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venerdì 28 settembre 2018

DOTARSI DI STRUMENTI ADEGUATI PER DIVENTARE PROTAGONISTI DELLA POLITICA



Agosto è stato un mese caldo non solo dal punto di vista climatico. E non è stato di riposo per molti lavoratori. È stato invece caratterizzato da numerose morti sul lavoro; da presidi operai come alla Bakaert di Figline Valdarno, dove 318 operai spremuti come limoni con contratti sempre più al ribasso che hanno permesso all'azienda di realizzare grandi profitti, hanno ricevuto la lettera di licenziamento perché la multinazionale belga, ex Pirelli, ha deciso di delocalizzare in Repubblica ceca dove i profitti aumenteranno ulteriormente.  È continuato il presidio a Piombino degli operai ex Lucchini,I ferrovieri si sono mobilitati contro la firma dello scandaloso contratto che tende a dividere l'unità dei lavoratori tra FS e Italo. In molti hanno passato i mesi estivi con l'incubo della disoccupazione in seguito allo stallo di varie trattative, Ilva in primis.
È morto Marchionne, il nemico degli sfruttati di tutto il mondo, colui che ha incassato i soldi degli ammortizzatori sociali per poi portare le fabbriche in altri paesi.
Il modello industriale Marchionne ha fatto carta straccia dei diritti dei lavoratori, del CCNL e del principio di rappresentanza sindacale all’interno delle fabbriche, esteso sul piano nazionale. L'arroganza padronale di Marchionne ha in gran parte colpito i delegati e i lavoratori più combattivi con l'arma del licenziamento, della cassa integrazione, dei reparti-confino o delle sanzioni disciplinari. Operai oppressi in fabbrica e costretti a condizioni materiali e psicologiche di indigenza, impossibilitati a mantenere la propria famiglia.
Il reazionario Salvini ha mostrato i muscoli contro gli sbarchi degli immigrati, sequestrandoli e respingendoli in quella Libia distrutta dall'imperialismo dove sono torturati e le donne stuprate, monopolizzando l'attenzione sul "prima gli italiani incanalando l'odio verso gli stranieri, compresi quelli che sono super sfruttati da padroni e caporali nelle campagne del sud e che muoiono come nell'incidente del 4 agosto.
La politica del governo Conte-Salvini-Di Maio distrugge le libertà e i diritti conquistati con la Resistenza e le lotte operaie, e si dibatte tra decisioni populiste, ondeggianti e superficiali, retromarce, correzioni delle dichiarazioni e annunci demagogici.
C'è una particolare attenzione verso le forze di polizia, che aumenteranno di numero e di stipendio e saranno munite di nuove armi "innocue" e utili per la sicurezza come vogliono farci credere, ma che saranno utilizzate contro le inevitabili manifestazioni di protesta: politiche, sindacali, studentesche.

E il processo di fascistizzazione si fa ogni più evidente e avanza verso un ulteriore salto qualitativo che aprirà le porte al fascismo.

C'è il costante aumento del costo della vita: dagli alimentari alle bollette, dai servizi ai trasporti, dai carburanti alle tasse. Eppure non se ne sente più parlare, di conseguenza non si sente più parlare neppure della parola d'ordine basata sul fatto che non devono essere gli operai, i cassintegrati, i disoccupati a pagare la crisi insanabile della borghesia.
Questo governo non migliorerà né cambierà la difficile situazione del proletariato e delle masse popolari perché prima di tutti non ci sono gli italiani, ma gli imprenditori e il loro capitale.
C’è un’unica possibilità per liberarci da tutti i pericoli, dall'oppressione, dalla repressione, dalla guerra che ci riguarda sempre più da vicino a causa delle contraddizioni tra le potenze imperialiste nel contesto della crisi mondiale. È la lotta di classe.
Una lotta di unità, di unità di classe tra tutti gli operai delle numerose fabbriche in lotta che mettano fine all’odiosa delega che ha portato al distacco dei vertici sindacali dalle esigenze dei lavoratori. Unità di classe contro le divisioni che indeboliscono il movimento operaio come quelle in occasione degli "scioperi nazionali" indetti dai vertici dei sindacati di base per soddisfare la propria autoferenzialità, limitati perché non in grado di bloccare il paese, ai quali aderiscono solo i militanti (e non sempre tutti) ma che non coinvolgono l'insieme della classe lavoratrice. Scelte che demotivano lo sciopero stesso e che invece di restituire fiducia nella lotta producono disorientamento e demoralizzazione.
È indispensabile dotarsi di strumenti adeguati per diventare protagonisti della politica che liberi dalle catene dello sfruttamento capitalistico e costruisca un futuro basato su un sistema sociale socialista.

