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giovedì 27 novembre 2014
mercoledì 26 novembre 2014
Comunicato PCL sulle elezioni
I risultati delle elezioni regionali
La disaffezione operaia verso il PD di Renzi e la necessità di una alternativa politica di classe Il risultato delle elezioni regionali che appare più evidente, nonostante le affermazioni del bullo di Palazzo Chigi, è quello dell'astensione di massa, in primo luogo in Emilia-Romagna. In questa regione di storico riferimento per il PD e i suoi predecessori non è semplicemente emerso un rifiuto trasversale alle degenerazioni del ceto politico locale, ma si è fondamentalmente espressa una profonda disaffezione delle lavoratrici e dei lavoratori nei confronti dell'azione di brutale attacco del governo contro il movimento operaio e quello che resta delle sue conquiste storiche L'insipienza della sinistra riformista contribuisce a mantenere questa disaffezione in termini passivi. La realtà di SEL ne è la dimostrazione più lampante. Questo partito avrebbe potenzialmente una piccola, ma reale, autostrada aperta per raccogliere la disaffezione dell'elettorato operaio e di sinistra del PD, se sviluppasse una coerente battaglia politica contro il renzismo a tutti i livelli. Ma, nella continuità con la peggior tradizione bertinottiana, quello che conta sono gli assessorati e i posti di governo e di sottogoverno ("a disposizione" dei padroni, come nella frase del Niki governatore in Puglia nei riguardi di Riva): così, in Emilia-Romagna, si sono presentati nella coalizione renziana, esemplificazione concreta della loro strategia e delle loro speranze nazionali.
Quanto a Rifondazione (e al PdCI), dopo i disastri prodotti dalla loro politica governista, preferiscono mascherarsi dietro coalizioni senza riferimento classista, senza i simboli storici del movimento operaio (falce e martello o la stessa parola “sinistra”), che, come se fossimo due secoli fa, parla alle "persone" e a "cittadini" e non ai/lle lavoratori/trici e a tutti gli sfruttati ed oppressi, sotto la guida di autocentrati e presuntuosi intellettuali piccolo borghesi "progressisti". Del resto che si poteva attendere, ragionando seriamente, dai partiti diretti dagli ex ministri Ferrero o Diliberto, che mentre si proclamavano "comunisti", sostenevano riforme legislative che creavano la precarietà di massa ("pacchetto Treu"), gli interventi militari imperialisti, in primis in Afganistan e Iraq (ovviamente "solo" quando erano al governo), o la riduzione massiccia delle tasse per capitalisti e banchieri.
Il relativo successo di Sel e Altra Emilia-Romagna – mentre è fallimentare il dato di Altra Calabria – appare congiunturale: l'astensionismo di massa ha colpito i partiti maggiori agevolando la parte motivata dell'elettorato, contemporaneamente lo scontro tra apparato CGIL e PD ha dato una mano alle liste considerate più a sinistra.
La reazione di massa alle politiche del governo ha quindi trovato una risposta prioritariamente, se non esclusivamente, nell’astensione e nel rifiuto del voto. E nel contempo si è affermata un’opposizione reazionaria, quella della “Lega dei popoli” centrata sulla nuova prospettiva della Lega nord, che prova a capitalizzare la crisi berlusconiana ed a organizzare un consenso interclassista in un movimento antieuropeo della destra politica e sociale.
In questo quadro complessivo, ci impegniamo quindi a sviluppare una vera alternativa anticapitalista, che non tradisca gli operai e gli sfruttati in generale, che indichi nella rivoluzione sociale, nel potere dei lavoratori e nel socialismo la sola soluzione realistica alla crisi capitalistica. L’alternativa del PCL.
