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mercoledì 1 luglio 2020

RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE!

Dibattito pubblico, in diretta oggi dalle 18:00 alle 19:30, tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita"



L'emergenza sanitaria derivata dall'epidemia da coronavirus ha messo in luce i molteplici gravi limiti del nostro Servizio Sanitario Nazionale, fino a decretarne la crisi.
All'insegna della riduzione della spesa pubblica, dell'austerità, giustificando tutto con il debito crescente, il Servizio Sanitario Nazionale è stato progressivamente definanziato, oggetto di tagli lineari, ed i vincoli del patto di stabilità interna e del pareggio di bilancio hanno ridotto le risorse delle Regioni, di 37 miliardi negli ultimi dieci anni, con la progressiva espansione, in tutti i campi, della sanità privata nelle diverse regioni del paese (emblematiche il Lazio e la Lombardia), mirata esclusivamente al profitto, cresciuta con gli accreditamenti e le convenzioni.

È necessario rimettere al centro il Servizio Sanitario Nazionale, garantire le necessarie risorse, ridare senso al dettato costituzionale in materia.
Per questo proponiamo una vera mobilitazione perché curarsi torni ad essere un diritto di tutti, garantito come tale, e che comprenda anche il diritto a vivere in ambienti salubri, la lotta all'inquinamento, la lotta per condizioni di lavoro non dannose, tutto ciò, in definitiva, che porta alla buona salute.
Questo è parte per noi dell'idea di una società alternativa a quella basata sul profitto e sullo sfruttamento, che evidenzia una parte crescente della popolazione sempre più povera, insicura, sola.

La salute non è una merce!
Via il profitto dalla sanità che deve essere pubblica, laica, gratuita e di qualità!

Dibattito pubblico tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita" 


Il dibattito verrà trasmesso in diretta sulla pagina "Riconquistiamo il diritto alla salute".

Intervengono: Mauro Alboresi, Lisa Canitano, Beniamino Caputo, Eliana Como, Carla Corsetti, Giovanni Ferraro, Erne Guidi, Francesca Anna Perri, Rosa Rinaldi. Modera: Alessio Arena

Promuovono: Democrazia Atea, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Marxista-Leninista Italiano, Potere al Popolo, Risorgimento Italiano, Sinistra Anticapitalista

domenica 28 giugno 2020

VERTENZA ALLA LOGISTICA GDN - SONO A RISCHIO VENTI POSTI DI LAVORO - LO SCIOPERO PROSEGUE

Fonte: La Provincia Pavese - Oliviero Maggi

Si preannuncia un'estate “calda” sul fronte delle logistiche oltrepadane. Dopo l'annuncio della chiusura, a fine anno, del magazzino di Zalando a Stradella, è scoppiato il caso della logistica Gdn di San Cipriano Po PV, dove dal primo luglio scatteranno venti licenziamenti tra gli 80 lavoratori della struttura.MobilitatiDopo lo sciopero, indetto venerdì mattina dalla Filt Cgil di Pavia, ieri è proseguito lo stato di agitazione e i lavoratori saranno ancora domani davanti ai cancelli dell'azienda per protestare contro la decisione; a loro si sono affiancati i colleghi della Gdn di Stradella , che operano nelle stesse condizioni, per sostenere la rivendicazione. «Abbiamo assistito all'ennesimo attacco alla dignità dei lavoratori - affermano Debora Roversi e Sergio Antonini, segretari generali di Cgil Pavia e Filt Cgil Pavia -.
"Da tempo chiediamo che gli 80 lavoratori della Mag Service Società cooperativa, che opera presso la Gdn di San Cipriano Po, vengano confermati sull'appalto e che, per le caratteristiche dell'attività svolta, venga applicato loro un contratto collettivo nazionale di lavoro che assicuri qualificazione del lavoro, tutela e giusta retribuzione. Ma la decisione dell'azienda di licenziare 20 degli 80 lavoratori e di riassumere 50 dei 60 lavoratori che resteranno sull'appalto, a tempo determinato ed attraverso un contratto in somministrazione, ci ha portato ad interrompere la trattativa e a dichiarare l'apertura dello stato di agitazione, pronti a mettere in campo tutti gli strumenti che si renderanno necessari al fine di rivendicare i diritti e la dignità dei lavoratori".