giovedì 27 settembre 2018

UN DECRETO CONTRO I POVERI



Il decreto legge su immigrazione e sicurezza, voluto dal ministro Salvini, è promosso all'approvazione definitiva.
La maggioranza di governo è compatta e allineata sui cavalli di battaglia di Salvini.
Il Ministro degli Interni sostiene che farà dell’Italia un paese più sicuro.
Sicuro per chi?
Un decreto che ne accorpa due. Uno sul tema dell’immigrazione e l’altro sul tema sicurezza urbana. Il classico caso in cui si prendono due piccioni con una fava e si scrive una legge, ancora una volta, dichiaratamente contro i subalterni di questo paese, di qualsiasi nazionalità essi siano.
Infatti, la prima parte del decreto  è concentrata tutto sull'obiettivo di rendere la vita più difficile a chi decide di muoversi clandestinamente verso l’Italia.
Cambieranno i requisiti e le procedure per essere considerati richiedenti asilo e di conseguenza verranno potenziati i sistemi di carcerazione preventiva attraverso i CPR e l’allungamento dei tempi di permanenza in attesa di eventuale rimpatrio da 90 a 180 giorni. Verrà messa in discussione la cittadinanza in casi di ipotesi di reato a scopo terroristico e aumentata la lista di motivazioni per cui si può procedere al rimpatrio o alla revoca dello status di rifugiato. Tra questi non a caso violenza o resistenza a pubblico ufficiale. Il tutto, dunque, per limitare al minimo la possibilità che si creino le condizioni di opposizione alla situazione di povertà e sfruttamento in cui i migranti sono costretti.
La musica non cambia per quanto riguarda la sicurezza; controllo, militarizzazione e criminalizzazione. Viene praticamente ufficializzato ed esteso l’uso del taser prima ancora della fine del periodo di sperimentazione di cui tanto si è parlato. Si allarga il raggio di possibilità del Daspo che potrebbe limitare l’accesso a ospedali e presidi sanitari e dalle manifestazioni sportive anche per chi è indiziato di terrorismo. E ancora sanzioni penali e non più solo amministrative per chi partecipa a blocchi stradali. E poi c’è la parte che più preferisce Salvini che è quella che riguarda le occupazioni di edifici o terreni o, più nello specifico, chi si fa promotore e organizzatore del reato di invasione di terreni o edifici.
Poco o niente per quanto  riguarda la lotta alla criminalità organizzata.  Serve solo per non dare troppo l’idea che i primi nemici pubblici in questo paese siano coloro che provano ad organizzarsi per migliorare le proprie condizioni di vita.
Agli sfruttati non è mai stato concesso niente per benevolenza degli Stati e dei Governi. Tutto ciò che hanno conquistato è stato attraverso la lotta.
Ricominciamo a lottare!!

Non è solo una necessità sociale. E’ anche l’unica via per scomporre il blocco (e l’immaginario) populista. 

martedì 25 settembre 2018

IL REDDITO DI CITTADINANZA RAZZIALE




Da “prima gli italiani” a “solo gli italiani”
Del famigerato reddito di cittadinanza sappiamo ancora poco, ma quel che sembra certo è che saranno esclusi gli immigrati. “Solo gli italiani” ha chiesto Salvini. “Solo gli italiani” ha assicurato Di Maio. Il vecchio testo di legge del M5S è stato prontamente adattato alla bisogna.