Scontiamo la nostra indubbia debolezza numerica ed organizzativa, ma anche, sia in Emilia Romagna che in Calabria, l'esistenza di leggi elettorali antidemocratiche, che garantiscono le forze politiche esistenti nelle istituzioni, e impediscono a quelle esterne e, in primis al nostro partito, di potersi presentare al giudizio dell'elettorato, col nostro programma anticapitalistico rivoluzionario.
Nonostante ciò i nostri compagni hanno fatto di tutto per far sentire il più largamente possibile la voce del Pcl, anche nelle ultime scadenze elettorali (si veda la campagna intorno alla candidatura propagandistica del compagno Michele Terra a presidente dell'Emilia Romagna).
E soprattutto il Pcl farà ogni sforzo per aumentare ancor di più il proprio impegno e il proprio intervento e rendere coscienti il maggior numero possibile di lavoratori/trici, oggi finalmente in rottura col PD, che una alternativa esiste, ma non è quella del riformismo piccolo borghese e governista dei Vendola, Ferrero, Civati e compagnia, bensì quella classista e rivoluzionaria rappresentata dal nostro partito.
Partito Comunista dei Lavoratori
Il Giornale Comunista dei Lavoratori N°7 Novembre 2014
Editoriale di Marco Ferrando
L'attacco frontale all'articolo 18 segna una accelerazione politica del corso bonapartista del governo Renzi. Al di là del suo stesso contenuto di merito- Il merito è grave. Non si tratta di pura manutenzione della versione menomata di un diritto "già cancellato", come a volte si legge. Ma dell’eliminazione conclusiva della figura del giudice, quale ultimo appello del lavoratore illegittimamente licenziato. Si tratta in altri termini dell’effettiva libertà di licenziamento senza giusta causa, come Renzi peraltro ha pubblicamente rivendicato. Gli effetti pratici di tale misura sui rapporti di forza fra le classi sono tutt'altro che trascurabili. Tanto più in un quadro già segnato dalla crescita esponenziale dell'arbitrio padronale nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Il plauso ammirato di Fiat e Confindustria non è Casuale. Ma non si tratta solo di articolo 18. La scelta di Renzi é eminentemente politica. E' la scelta di chi reagisce alle proprie crescenti difficoltà di tenuta col rilancio di uno scontro sociale provocatorio con il movimento operaio, nel nome dell’interesse generale “ della nazione". E' il riflesso condizionato di un aspirante Bonaparte. La scelta parallela di una Legge di Stabilità che detassa il padronato, offre i bonus bebè, promuove l'anticipazione truffa del TFR in busta paga, è esattamente il manifesto del "partito della Nazione". Un partito reazionario e "popolare". Nemico dei lavoratori ma a caccia I dei loro voti.
IL COLPO D'ALA DI UN CAPO REAZIONARIO
Le difficoltà del governo ai piedi dell'autunno erano evidenti. L'effetto propagandistico "80 euro" era largamente evaporato sotto il peso della crisi e di nuovi balzelli. I sondaggi denunciavano un calo di popolarità del governo. Alcuni ambienti di grande borghesia accentuavano il proprio scetticismo per la politica autocentrata dell'annuncio. Gli accordi parlamentari con Berlusconi erano messi a rischio dalla guerra interna a Fl, con rischi di ricaduta sull'intera partita delle riforme istituzionali. Come reagire a questa tempesta perfetta'? Col colpo d'ala di un capo reazionario. L'improvvisa apertura dello scontro frontale sull'articolo 18 contro gli stessi sindacati non serve solo a esibire un trofeo in sede UE per cercare di ottenere spazio di manovra più ampio per la detassazione delle imprese (anche). Non serve solo a indebolire la fronda interna a Fl, nell'interesse della tenuta di Berlusconi e quindi del proprio accordo con Berlusconi (anche). Serve a rilanciare il richiamo populista attorno al capo. Serve a ricomporre attorno a se un blocco sociale reazionario anti operaio che sfondi nella piccola e media impresa così come nella gioventù precaria e disoccupata. Serve a rilanciare l'immagine dell'uomo forte senza paura che si rivolge alla "società civile" contro le resistenze della "vecchia politica" e dei "vecchi sindacati" nel nome del nuovo. E che usa il discredito della vecchia politica borghese e delle stesse burocrazie sindacali come leva di accumulo di consenso. Quando Ronzi dice che "D'Alema se non ci fosse bisognerebbe inventarlo" e che "la gente sta con noi e non coi sindacati", rivela la cifra della sua intera operazione. L'operazione è molto pericolosa. Chi a sinistra si era cullato nella rappresentazione tranquillizzante di un Renzi in continuità con Letta deve fare i conti con la realtà. Quella di una tendenza bonapartista qualitativamente nuova. Di una seria minaccia reazionaria per il movimento operaio italiano. Di un progetto di Terza Repubblica ritagliato su misura di un Capo.