Ma la Cgil è impegnata anche sul fronte di Zalando: il 9 luglio ci sarà un nuovo incontro tra il sindacato e i partner dell'azienda, Fiege e Ucsa, per capire quanti sono i lavoratori disposti a trasferirsi nel nuovo magazzino di Verona e quanti quelli disposti ad essere ricollocati negli altri impianti della cooperativa Ucsa tra Milanese, Lodigiano e la provincia di Piacenza; domani, inoltre, Fiege inizierà i colloqui con i lavoratori pronti al trasferimento per la firma del contratto in modo che da metà luglio siano operativi a Verona.

venerdì 26 giugno 2020

DA MINNEAPOLIS A MILANO, CONTRO RAZZISMO E VIOLENZA DI STATO!

MILANO- Presidio unitario presso il consolato USA di Piazza Stati Uniti d'America, a sostegno di Black Lives Matters e della mobilitazione in corso in America Intervento del compagno Franco Grisolia - Partito Comunista dei Lavoratori

 

giovedì 25 giugno 2020

LE MOBILITAZIONI IN USA E NEL MONDO CONTRO IL RAZZISMO E IL CAPITALISMO

L’omicidio di George Floyd a Minneapolis il 25 maggio è stato l’innesco di una situazione esplosiva che covava da tempo. Le diseguaglianze di classe e razziali, la corruzione, i diritti democratici affossati in molti stati in USA sotto forma di violenta repressione poliziesca e le conseguenze contro i più deboli della pandemia, sono stati la spinta per enormi mobilitazioni di massa in tutto il paese portate avanti con una determinazione che non si era vista nemmeno nelle proteste degli anni '60 e '70. In centinaia di metropoli e centri urbani la risposta contro il governo dello stato capitalista più potente al mondo, gli Stati Uniti, non si ferma da quel giorno. Le settimane di mobilitazioni hanno iniziato a rompere la diga messa come argine dal sistema per impedire che le proteste in difesa degli elementari diritti democratici, si legasse ad una sollevazione sociale anticapitalista. Nei primi giorni, la risposta poliziesca è stata pesantissima. L’uso sistematico della violenza militarizzata della Guardia Nazionale, l’uso di nuove armi anti sommossa contro le manifestazioni di massa anche pacifiche, la minaccia di utilizzare l’esercito, l’utilizzo della sigla ANTIFA come capro espiatorio, hanno gettato altra benzina sul fuoco. Da una parte la sovraesposizione mediatica dei momenti di rabbia della gioventù afroamericana emarginata contro i negozi e supermarket da parte dei mezzi di informazione, e l’inserimento delle provocazioni delle organizzazioni dell’ultra destra dall’altra, non hanno impedito che questa ondata di mobilitazioni si fermasse. Le parole della portavoce di BLACK IS MATTER Tamika Mallory “…enough is enough – quando è troppo è troppo” o slogan come “No justice no peace” utilizzato già nel 1986 quando il giovane afroamericano Michael Griffith venne massacrato a New York da razzisti bianchi sono stati la colonna sonora in ogni corteo. Persino all’interno del Partito democratico si sono alzate voci inneggianti la repressione e il possibile uso dell’esercito contro le mobilitazioni di massa. Ma ben presto l’atteggiamento è parzialmente cambiato. Con le proteste che invece di placarsi si infiammavano in tutti gli stati e nelle metropoli come New York, Los Angeles, Detroit, Chicago, le autorità, alti gradi militari e lo stesso Pentagono hanno per ora scaricato limitatamente le polizie locali promettendo riforme, limitazioni dei budget e dell’uso della forza.

Questa rivolta negli USA è un segnale di una nuova fase storica e non è solo la rabbia nera verso secoli di omicidi razzisti o di poliziotti impuniti per l'assassinio di afroamericani disarmati. È l’espressione della sofferenza sociale di di intere comunità e delle enormi differenze sociali tra ricchi e poveri, di una classe media sempre più in via di proletarizzazione, di decine di milioni di disoccupati, dello sfruttamento capitalistico sempre più pianificato scientificamente dei lavoratori, della disperazione delle popolazioni rurali e native per i territori depredati e desertificati dall’estrazione di fonti energetiche fossili, e infine del dolore e della rabbia per l’emergenza Covid 19 che ha salvaguardato solo la classe dominante. È il segnale di una coscienza di classe che si sta risvegliando lentamente dal suo torpore. È la sempre maggiore consapevolezza che il sogno di un nuovo modello di società, il famoso “sogno” di Martin Luther King può essere raggiunto solo attraverso la lotta di classe.

Questo si è visto molto bene in diverse situazioni dove i lavoratori si sono uniti alle parole d’ordine di BLM condividendo enormi mobilitazioni di massa. Lo sciopero generale del 12 Giugno a Seattle ha visto la partecipazione di studenti e lavoratori con una marcia di protesta di almeno 60.000 persone, nella quale le rivendicazioni anticapitaliste erano chiarissime, come quelle per la difesa di posti di lavoro in tutta l’area industriale e la pesante realtà della disoccupazione.