Non stiamo parlando dei cosiddetti “clandestini”, fiore all'occhiello delle campagne xenofobe. Stiamo parlando di “stranieri”. Saranno infatti esclusi dal reddito di cittadinanza i cittadini comunitari di altri paesi, e a maggior ragione i cittadini extracomunitari. Coloro che hanno un permesso di soggiorno di lungo periodo, o il permesso unico di lavoro (da rinnovare ogni due anni), o il permesso di protezione internazionale. Quasi due milioni di stranieri sotto la soglia della povertà assoluta. Persone che hanno lavorato o che lavorano versando regolarmente i contributi ma che verrebbero discriminate in base a una legge etnica, cioè fondata su una discriminazione di nazionalità.

Dovendo trovare la quadra dei conti, dovendo pagare il debito alle banche, dovendo detassare i ricchi, i giallo-verdi hanno trovato la prima voce facile su cui risparmiare: gli immigrati. Scavalcando la stessa Costituzione borghese e persino la normativa della UE.

I tanti sovranisti di sinistra avranno la loro soddisfazione.
Per noi è una ragione in più per l'opposizione a un governo reazionario senza pudore.


Partito Comunista dei Lavoratori

sabato 22 settembre 2018

TUTTO CAMBIA PERCHE' NULLA CAMBI?


Il governo SalviMaio è visto da molti lavoratori come un governo di svolta. Le porcherie combinate dai governi precedenti di ogni colore contro la classe lavoratrice alimentano le aspettative nel “nuovo”. Ma non è tutto oro ciò che brilla. Neppure quello che brilla di più. La vicenda del Ponte Morandi e la questione Ilva sono a dimostrarlo.

ILVA: UN CONTRATTO DI SVOLTA?

L'Ilva è stata venduta al grande capitalista Acelor Mittal, proprio come voleva Calenda. I nuovi acquirenti hanno imposto le loro condizioni: riduzione dell'occupazione a regime da 14000 dipendenti a 8500, spalmati sul territorio nazionale; obbligo dei lavoratori a licenziarsi per essere poi riassunti, con la rinuncia formalizzata dei riassunti a chiedere la garanzia dei crediti pregressi presso Mittal; immunità giudiziaria della nuova proprietà sotto il profilo ambientale; sottoscrizione dell'accordo da parte dei sindacati. Risultato: i lavoratori saranno di meno e staranno peggio. Invece di essere sfruttati (e assassinati)dai Riva, lo saranno per mano di Mittal. Sarebbe questa la svolta tanto strombazzata da Di Maio? Le burocrazie sindacali hanno semplicemente regalato al governo un successo d'immagine che si basa su un falso, tutelando l'interesse della proprietà.

IL PONTE DI GENOVA: LE PAROLE E I FATTI

Il  crollo del ponte Morandi è un crimine del profitto. Per salvaguardare l'interesse dei Benetton si è distrutta  la vita di 43 persone e si è colpita un'intera città. Tutti i governi degli ultimi 25 anni, in primis i governi Prodi e D'Alema, sono corresponsabili di questo crimine, assieme alle sinistre cosiddette “radicali” che li hanno sostenuti. Ma non si tratta solo dei Benetton e di Autostrade. I fatti di Genova alzano il coperchio su tutte le privatizzazioni compiute in decenni. Bene, cosa fa il governo Giallo verde? A parole denuncia i Benetton, chiama in causa le responsabilità passate, promette ( Di Maio) la “nazionalizzazione” di Autostrade. Nei fatti prende tempo e cincischia, perchè non sa che fare: se mantiene la promessa nel rispetto della legge (borghese) rischia di pagare la sola revoca della concessione con 20 miliardi di euro e la nazionalizzazione di Atlantia con altri 7 miliardi di debito che dovrebbe accollarsi. I lavoratori dovrebbero insomma pagare di tasca loro l'indennizzo e i debiti di un gruppo criminale. Se invece il governo fa retromarcia, Autostrade non solo resta ma magari ricostruisce il ponte crollato, magari in sinergia con Fincantieri: un altro grande gruppo capitalista che fa affari in giro per il mondo sfruttando i propri operai, e che ora sembra ricevere in mano dal governo un nuovo grande business. Sarebbe questa la svolta?
Certo, il nuovo governo è diverso da quelli di prima perchè non prende ordini diretti dai gruppi dominanti. Ma i fatti dimostrano che continua a governare con loro, salvaguarda i loro interessi di fondo, si muove nel recinto delle loro leggi. In altri termini resta un governo dei capitalisti. La vera differenza è che porta loro in dote un vasto consenso di milioni di sfruttati, nauseati dal passato e ingannati dal presente.

