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mercoledì 31 gennaio 2018

RENZI, BERLUSCONI, SALVINI, DI MAIO: IL FRONTE UNICO CONTRO I SALARIATI



La campagna elettorale è formalmente agli inizi, ma ha già rivelato la sua cifra: un fronte unico di tutti i partiti dominanti contro i lavoratori salariati.
Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio, apparentemente gli uni contro gli altri armati, sono in realtà accomunati da due indirizzi di fondo: una ulteriore riduzione delle tasse per i capitalisti e il rispetto dell'Unione Europea e dei suoi vincoli. La risultante del combinato disposto è una sola: un'ulteriore aggressione al lavoro salariato, privato e pubblico.
Basta semplicemente far di conto, sfrondando la confezione delle parole e andando a guardare qual è la merce.

In fatto di tasse, Renzi rilancia sulle decontribuzioni ai padroni, Berlusconi e Salvini gareggiano su una flat tax la più bassa possibile, Di Maio offre di fatto maggiore libertà di evasione (“basta controlli fiscali”) e abolizione dell'Irap. Ma parliamo in ogni caso di una nuova massiccia detassazione del capitale, in linea con la tendenza degli ultimi trent'anni, e col nuovo corso della politica fiscale sul piano mondiale (riforma fiscale di Trump, May, Macron...).
Anche in fatto di UE, tutti giocano alla “rinegoziazione delle regole” con posture diverse: Renzi offre un allungamento dei tempi del Fiscal Compact, Berlusconi e Salvini si contendono la tutela del made in Italy dalla concorrenza straniera, Di Maio chiede la revisione del tetto di deficit del 3%. Ma tutti sono paladini dell'Unione Europea capitalista, inclusi i sovranisti (ugualmente truffaldini) di ieri. E quindi tutti accettano il pilastro strutturale su cui la UE si fonda: la riduzione progressiva del debito pubblico, attraverso il suo pagamento, a garanzia delle banche creditrici (nazionali ed estere).

Bene. Qual è la risultante annunciata di un'ulteriore e massiccia riduzione delle tasse per i capitalisti, combinata con la prosecuzione del pagamento del debito pubblico (per di più a fronte del prevedibile innalzamento dei tassi di interesse sui titoli a seguito della cessazione della pioggia d'oro della BCE)? È molto semplice: una nuova massiccia aggressione alla voci della spesa sociale, in fatto di pensioni, sanità, istruzione, protezioni sociali. Non c'è altra risposta possibile. Perché anche la logica ha i suoi diritti. Se i capitalisti pagano ancor meno tasse (si calcola dai 40 ai 150 miliardi in meno, a seconda delle proposte in campo) e i banchieri continuano a incassare i 70/80 miliardi annui di soli interessi sul debito (in probabile rialzo), non ci può essere altra fonte di finanziamento che il continuo smantellamento delle tutele sociali. Altro che abolizione della Fornero, come blatera quell'ipocrita di Salvini. Altro che le pensioni di 1000 euro a tutte le casalinghe, come promette Berlusconi (in una logica iperfamilista). Altro che il reddito di cittadinanza a cinque stelle (in cambio della disponibilità al lavoro precario)! Il programma reale dei partiti dominanti è l'opposto di ciò che si annuncia nella televendita elettorale. E persino se una piccola parte di quelle misure venisse simbolicamente abbozzata sarebbe comunque a spese dei lavoratori salariati, il vero bancomat dell'intero sistema capitalista. Quelli che reggono sulla propria schiena l'80% del prelievo fiscale. Quelli che vivono ogni giorno la miseria di uno sfruttamento sempre più intollerabile, a garanzia dei profitti di borsa di grandi azionisti e parassiti, mai tanto prosperi e sempre meno tassati.

Questa truffa a reti unificate va contrastata. Ma lo può fare con le carte in regola solo una sinistra rivoluzionaria. Non una sinistra già compromessa nelle politiche dominanti, che omaggia Tsipras, che si limita all'antiliberismo. Ma una sinistra che si batte per il rovesciamento del capitalismo, per un governo dei lavoratori, per un'alternativa socialista. L'unica reale alternativa.


Partito Comunista dei Lavoratori

lunedì 29 gennaio 2018

IL MERCOLEDÌ DA LEONI DEL SINDACO DE MAGISTRIS

Il sindaco del "popolo" contro gli operai





Ci sono a volte piccoli episodi nella vicenda politica che finiscono con assumere un significato che li trascende. È il caso del “mercoledì da leoni” di Luigi De Magistris.

