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domenica 12 ottobre 2014

GENOVA SOTT' ACQUA: UNA VITTIMA E MILIONI DI DANNI. L' ENNESIMA TRAGEDIA CAUSATA DAL CAPITALISMO



comunicato stampa del PCL - sez. Genova

11 Ottobre 2014

Una vittima e milioni di danni a negozi, edifici, strade ed autoveicoli: è il drammatico bilancio dell' alluvione dei giorni scorsi, che ha colpito la città di Genova e alcune zone della provincia (Montoggio e zona del Tigullio). Dopo le devastanti alluvioni del 1970, che provocò 25 morti, di quelle degli anni ‘ 93 -’98 e 2000 che provocarono ingenti danni in varie zone della città. E dopo quella del 2010 che devastò Sestri Ponente, fino a quella del 4 Novembre 2011, che provocò 6 morti e milioni di danni. Quella dei giorni scorsi rappresenta l' ennesima tragedia per la città, e l' ennesimo crimine del Capitalismo.

Sono tutte catastrofi causate dalla legge imperante del profitto: che ha tagliato le risorse per la ripulitura dei fiumi e per lo scollamento del Bisagno, ha autorizzato costruzioni edilizie a pochi metri dai corsi fluviali e massicce cementificazioni nelle zone costiere. E’ un fatto indiscutibile, per es., che da diversi anni, in questa città e in buona parte della Regione, le Amministrazioni locali applicano tagli continui nel settore delle manutenzioni ambientali e della pulizia di strade e tombini.

Governi nazionali, di centrosinistra e centrodestra, impegnati a pagare ogni anno più di 50 miliardi di interessi alle banche strozzine o a finanziare mega speculazioni come il Terzo Valico, la Gronda e la TAV,hanno “risparmiato” sulla protezione della natura e della vita .

Per questo sono i responsabili politici e morali di quanto è avvenuto. Assieme ai sindaci e ai governatori regionali che li hanno coperti e assecondati: sono tutti tenuti a dimettersi...!

Solo un governo dei lavoratori, rompendo con la legge del profitto, può investire uomini e risorse nel riassetto idrogeologico del territorio evitando, per sempre, il ripetersi di simili tragedie.

PCL - GENOVA

giovedì 9 ottobre 2014

OPERAZIONE TFR: NUOVA TRUFFA PER ALLOCCHI



Siamo alla riedizione dell'operazione truffa 80 euro.
Renzi cerca di ripetere in forme nuove una operazione populista. Contro le ragioni del lavoro.
“ Il TFR è salario dei lavoratori. 
Perchè non dar loro la possibilità di usarlo come credono? 
Lo Stato non può fare la mamma. I lavoratori sono responsabili”. Così recita la vulgata renziana. Sembrerebbe un argomento forte. Invece è un boccone avvelenato. Tralasciamo alcune incongruenze interne alla logica della propaganda : il fatto che l'operazione escluda 3 milioni di dipendenti pubblici significa che sono “responsabili” solo i lavoratori del settore privato?. Andiamo invece alla sostanza. Il lavoratore che acceda a parte del suo TFR ottiene un vantaggio?. No. Una penalizzazione. Anche nel caso di aliquota invariata di tassazione, aumenterebbe il suo reddito Isee. Che è il riferimento di calcolo per le detrazioni fiscali su casa, rette degli asili, spese universitarie. Le perdite sarebbero ben superiori ai “vantaggi”, come persino il giornale filo renziano Repubblica è costretto obtorto collo a documentare ( 7 Ottobre). Otterrebbe invece un duplice vantaggio lo Stato: sia perchè tasserebbe subito una quota di salario, altrimenti differita. Sia perchè indirettamente aumenterebbe, via Isee, la spremitura fiscale del lavoratore. Si parla di 5/6 miliardi di incasso aggiuntivo. Non è poco. La destinazione del gruzzolo è già pronta, come confessa il sottosegretario Morando: ridurre ancora l'IRAP a vantaggio dei capitalisti. Già peraltro rassicurati sul fatto che l'operazione TFR non procurerà loro alcun danno: l'anticipo TFR verrà fatto da un fondo apposito cogestito con le banche. Lo Stato garantirà le banche, con una riserva di risorse pubbliche. Cioè a carico dei lavoratori. Non è tutto. L'operazione sta in un contesto che aggrava ( e spiega)il senso dell'operazione. Renzi liberalizza i licenziamenti ingiustificati, dentro un quadro di crisi sociale che già moltiplica licenziamenti di massa. La liquidazione è quella parte del salario cui il lavoratore può accedere in emergenza quando perde il lavoro. Indurlo ad amputare la propria liquidazione significa indurlo a privarsi del principale salvagente disponibile, nel momento in cui si liberalizzano i licenziamenti. “Ma è una libertà del lavoratore”! Si obietta. Sì, anche quella di suicidarsi. Non è un buon motivo per incentivarla. Non solo. Il governo sta procedendo alla demolizione conclusiva del diritto al contratto nazionale di lavoro. Il contratto aziendale, detassato, diventa alternativo al contratto nazionale. E viceversa. É la liberalizzazione delle soluzioni Marchionne. Cosa significherà tutto questo? Che milioni di lavoratori subiranno una riduzione non solo dei diritti ma del salario. La libertà di accedere al TFR diventa così una sorta di ammortizzatore individuale self service della cancellazione generale di salario e diritti. La libertà di aggrapparsi all'anticipo della liquidazione per fame o debiti viene presentata come prova della generosità del sovrano verso i sudditi. In realtà è l' inganno che serve a coprire un cappio al collo. Pare che Confindustria, fatti due calcoli ,si sia convertita alle virtù dell'operazione. I banchieri anche, perchè sono coperti dalla garanzia statale Le destre reazionarie “liberiste”, che già con Tremonti avevano progettato la “soluzione”, plaudono, come fa il giornalaccio Libero. 
Ma perchè... Maurizio Landini si aggiunge al coro della soluzione Renzi? 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 7 ottobre 2014