PER UNA SVOLTA VERA. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI

Occorre invece una svolta vera. Un intera classe di capitalisti va chiamata alla sbarra. I Benetton sono solo la punta dell'iceberg. Tutte le concessioni dei beni pubblici ai gruppi privati vanno revocate, senza pagar loro nulla. Autostrade e i Benetton vanno espropriati, senza indennizzo per i grandi azionisti. Tutte le aziende privatizzate negli ultimi 30 anni vanno rinazionalizzate, sotto il controllo dei lavoratori, assieme alle aziende che licenziano, delocalizzano, inquinano ( Ilva). Nessun indennizzo va corrisposto ( tranne che ai piccoli risparmiatori) perchè non si può chiedere alle vittime di pagare i saccheggiatori. A chi dice che “ tutto ciò non si può fare in base alla legge” rispondiamo che non rispettiamo la legge del capitale, ma vogliamo scrivere quella dei lavoratori: quella che dice che i lavoratori, e la maggioranza della società, hanno diritto a decidere del proprio futuro, senza doversi affidare a sfruttatori, speculatori, parassiti.

Un governo dei lavoratori e delle lavoratrici è l'unico governo che può assumere queste misure. Per questo è l'unica vera alternativa.


venerdì 21 settembre 2018

IL GOVERNO SALVIMAIO SI RAFFORZA. COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE DI CLASSE E DI MASSA!



Il governo SalviMaio si è rafforzato in questi mesi. La sua base di consenso si è allargata, anche tra i lavoratori. M5S e Lega avevano un consenso complessivo del 50% il 4 marzo, oggi i sondaggi assegnano loro oltre il 60%, con uno sfondamento impressionante della Lega. Le campagne d'ordine contro i migranti, la gestione pubblica della tragedia di Genova, il successo d'immagine dell'accordo Ilva hanno rafforzato la percezione diffusa di un governo di svolta presso ampi strati popolari. In ogni caso hanno alimentato una aspettativa positiva. Il governo non cresce solamente o prevalentemente per quello che fa o per quello che promette, cresce innanzitutto perché appare contro “quelli di prima”. Per questo l'opposizione liberale del PD, dal versante degli interessi delle imprese, come gli ammonimenti di provenienza UE su immigrazione e conti pubblici, sono oggi un fattore di rafforzamento del governo SalviMaio.

Inoltre il governo capitalizza la crisi verticale delle opposizioni liberali. PD e Forza Italia vedono precipitare ulteriormente le proprie fortune, sotto ogni aspetto. Il loro consenso sociale cala (PD) o crolla (FI). I loro assetti interni sono scompaginati dal tramonto delle vecchie leadership (Renzi e Berlusconi) e dalla estrema difficoltà a trovarne di nuove. Le loro prospettive politiche sono buie: il PD è orfano del centrosinistra e lontano mille miglia da un possibile ritorno al governo, che è la sua stessa ragione di vita; Forza Italia vede dileguarsi il miraggio di una possibile ricomposizione di governo con Salvini, a fronte dello sfondamento della Lega e di un riequilibrio irreversibile dei rapporti di forza. Il risultato d'insieme di questi fattori è l'assenza di ogni soluzione di ricambio politico del governo in carica, nell'immediato e per la prossima fase; ciò che può allargare le disponibilità di dialogo dell'establishment col governo in carica, al di là delle contraddizioni esistenti.