IL DISARMO UNILATERALE DELLE SINISTRE
Le sinistre politiche e sindacali rivelano una volta di più nel nuovo scenario tutta la propria subalternità e inconsistenza. Sul piano politico va in scena il disarmo, lungo una interminabile catena di Sant'Antonio. La vecchia guardia borghese liberale del PD, umiliata da Renzi, tratta il prezzo della propria resa sulla pelle dei lavoratori per salvare la propria pelle. Naturale. “L’opposizione" interna al PD è in mano a un ex renziano "democratico" (Civati) che difende il proprio spazio di testimonianza a futura memoria. SEL che un anno fa si era sperticata nel cantare le lodi di Renzi quale "speranza della sinistra", oggi volge le spalle allo stesso spazio politico di cui potrebbe disporre a sinistra del PD per salvare la residua speranza di essere riconvocata alla corte del centrosinistra dal capo del PD. Con cui peraltro è alleata nelle giunte locali che licenziano i lavoratori (da Genova a Roma) e nelle elezioni amministrative di tutta Italia. Tsipras resta immersa nel caos delle sue insolubili contraddizioni, segnata dall'estraneità alla centralità del lavoro e della lotta di classe. Sul piano sindacale va in scena l'opportunismo. La burocrazia dirigente della CGIL, già responsabile di lungo corso per l'avanzata del renzismo, reagisce al cannone di Renzi col fioretto di scherma. Frasi indispettite. Obiezioni puntute. Nessuna seria azione di lotta, neppure e difesa della propria dignità di apparato e di burocrazia. L'obiettivo è giocare sulla dialettica interna al PD per provare a conquistare il "dialogo" col governo anti sindacale. La manifestazione del 25 Ottobre ha raccolto una grande domanda di opposizione. Ma Camusso non dà a quella domanda alcuna vera prospettiva di mobilitazione. Il vertice FIOM ha svolto tutte le parti in commedia. Da un lato difende l'articolo I8 contro l'attacco del governo. Dall'altro si è candidato a lungo a interlocutore privilegiato del governo più reazionario degli ultimi decenni. Un'enormità. Landini ha offerto per sei mesi una copertina preziosa a Matteo Renzi col manto della propria popolarità ( “difesa della truffa degli 80 euro, nessuno sciopero contro il decreto Poletti, valorizzazione del "governo del cambiamento"). L'obiettivo era ottenere una legge sindacale favorevole sulla rappresentanza (e scalzare Susanna Camusso). Renzi dal canto suo ha usato per mesi la propria relazione privilegiata con le FIOM per prevenire ogni opposizione operaia. Ora Lendini, scaricato da Renzi, evoca “l’occupazione delle fabbriche". Ma alle parole non seguono i fatti (v. acciaierie di Terni) e tutto sembra ridursi a una minaccia rivolta a Renzi per cercare di riconquistare il dialogo perduto ("dialoga con me, non con Marchionne"). Non sappiamo come finirà questo gioco. Sappiamo che non definisce una prospettiva di lotta per gli operai.
