento del ventesimo secolo”.
Ferrando:
Rappresentare la rivoluzione d’Ottobre come “colpo di Stato” significa farne una caricatura. Significa leggere le grandi vicende storiche con la lente deformata dell’ideologia e del complottismo. La rivoluzione d’Ottobre fu in realtà il completamento della rivoluzione russa del febbraio 1917, che aveva rovesciato la monarchia zarista con una immensa (e imprevista) sollevazione di popolo. Da quella sollevazione – sospinta dalla fame, dalla guerra, dall’aspirazione alla terra delle grandi masse contadine – nacquero grandi organizzazioni di massa (soviet) che rapidamente pervasero l’intera Russia, basate sulla partecipazione diretta di milioni di operai e di contadini. Ma la rivoluzione sarebbe stata impossibile senza la forza d’urto della classe operaia – base sociale del bolscevismo – e senza il sostegno di grandi masse contadine. Ciò che peraltro consentì alla rivoluzione di reggere nei terribili anni successivi nonostante l’attacco di 14 eserciti stranieri e i tentativi di controrivoluzione zaristi (Kolcak, Denikin).
Corriere:
Lo stalinismo non fu la continuità del bolscevismo ma la sua tragica negazione e distruzione. La rivoluzione bolscevica si era concepita come inizio della rivoluzione socialista mondiale, innanzitutto in Europa.
Ferrando:
I grandi processi rivoluzionari che si svilupparono in Europa proprio su spinta della rivoluzione russa – la rivoluzione tedesca del 1918/19, il biennio rosso in Italia del 1919/20, la rivoluzione ungherese del 1919 – sembravano incoraggiare questa prospettiva. Ma la mancanza di una direzione politica sperimentata condannò quelle rivoluzioni alla sconfitta. L’isolamento internazionale della rivoluzione russa, per di più in un paese arretrato economicamente e culturalmente, segnato da anni di guerra, di boicottaggio economico internazionale, di guerra civile (1918/21), creò le condizioni storiche della degenerazione burocratica. Lo stalinismo ne fu l’espressione. Preservò i rapporti economici scaturiti dalla rivoluzione (economia pianificata) ma ne distrusse tutte le conquiste politiche: soppresse la democrazia nel partito bolscevico, nei soviet, nei sindacati, concentrò tutto il potere nella frazione dominante, eresse progressivamente attorno ad essa un regime totalitario. Lo sterminio dei bolscevichi, a partire da tutti i dirigenti della Rivoluzione d’Ottobre (coi processi di Mosca dal '36 al '38, e con l’assassinio di Trotsky nel '40) fu il risvolto di questa controrivoluzione politica. Stalin fu indubbiamente il più grande assassino di comunisti del '900: più di un milione di comunisti fu passato per le armi tra il 1927 e il 1937. Per non parlare dei campi di lavoro schiavile, dell’uso pianificato della tortura, della montagna di false “confessioni” estorte nei sottoscala della Ghepeù. Il fatto che in Russia (e in Cina) i burocrati stalinisti di ieri siano spesso diventati i maggiori capitalisti di oggi dà la misura retrospettiva della natura controrivoluzionaria della burocrazia stalinista. Ma come la dittatura napoleonica (seguita dalla restaurazione del 1815), non cancellò il grande valore storico della rivoluzione borghese giacobina, così la dittatura criminale di Stalin (seguita dalla restaurazione capitalista) non può cancellare il valore storico progressivo della rivoluzione d’Ottobre.
Corriere:
Lenin è ancora attuale perché il presente parla di diritti negati e cancellati, perché parla di diseguaglianze sempre più enormi. La Rivoluzione, abbattendo la dittatura degli zar, ha dimostrato nei fatti che una alternativa di sistema politico ed economico è stata possibile. Come spesso accade, però, questo episodio e la figura di Lenin trovano poco spazio sui manuali di storia utilizzati nelle scuole.
Ferrando:
Lenin e la rivoluzione russa sono stati rimossi dalla cultura dominante perché evocano la possibilità di un’altra organizzazione della società umana. Non una società fondata sulla dittatura di una piccola minoranza che concentra nelle proprie mani tutte le leve del potere economico (industria, banche, grande commercio) e che di conseguenza domina un potere politico costruito a propria immagine e somiglianza. Ma una società in cui la maggioranza, a partire dalla classe lavoratrice, possa decidere realmente cosa produrre, come, per chi, in relazione ai bisogni di tutti e non al profitto di pochi. Una economia democraticamente pianificata che possa capovolgere il segno sociale della globalizzazione capitalista mettendo al servizio della società le immense potenzialità della scienza e della tecnica.
Corriere:
Cento anni dopo ricordare la Rivoluzione significa cercare di guardarne a tutto campo le conseguenze, le lezioni da trarne e l’attualità. Oggi si stanno manifestando le medesime esigenze di lotta per la sopravvivenza che possono trasformarsi in emancipazione sociale.
Ferrando:
Anche oggi come un secolo fa l’irrompere di una nuova grande crisi ripropone l’umanità di fronte a un bivio storico: o una prospettiva di rivoluzione o la continuità della regressione storica che sta investendo il mondo. Il libro “Cento anni: storia e attualità della rivoluzione comunista” vuole proporre e argomentare questa lettura. La vuole proporre innanzitutto ai giovani, a partire dai giovani sfruttati nelle fabbriche, negli uffici, nei trasporti, nei supermercati, magari costretti a turni massacranti, senza tutele, precari a vita o licenziabili senza giusta causa. Ma anche ai giovani che studiano e vogliono capire il mondo reale in cui vivono. A quelli che non vogliono rassegnarsi a perdere i diritti conquistati dai loro padri, o che magari vorrebbero lottare per riconquistarli. Ai giovani militanti e attivisti di una sinistra perduta, che magari credevano in Tsipras e poi lo ritrovano al servizio della Troika. La classe dei lavoratori salariati ammonta nel mondo a quasi tre miliardi di esseri umani. La sola Corea del Sud conta oggi più salariati dell’intera Europa dei tempi di Marx. Contro tutti i luoghi comuni, la potenza sociale della classe lavoratrice mondiale non è mai stata tanto grande.
Corriere:
Il fallimento del capitalismo riapre, controcorrente, nuovi varchi.
Ferrando:
Corbyn in GB e Sanders in USA sono campioni di un riformismo illusorio. Ma i milioni di giovani proletari che seguono Corbyn e Sanders cercano l’idea di una alternativa al capitalismo, e dunque a modo loro una idea di rivoluzione. Cercano una sinistra autentica. Cercano in fondo una sinistra anticapitalista e rivoluzionaria, l’unica sinistra capace di futuro in questo nostro tempo. Il libro si rivolge dunque ai ribelli, a quelli che già lo sono e a quelli che possono diventarlo. A loro parla, cento anni dopo, la rivoluzione d’Ottobre.

Partito Comunista dei Lavoratori