Ma soprattutto pesa l'assenza di una opposizione sociale al nuovo governo dal versante di classe.
La CGIL è del tutto paralizzata dalla preoccupazione di salvaguardare e sviluppare il patto col padronato e dalla lotta interna per la successione alla Camusso. Mentre il candidato emergente, Maurizio Landini, è più aperto al dialogo col governo giallo-verde della destra interna filo-PD (Colla). L'USB, che pure ha avuto un ruolo positivo nella lotta dei braccianti di Rosarno e Foggia, continua ad essere segnata da una ambiguità di fondo verso il M5S che condiziona il suo rapporto col governo. L'esaltazione dell'accordo Ilva da parte di FIOM e USB ha rappresentato non solo un falso sotto il profilo sindacale, ma un'insperata sponda politica al governo - in particolare a Di Maio - e alla sua presa tra i lavoratori.


UN GOVERNO PER TUTTO IL PADRONATO

Contrariamente al suo successo d'immagine tra i salariati, il governo giallo-verde non ha nulla a che spartire coi loro interessi. È vero, non prende ordini direttamente dalle grandi famiglie del capitale (Benetton) come i governi precedenti (inclusi quelli appoggiati da Rifondazione Comunista). Esso cerca di costruire un nuovo equilibrio politico col capitale finanziari: allargamento delle partecipazioni statali, promozione di propri fiduciari ai vertici delle istituzioni finanziarie (Consob) e dell'amministrazione pubblica, negoziazione delle politiche di bilancio. Ma il suo fine preminente è la protezione e rappresentanza della piccola e media impresa, cui vuole estendere i privilegi di cui gode la grande: riduzione ulteriore e massiccia della tassazione sui profitti (Ires), estensione del super-ammortamento, flat tax prioritaria al 15% per le partite Iva e le libere professioni, condono fiscale rivolto principalmente ai piccoli e medi imprenditori (con un tetto al milione?). Lega e M5S sgomitano tra loro per la rappresentanza di questi interessi sociali. La Lega con l'occhio al capitalismo dei distretti, il M5S con l'occhio alle libere professioni. Entrambi alla ricerca di una propria solida radice nella società del capitale, comunque dominata dal capitale finanziario, quello che compra i titoli di Stato, quello che incassa gli interessi sul debito, quello che si proietta su scala europea e mondiale. Quello dei grandi gruppi capitalistici cui in questi giorni Di Maio sta procurando lucrosi affari in Cina.

Al capitale finanziario il governo SalviMaio offre un accordo vantaggioso: “Noi rispettiamo i vincoli di fondo del debito pubblico e del fiscal compact, le leggi antioperaie dei precedenti governi, incluso la distruzione dell'articolo 18 che è la principale vittoria vostra nella guerra contro il lavoro. Tutto questo non lo tocchiamo. Voi lasciateci uno spazio di manovra per soddisfare la piccola e media borghesia, e ingannare salariati e disoccupati. Perché solo così potremo portarvi in dote il loro consenso, che è la garanzia della vostra stabilità”.

Tutta la bagarre che oggi attraversa il governo sulla prossima legge di bilancio ruota attorno alla ricerca di questo accordo. Di Maio e Salvini battono cassa, il ministro dell'economia Tria tiene il freno, a garanzia di Bankitalia e d'intesa con Mattarella. Vedremo quale sarà la risultante.


LE PROMESSE SOCIALI ALLA PROVA

Ma se si garantisce al capitale il pagamento del debito pubblico e dei suoi interessi (in crescita), e insieme una riduzione ulteriore del prelievo fiscale sui profitti, cosa resterà delle promesse sociali su Fornero e reddito di cittadinanza? Qualcosa di sicuro resterà, perché Salvini e Di Maio non sono votati al suicidio. Ma cosa? L'abolizione della Fornero è già diventata la sua riforma, e la sua riforma sembra combinare un anticipo dell'età pensionabile con la riduzione degli assegni per via del ricalcolo contributivo. Il reddito di cittadinanza - condizionato all'accettazione di lavoro precario - sembra ridursi alla sola povertà assoluta, dimezzando il proprio bacino di riferimento.