Anche lo sciopero generale lanciato in diversi stati per il Juneteenth - 19 Giugno storica data dell’abolizione della schiavitù ha avuto una riuscita sbalorditiva. Uno dei maggiori scioperi del Juneteenth è stato indetto dall'International Longshore and Warehouse Union (ILWU), che ha bloccato il lavoro per otto ore in tutti i 29 porti lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. Come tutti gli scioperi generali indetti da BLM, coinvolgono i lavoratori di qualsiasi etnia. Dopo 4 settimane di proteste ininterrotte. il 19 Giugno sono scese in piazza in centinaia di migliaia di persone ad Atlanta ed a Oakland, in California, unendo nella lotta la “West and East cost” degli Stati Uniti.


LOTTA DI CLASSE AL RAZZISMO E INTERNAZIONALISMO

Le battaglie negli Stati Uniti contro il razzismo hanno avuto l’appoggio e la solidarietà dei rivoluzionari di tutto il mondo. Le proteste che stanno avvenendo al di fuori degli Stati Uniti dall'Europa all'Australia, dal Giappone all'Africa, dal Messico al Brasile hanno unito le proteste contro l'uccisione di George Floyd alle risposte contro la brutalità razzista delle polizie locali verso le popolazioni native, verso i migranti e verso le minoranze etniche e religiose come in Brasile ed Australia. In Australia, in particolare, enormi marce di protesta hanno attraversato tutto il continente da Perth a Wollongong, da Sydney a Melbourne e in migliaia hanno legato la lotta americana con la difesa dei diritti della popolazione nativa aborigena, ricordando le sofferenze del post-colonialismo britannico e le discriminazioni contro il popolo LGBT. In Australia, la brutalità della polizia e del sistema giudiziario assume forme diverse rispetto agli Stati Uniti, forme che non possono essere facilmente documentate. Ma la violenza è evidente nelle ferite sui loro corpi e nelle loro anime, nelle storie di vita degli aborigeni. "Black Lives Matter" è diventato quindi un richiamo radicale per gli aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres e in tutto il paese, ma non è una novità. La novità di queste proteste è quella di molti lavoratori australiani bianchi che hanno deciso di unirsi ai nativi per richiamare l'attenzione su tutta questa violenza. In Europa, l’appello di Black Lives Matter ha percorso con manifestazioni enormi tutte le principali capitali, in particolare Berlino, Londra e Parigi.

I rivoluzionari sanno che la lotta per la democrazia e per la difesa dei diritti marciano insieme con la lotta di classe. Le parole di Malcom X sono chiarissime: “non esiste il capitalismo senza il razzismo”. La lotta contro la violenza degli stati capitalistici e il razzismo possono avere successo solo con un profondo progetto e programma rivoluzionario. I rivoluzionari si stanno battendo contro il capitalismo sempre più in crisi che sta distruggendo il pianeta, discrimina gli esseri umani per genere, razza, orientamento sessuale e identità, che ci sfrutta, e il cui suo unico obiettivo è l'aumento permanente del profitto a scapito delle nostre vite e dei nostri corpi.

Il Partito Comunista dei Lavoratori in queste settimane, in una logica di fronte unico, è impegnato in iniziative di difesa dei lavoratori immigrati, di denuncia della loro condizione e di condanna delle violenze subite, per unire le proprie ragioni con le ragioni della mobilitazione in corso negli USA e nel mondo.


Ruggero Rognoni

IN PIAZZA PER GARANTIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO PER TUTTI



Tutti in piazza contro il Governo. 

Migliaia di genitori, insegnanti e studenti  si preparano a scendere in piazza. Da Torino a Palermo, passando per Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma e Napoli: in sessanta città d’Italia, giovedì 25 giugno alle 18, il mondo della scuola si ribella. Pronto a chiedere un rientro sui banchi a settembre in completa sicurezza, senza la didattica a distanza, senza i turni tra gli studenti costretti a stare metà in classe e metà a casa per mancanza di spazi, senza le ore di lezione ridotte a 40 minuti.

A chiamare a raccolta le famiglie di tutta Italia per scendere tutti in piazza è il comitato “PRIORITÀ ALLA SCUOLA” che in pochi mesi, è riuscito a raccogliere migliaia di adesioni.