PER UN CAMBIO DI ROTTA
E' necessario e urgente un cambio generale di rotta. Un'altra politica. Un'altra direzione del movimento operaio e sindacale. Al progetto sociale e politico più reazionario degli ultimi decenni, è necessario contrapporre un'azione e un progetto di pari determinazione. Che punti ad unire l'azione di classe sul terreno della massima radicalità di lotta. Che eviti la dispersione di mille iniziative autocentrate a favore dell'unificazione delle forze. Che superi la soglia rituale delle manifestazioni di "dissenso" per imboccare la via della mobilitazione di massa prolungata, mirata realmente a vincere. Che incoraggi e promuova l'autorganizzazione di classe e di massa. Che rimuova, su un altro versante, l'eterna illusione di scorciatoie "antagoniste" per affermare la centralità della classe operaia e della lotta di classe quale leva decisiva di un blocco sociale alternativo e di una alternativa anticapitalista. Portare in ogni lotta questa visione generale é più, che mai le cifra della politica di massa del PCL. E la leva della sua costruzione e radicamento nell'avanguardia di classe.
martedì 25 novembre 2014
venerdì 21 novembre 2014
OLTRE IL 12 DICEMBRE
Lo sciopero generale convocato da CGIL e UIL per il 12 Dicembre contesta le politiche del governo Renzi, ma riflette la debolezza dell'azione sindacale e un vuoto di prospettiva.
Le burocrazie sindacali manifestano il “dissenso” senza organizzare una lotta vera. Si limitano a replicare al rifiuto di “ascolto” del governo nel nome dell'apertura del “dialogo”.
Ma un'azione di pura pressione ordinaria sul governo Renzi non corrisponde alla gravità dell'attacco portato ai lavoratori , finisce col subordinarsi di fatto ad una logica emendativa, ed è priva oltretutto di sbocchi credibili: a fronte di un corso politico reazionario apertamente contrapposto al movimento operaio e sindacale.
E' necessario un salto dell'azione del movimento operaio e sindacale per contrapporre ala determinazione reazionaria del governo una forza di massa uguale e contraria, dentro una mobilitazione prolungata e radicale. L'unica che può piegare governo e padronato .
Il 12 dicembre deve segnare un punto di svolta. Di fronte alla prevedibile intransigenza del governo e alla continuità del suo attacco, va promossa una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro, in tutte le categorie, per definire una risposta di lotta di pari radicalità e una piattaforma di mobilitazione unificante, oggi clamorosamente assente. Una piattaforma che leghi la rivendicazione del ritiro incondizionato delle misure governative a un piano più generale di obiettivi e soluzioni alternative. Una piattaforma di lotta che possa essere realmente un punto di riferimento riconoscibile per i lavoratori, i precari, i disoccupati, e perciò stesso strumento essa stessa della mobilitazione di massa più ampia.
Solo questa svolta unitaria e radicale di lotta può ribaltare i rapporti di forza e strappare risultati reali ; mettere in crisi il renzismo e lo stesso blocco sociale che va raggruppandosi attorno al populismo reazionario di Salvini e settori di destra; aprire dal basso una prospettiva politica di reale alternativa.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
giovedì 20 novembre 2014
MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A VARESE
NELLE SCUOLE E NELLE UNIVERSITÀ
AL RAZZISMO, ALL’OMOFOBIA, NO AL SESSISMO
RESISTENZA OGNI GIORNO
Sabato 29 novembre alle ore 9.30
Pre-Concetramento verso il Corteo Antifascista di Varese organizzato dall'ANPI in risposta alle provocazioni di stampo Fascista avvenute nella nostra Provincia e non solo!
RITROVO PRESSO LE STAZIONI DELLO STATO ORE 9:00
seguirà corteo verso il concentramento principale che sarà presso i Giardini Estensi (ore 10:00)!
Collettivo Studentesco Varesino - Alternativa Ribelle-ANPI VARESE
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