Ma soprattutto chi paga il conto? Se si finanzia l'operazione col deficit si finisce col pagarlo con gli interessi alle banche, attingendo prima o poi al portafoglio dei salariati. Se la si finanzia col taglio delle spese, si finisce col comprimere, al di là delle chiacchiere, le prestazioni sociali. Se la si finanzia con l'aumento delle imposte, si riduce a una partita di giro in cui pagano sempre i soliti noti. Intanto si tagliano i fondi alle periferie, si ipotizza un aumento selettivo dell'Iva, si discute persino del taglio (improbabile) degli 80 euro. L'unica cosa certa è che i lavoratori salariati continuano a reggere sulle proprie spalle l'80% del carico fiscale, l'articolo 18 resta distrutto, i contratti a termine sono portati dal 20% dell'organico aziendale (Poletti) al 30% (Di Maio). A proposito di lotta al precariato! Mentre centinaia di migliaia di lavoratori immigrati, forzatamente “clandestini” per le leggi infami che li vogliono tali, saranno più vessati e sfruttati di prima, e dunque usati come arma di ricatto contro i salariati italiani per nutrire le campagne xenofobe.
Sarebbe questo un governo di svolta per la classe operaia? Non prendiamoci in giro.


PER UN'OPPOSIZIONE DI CLASSE AL GOVERNO DELLE DESTRE

Il problema allora è entrare nella contraddizione tra le aspettative e la realtà. Lo può fare solo un'opposizione di classe, che punti a liberare i salariati da un blocco sociale costruito contro di loro. Che fa di loro i portatori d'acqua, e la borghesia (grande, media, piccola) la beneficiaria dell'incasso.

Un'opposizione di classe richiede tre cose.

La prima è la nettezza dell'opposizione a un governo reazionario. Tutte le posizioni di stampo sovranista, che in forme diverse aprono brecce a sinistra, vanno denunciate per quello che sono: un cedimento alla pressione reazionaria, alle sue ideologie e alle sue suggestioni. Non siamo in presenza di un governo da “incalzare con una politica di pressione”, critica. Siamo in presenza di un governo da combattere. Senza ambiguità.

La seconda è che un'opposizione di classe è tale se muove da un'angolazione opposta a quella liberale del PD. Tutte le posizioni neofrontiste che teorizzano il blocco democratico col PD contro le destre, sono oggi di fatto un aiuto alle destre e alla tenuta del loro blocco sociale. L'autonomia dal PD è la condizione stessa della ricostruzione di una opposizione classista credibile.

La terza è la costruzione di un fronte unitario di massa che punti a unire nell'azione tutte le forze disponibili all'opposizione di classe. Tutte le posizioni autocentrate, che in campo sindacale o politico mirano unicamente a preservare il proprio spazio a scapito dell'unità d'azione ed anzi contro di essa, rappresentano oggi, ancor più di ieri, un fattore di disorientamento e dispersione.

La prossima legge di stabilità può e deve essere l'occasione di un'azione generale di contrasto delle misure filopadronali, a partire da quelle fiscali.

Ma non basta l'azione di contrasto, c'è bisogno di una piattaforma generale del mondo del lavoro che tracci una linea di demarcazione verso il governo e indichi una prospettiva di mobilitazione. Senza una piattaforma autonoma, i lavoratori vengono abbandonati a corpo morto al martello della demagogia della destra, riducendosi a discutere e a commentare le sue promesse o le sue misure, magari accontentandosi del cambio di registro della propaganda, o di qualche elemosina sociale. In ogni caso, restando in una posizione subalterna, che gioca di rimessa, a tutto vantaggio dei propri avversari.

Per il recupero dell'articolo 18 e la sua estensione a tutti i lavoratori e lavoratrici

Per la cancellazione di tutte le le leggi di precarizzazione del lavoro e l'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari

Per la piena uguaglianza di diritti tra lavoratori italiani e immigrati

Per la riduzione generale dell'orario a 32 ore, pagate 40

Per la reale abolizione della legge Fornero, età pensionabile a 60 anni o 35 di lavoro, finanziata dalla tassazione progressiva dei grandi patrimoni, profitti, rendite

Per un salario dignitoso ai disoccupati che cercano lavoro, finanziato dall'abolizione dei trasferimenti pubblici alle imprese

Per la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio si tutte le aziende che delocalizzano o licenziano o inquinano

Per la nazionalizzazione di tutte le aziende e servizi privatizzati negli ultimi venticinque anni, senza indennizzo e sotto controllo sociale, a partire dai beni comuni (autostrade, servizi idrici, trasporti...)