CACCIAMO IL GOVERNO RENZI, CHE VUOLE PRIVATIZZARE E DISTRUGGERE DEFINITIVAMENTE LA SCUOLA!



Il governo Renzi in continuità coni precedenti governi Letta e Monti. avanza nella sua opera di tagli a ciò che rimane delle istituzioni di diritto pubblico e dei diritti dei lavoratori.
Il presidente del Consiglio ha, infatti, annunciato un programma di riforma della scuola a dir poco massacrante. 
Sotto la formula "la buona scuola" si celano nient’altro che fumosi progetti e il disegno reale di privatizzazione degli istituti superiori. L'idea del governo è quella di inserire gli imprenditori all'interno delle scuole pubbliche, trasformandole cosi in squadre di calcio in competizione fra loro, con tanto di "sponsor” finanziatori (imprenditori) che a detta di Renzi stimolerebbero gli investimenti. Ma le realtà è ben altra! Con l'inserimento dei privati nelle scuole questi potranno orientarne le scelte didattiche e la gestione. 
Ad esserne colpiti saranno sia il corpo docenti assieme al personale ATA, che il corpo studentesco. 
La figura del Preside sarà trasformata in quella del Manager. Il collegio docenti a sua volta passa alla stregua di consiglio dei" soci", prefigurando un'organizzazione della scuola sul modello aziendale. 
In questo modo aumenterà il clientelismo negli istituti e sarà favorito, sia nel lavoro che nello studio, chi ha più soldi e più potere politico a scapito di chi non ha santi in paradiso. 
E i criteri in base ai quali verranno gestiti i fondi, l'insegnamento, le funzioni dette scuole saranno legati a niente altro che il profitto di privati. I precari della scuola vengono silurati nel numero di 300 mila, ma per dividere i docenti il governo ne stabilizza 100 mila. O meglio, dichiara di volerne stabilizzare, perché non ha ancora reso nota la copertura di questa operazione (4,1miliardil). Tutto questo disegno serve ad assoggettare le scuole ,vere e proprie fabbriche di futuri lavoratori precari e sottopagali(se mai avranno un lavoro), alle logiche del mercato, non passando nemmeno per le funzioni un tempo esercitate dallo Stato (collocamento, ricerca del lavoro, ecc!). 
I padroni vogliono poter scegliere chi sfruttare direttamente a scuola. Vengono, infatti, introdotti per tutti gli istituti, gli stage, forma dl schiavitù legalizzata, perché ovviamente non retribuiti, coi quali gli studenti andranno subito ad essere sfruttati dai privati "sponsor” del territorio. 
Insomma: il modello Marchionne, che tanto piace a Renzi, applicato alla scuola pubblica. 
Questo piano reazionario di scuola non deve passare! 
E’ necessaria una grande mobilitazione nazionale di tutte le scuole italiane, che fermi questa ulteriore demolizione dell'istruzione pubblica. 
Studenti. professori e personale ATA devono unirsi nella lotta per la difesa della scuola pubblica.
Organizziamo per ogni scuola assemblee per opporsi agli scellerati piani del governo! Accendiamo la mobilitazione autunnale unificando la lotta della scuola con quelle del mondo del lavoro! Prepariamoci a scendere di nuovo in piazza! 