Mercoledì 24 gennaio il sindaco di Napoli dichiarava il proprio sostegno alla lista elettorale di Potere al Popolo. Nessuna sorpresa. Il centro sociale Je so' pazzo, promotore di Potere al Popolo, ha appoggiato da sempre De Magistris (privatizzazioni delle municipalizzate incluse). Del tutto naturale dunque un atto di riconoscenza, sia pure formulato con distacco istituzionale.

Sta di fatto che lo stesso mercoledì, a Napoli, gli operai delle pulizie della ditta Samir intraprendevano uno sciopero contro il mancato pagamento degli stipendi, bloccando i trasporti della città. Uno sciopero duro e compatto, con occupazione di binari ferroviari, che è stato oggetto di cariche poliziesche piuttosto pesanti con diversi feriti tra gli scioperanti. Cariche giustamente denunciate da sindacalisti USB.

Anche De Magistris è intervenuto. Contro la polizia, penserà qualcuno. No, contro gli operai. E con un comunicato durissimo che denuncia lo sciopero dei lavoratori Samir come «azione criminale», dichiara testualmente tolleranza zero contro gli scioperanti, annuncia provvedimenti punitivi ad ogni livello nei loro confronti. Gli operai della Samir, già in lotta per la paga, dovranno ora vedersela in sede giudiziaria. Una vergogna.

L'episodio è piccolo, naturalmente, ma il suo significato è grande. Dimostra che un populismo elettoralista che rimuove il riferimento di classe nel nome del 'popolo' è esposto per sua natura a equivoci esplosivi, al di là di ogni illusione. De Magistris si è posto a tutore del popolo indistinto dei propri elettori contro la lotta e gli interessi dei salariati. Ha agito come garante dell'ordine pubblico della città contro uno sciopero che lo ha turbato. Con toni e argomenti francamente identici a quelli usati dal PD e dalle destre, ma in più con la diretta minaccia verso gli operai consentita dal suo potere istituzionale. Del resto, è il naturale riflesso condizionato del giustizialismo dipietrista e legalista da cui De Magistris proviene.

Il PCL non si aspetta nulla di diverso dal chavismo in salsa napoletana, a cui hanno capitolato tante sinistre (anche in ambienti di estrema sinistra). Ma invece chi pensa alla giunta De Magistris come metafora del “potere del popolo” ha forse una occasione in più per riflettere, ben al di là del perimetro partenopeo. Non può esistere un potere del popolo al di sopra delle classi. Il potere, ogni potere, o è dei lavoratori o è contro di loro. È in fondo la ragione di una sinistra rivoluzionaria.


Partito Comunista dei Lavoratori

venerdì 26 gennaio 2018

CONTRO LA GUERRA DI ERDOGAN



La Turchia di nuovo all'assalto dei kurdi

L'aggressione militare della Turchia alle forze kurde siriane segna un nuovo capitolo dello scenario di guerra della regione. L'obiettivo dichiarato del regime di Erdogan è annientare alla radice ogni possibile germe di autodeterminazione kurda, ma anche allargare manu militari la propria area d'influenza in Siria per rafforzare il peso negoziale turco al tavolo della spartizione. Non è un caso che l'aggressione avvenga alla vigilia del cosiddetto dialogo nazionale siriano, previsto a Sochi a fine gennaio.

L'aggressione turca si avvale di due fattori importanti. Il primo è la chiara copertura della Russia di Putin, che cerca di capitalizzare a proprio vantaggio ogni frizione interna al campo della NATO, e che ottiene in cambio da Erdogan il nuovo gasdotto in Turchia, rotta preziosa verso l'Europa attraverso il Mar Nero. Il secondo è la paralisi imbarazzata dell'imperialismo USA, che prima ha usato le forze kurde come propria fanteria nella guerra siriana, ma ora ha una evidente difficoltà a contrapporsi alla Turchia - alleato NATO - in termini politici e tanto più militari. «Gli Stati Uniti riconoscono pienamente il diritto legittimo della Turchia di proteggere i propri cittadini da elementi terroristi che lanciano i propri attacchi dalla Siria», ha dichiarato non a caso il segretario di Stato USA Rex Tillerson. La preoccupazione di non consegnare la Turchia alla Russia è manifesta.