Il comitato, che vedrà al suo fianco in piazza 48 organizzazioni nazionali e decine di associazioni tra cui Cobas Scuola, Flc Cgil, collettivi studenteschi, docenti precari, Non Una di Meno e universitari, chiede lo stanziamento di fondi extra, un numero adeguato di insegnanti e personale Ata, più spazi per gli istituti, investimenti strutturali per l’edilizia e protocolli di prevenzione sanitaria. Ma non solo, ribadisce un sonoro “no” alla riduzione del tempo scuola, alle lezioni da 40 minuti anziché 60, alla prosecuzione della didattica a distanza e all’esternalizzazione di servizi educativi per completare il tempo scuola.

Infatti quanto delineato dal ministero porterà a una scuola classista, dove aumenteranno le diseguaglianze e dove andranno avanti solo i figli di chi potrà permettersi insegnanti privati a casa per le lezioni di recupero.

Le città

Ecco le sessanta città nelle quali i genitori andranno in piazza: Firenze, Roma, Milano, Faenza, Trento, Ravenna, Genova, Reggio Emilia, Pisa, Livorno, Pontedera, Perugia, Cremona, Lucca, Ancona – Civitanova Marche, Parma, Vicenza, Arezzo, Pistoia, Torino, Padova, Ferrara, Napoli, Collegno (Torino), Vercelli, Brescia, Verona, Prato, Matera, Taranto, Aosta, Bologna, Forlì, Sassari, Sanremo, Potenza, Torre Pellice (Torino), Imola, Palermo, Terni, Cuneo, Cesena, Cosenza, Mantova, Caserta (in piazza venerdì), Benevento, Massa Carrara, Modena, Mondoví (Cuneo), Aci Castello (Catania), Pescara, Catania, Siracusa, Sacile (Pordenone), Salerno, Varese, Pavia, La Spezia.

domenica 21 giugno 2020

DA MINNEAPOLIS A MILANO, CONTRO RAZZISMO E VIOLENZA DI STATO!

Gli avvenimenti in corso negli Usa, con le imponenti manifestazioni che si susseguono oramai da tre settimane nei diversi stati segnano lo sviluppo di un imponente movimento antirazzista contro le violenze della polizia e il retroterra sociale e culturale che le alimenta, mette al centro dell’attenzione di tutta l’opinione pubblica mondiale un possibile cambio epocale.

Il movimento postosi come propulsore di questa mobilitazione ormai mondiale i “Black Lives Matters" oltre a rivendicare bisogni di uguaglianza e democrazia, mette al centro le ragioni sociali degli sfruttati, chiama in causa l'ipocrisia del principale imperialismo oggi esistente al mondo. La politica di potenza, in questi anni interpretata dalla Presidenza Trump  nei confronti di altre nazioni e popoli oppressi è la replica delle politiche di aggressione verso lo stesso popolo americano; manifestato nel suo volto poliziesco sia nei confronti dei lavoratori che dei giovani americani, in particolare della popolazione nera, ispanica, asiatica con  modalità razziste e fasciste.

Perché il movimento “Black Lives Matters” trova consenso anche da noi, nella Unione Europea? Perché milioni di lavoratori e lavoratrici immigrati ogni giorno sperimentano sulla propria pelle la violenza oppressiva del sistema capitalista e il suo profilo razzista.
Le leggi discriminatorie nel nome della “sicurezza”, super sfruttamento, caporalato, soprusi e angherie quotidiane, violenze omicide della malavita, repressione poliziesca delle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici immigrati/e.  Una realtà difesa, in forme diverse, da tutti i diversi governi della U.E..

Non a caso, in diversi paesi ( Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia) le manifestazioni di solidarietà con il Black Lives Matters chiamano sul banco degli imputati le violenze di casa propria , la tradizione imperialista e coloniale in cui affondano le proprie radici, le statue che la simboleggiano, contro ogni forma di nazionalismo e sciovinismo.

Mobilitiamoci perché anche in Italia si sviluppi un movimento analogo a quello che si va dispiegando in USA e in altri paesi capitalisti, capace di unire la battaglia contro il razzismo alla battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici contro lo sfruttamento, contro le politiche di privatizzazione, il capitalismo, contro ogni discriminazione e violenza poliziesca, che sia nelle strade di Minneapolis o nelle campagne del nostro sud, nelle metropolitane milanesi contro i Riders, nei CPR , nell’ esecuzione degli sfratti in ogni città del nostro Paese,  Milano compresa, o nei magazzini della Logistica.

MILANO - MERCOLEDÌ 24 GIUGNO h 18.00

Presidio unitario presso il consolato USA di Piazza Stati Uniti d'America, a sostegno di Black Lives Matters e della mobilitazione in corso in America.

Aderiscono:
FRONTE POPOLARE                                                                   
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO
POTERE AL POPOLO
SINISTRA ANTICAPITALISTA
CONFEDERAZIONE UNITARIA di BASE Milano