LA SCUOLA NON E' UN'AZIENDA! I DOCENTI NON SONO SOCI! GLI STUDENTI NON SONO CLIENTI!

 COLLETTIVO STUDENTESCO RIVOLUZIONARIO

venerdì 3 ottobre 2014




E' uscito il numero 6 de "IL GIORNALE COMUNISTA DEI LAVORATORI".








Editoriale "No alle riforme dei padroni". -Michele Terra- 
"La crisi di Sel e i dolari dell'altra Europa"
"Renzi e Mogherini una politica estera con poche idee e molti affari per la testa"- Sergio Leone-
"L'Italia nelle mani di un bullo antioperaio"
"Castiglion Fiorentino un successo del Pcl" -Giuseppe Mazzoli-
"Vietnam: una grande rivoluzione tradita". -Franco Grisolia-
"Roghi e discariche, così i padroni risparmiano sullo smaltimento dei rifiuti" -Delia Carloni-
"Il ricordo di Berlinguer tra nostalgia e rimozione" -Piero Nobili-
"Imperialismo e sinistre pacifiste di fronte allo stato islamico" -Marco Ferrando-
"L'arte e la rivoluzione.: due idee così esigenti" - di Annamaria Albanese-

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 2 ottobre 2014

11 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NO EXPO A MILANO



Expo fa male a Milano


ll 1 maggio del 2015 Expo aprirà le porte. Non sappiamo quale sarà la partecipazione di visitatori a questo “evento” o quanto e come il sito espositivo e le infrastrutture connesse saranno pronte e funzionali. Sappiamo invece quanto ad oggi questa avventura è costata e quali ricadute ha determinato sul territorio:

Il costo dell’opera, tra area del sito ed opere connesse, supera i 10 miliardi di euro, pagati per il 90% da fondi pubblici (Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero delle finanze).

Sono stati cementificati 1500 ettari di terreni agricoli, in una delle regioni più urbanizzate d’Europa; il sito stesso sorge in un’area tra le più congestionate, a due passi dalla Fiera e dal nuovo Polo ospedaliero Città della Salute, stretto tra ferrovie e snodi autostradali, con un sottosuolo gravemente inquinato dalle preesistenti attività industriali e mai bonificato

Dei 200.000 posti di lavoro promessi ad oggi se ne attendono 5000, fra contratti precari e stage. E’ previsto un massiccio utilizzo di volontari non retribuiti per far funzionare l’area espositiva ed i vari punti informativi in città, impedendo così la possibile assunzione di lavoratori precari del Comune. L’intera area di lavori del sito vive in un limbo privo di regole, norme e controlli.

La presenza della malavita all’interno dei cantieri Expo è oggi un fatto certo: 40 aziende sono state allontanate dai cantieri per mafia. Le aziende che si sono aggiudicate i principali lavori nell’area (col sistema del massimo ribasso) e che hanno lavorato alla costruzione di altre “grandi opere” (Tav, Dal Molin, Mose…) sono oggi indagate.

Questi sono fatti. Milano non ha bisogno di Expo e nuove edificazioni, ma di tutto ciò che serve a colmare le proprie carenze strutturali. Va affrontata la cronica mancanza di servizi sociali, la realizzazione di infrastrutture che risolvano il problema della viabilità, del traffico di merci e persone, dell’inquinamento. Gli enormi investimenti destinati all’Expo potrebbero risolvere molti dei problemi della nostra città, se solo vi fosse la volontà politica di procedere su questa strada. Ma le scelte di oggi vanno in tutt’altra direzione.

PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE
SABATO 11 OTTOBRE ORE 15,00
PIAZZA DUCA D’AOSTA (Staz. Centrale)

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Milano

pclmilano@gmail.com www.pclavoratori.it