I kurdi sono dunque ancora una volta la vittima designata degli interessi delle potenze imperialiste vecchie e nuove, e delle ambizioni neo-ottomane del regime turco. L'idea che la questione kurda possa essere risolta dai balletti delle diplomazie, magari come ricompensa del sangue versato contro l'ISIS, riceve l'ennesima smentita.
Esattamente come un secolo, fa le potenze imperialiste e regionali sono unicamente interessate al grande gioco della spartizione del Medio Oriente, contro i kurdi come contro i palestinesi. L'esperienza drammatica dei fatti dimostra una volta di più che i diritti di autodeterminazione nazionale del popolo kurdo, come del popolo palestinese, possono essere realizzati solo per via rivoluzionaria. Solo legando le aspirazioni delle nazioni oppresse alla rottura con l'imperialismo, con il sionismo, con tutti i regimi reazionari della regione, nella prospettiva storica di una federazione socialista del Medio Oriente.

In questo quadro, e da questa angolazione, difendiamo oggi le forze kurde dall'aggressione turca.


Partito Comunista dei Lavoratori

giovedì 25 gennaio 2018

COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA
Le vittime ed i feriti del gravissimo incidente ferroviario di questa mattina a Pioltello sono sulla coscienza di chi decide continui tagli ai costi del trasporto ferroviario locale, privilegiando solo l'alta velocità e l'immagine della azienda.
Solo un governo dei lavoratori, solo un controllo di comitati di lavoratori delle ferrovie ed utenti del trasporto pubblico locale potrà evitare in futuro che la logica del profitto produca altre vittime.

Partito Comunista dei lavoratori
Coordinamento regionale della Lombardia


martedì 23 gennaio 2018

PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA - PAVIA

Una lista classista e anticapitalista, una lista unica nel panorama delle forze esistenti  anche sul versante della sinistra politica.


dalla Provincia Pavese del 23 gennaio 2018

sinistra rivoluzionaria

Anfossi, Vanetti, Boggiani e Coda in lista
PAVIA
La lista Per una sinistra rivoluzionaria, nata dall'unione tra Partito comunista dei lavoratori e Sinistra classe e rivoluzione candida al collegio uninominale Mauro Vanetti per la Camera a Pavia, Simona Coda per Vigevano Voghera, Andrea Boggiani per Lodi e Francesco Anfossi, Pcl Pavia, per il Senato. Vanetti, ingegnere informatico, ha 38 anni, da sempre impegnato in politica, si è dedicato con Senza Slot alla lotta al gioco d'azzardo. Simona Coda, di Scaldasole, ha 30 anni e lavora in una società informatica, è stata coordinatrice provinciale dei Giovani Comunisti. Francesco Anfossi, 62 anni, impiegato in pensione, ex sindacalista Cgil dei bancari ed ex di Democrazia proletaria. Andrea Boggiani, 48 anni, inferimere al San Matteo e sindacalista. In programma uscita dall'UE, rifiuto del pagamento del debito, nazionalizzazione delle banche, abolizione del Jobs Act, del finanziamento pubblico alle scuole private e dell'obiezione di coscienza sull'aborto, ripristino dell'articolo 18, salario minimo a 1200 euro, matrimonio tra persone dello stesso sesso. (a.gh.)

sabato 20 gennaio 2018

mercoledì 17 gennaio 2018

TSIPRAS COLPISCE IL DIRITTO DI SCIOPERO



Il governo Syriza-Anel ha varato pochi giorni fa due misure esemplari: da un lato la messa all'asta delle case sequestrate per debiti verso le banche; dall'altro una legge antisciopero che dichiara illegali gli scioperi promossi da assemblee dei lavoratori cui non partecipino la maggioranza degli iscritti ai sindacati. Uno scandalo. Hanno qualcosa da dire al riguardo Liberi e Uguali e Potere al Popolo?

Potere al Popolo ha presentato due giorni or sono la propria lista al Parlamento europeo, ospitato dal gruppo del GUE/Sinistra Europea, capeggiata da Tsipras. Ha sentito il dovere di solidarizzare pubblicamente con gli scioperi in corso in tutta la Grecia contro le misure del governo Tsipras, oppure ha onorato col proprio silenzio il padrone di casa contro i lavoratori greci? Naturalmente la seconda cosa.

La verità è che il diavolo fa la pentola ma non i coperchi. Tanta retorica sulle lotte, sui movimenti, sul “fare e non dire”, per continuare a coprire il governo Tsipras!
Solo la lista “Per una sinistra rivoluzionaria” dirà la verità su quanto sta avvenendo in Grecia.
Perchè la verità è rivoluzionaria.


Partito Comunista dei Lavoratori