Una piattaforma generale di questo tipo mira a unire tutto ciò che il capitale e il governo vogliono dividere, e al tempo stesso disegna una linea di frontiera che separa chi sta di qua e chi sta di là. Chi sta col padronato, chi sta col lavoro salariato. Una linea di frontiera che punta al recupero di quella grande massa di lavoratori oggi irretita dal governo giallo-verde anche perché priva di una prospettiva propria, di una ragione sociale indipendente in cui credere e per cui battersi.


PER UN PUNTO DI VISTA DI CLASSE E ANTICAPITALISTA SULLO STESSO TERRENO DEMOCRATICO

Non si tratta di confinare l'opposizione al governo entro il perimetro economico sociale. Tanto più in presenza di un governo reazionario, l'esigenza di un'opposizione sul terreno democratico non può essere né rimossa né sottovalutata.
È il caso del rilancio dell'iniziativa antifascista in aperto contrasto delle iniziative squadriste che si vanno moltiplicando sulla scia del salvinismo.
È il caso della mobilitazione contro le campagne xenofobe e a difesa dei diritti dei migranti, a partire dal diritto a corridoi sicuri e a un'accoglienza dignitosa. È il caso della mobilitazione a difesa dei diritti delle donne e di tutte le minoranze oppresse contro l'orientamento particolarmente misogino e reazionario del nuovo ministro della famiglia. Del resto, l'esperienza delle mobilitazioni del movimento LGBT nello scorso giugno, ma anche le manifestazioni antirazziste, come quella di Milano, hanno misurato l'esistenza nonostante tutto di una disponibilità all'opposizione democratica contro la reazione a volte persino sorprendente, dati i tempi. Lo stesso successo di partecipazione alle proiezioni del film sul caso Cucchi negli ultimi giorni testimonia l'esistenza di questa risorsa.

E tuttavia occorre essere chiari. Nessuna opposizione di tipo esclusivamente democratico è oggi in grado di smuovere il blocco sociale reazionario se non si collega a ragioni sociali riconoscibili a livello di larghe masse. Di più. Una mobilitazione di tipo esclusivamente democratico, confinata nel proprio recinto, per quanto importante e necessaria, rischia di essere usata dal governo in carica come strumento di consolidamento del proprio blocco nazional-popolare contro “il democraticismo delle élite”, come recita la propaganda delle destre. Per questo è necessario portare anche sul terreno democratico la necessità di un punto di vista di classe.

A chi dice “non c'è lavoro, casa, asili per noi italiani, come fa ad esservi per i migranti?” non puoi rispondere solo col giusto richiamo alla difesa dei loro diritti. Devi indicare una alternativa di società capace di ripartire il lavoro tra tutti, di assicurare a tutti una casa, di sviluppare un grande piano di nuovo lavoro in fatto di risanamento ambientale, sicurezza antisismica, sicurezza della viabilità: ciò che implica una prospettiva di rottura anticapitalista (riduzione generale dell'orario, esproprio delle grandi proprietà immobiliari, abolizione del debito pubblico verso le banche e loro nazionalizzazione senza indennizzo...) e dunque la lotta per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Non si può contrastare la polarizzazione reazionaria oggi in atto se non con un lavoro di polarizzazione classista e anticapitalista. Non si può contrastare il programma della reazione se non con un programma di rivoluzione.


Partito Comunista dei Lavoratori

giovedì 20 settembre 2018

“ABBA VIVE” DA DIECI ANNI



Sabato, 22 Settembre 2018 alle ore 15,30 - Via Palestro Milano

Manifestazione per il decimo anniversario dell'uccisione di Abba






Abdoul Salam Guiebre, per tutti “Abba”, 19enne originario del Burkina Faso residente a Cernusco, è stato ucciso a sprangate il 14 settembre 2008 in via Zuretti a Milano. “Ad ucciderlo è stato il razzismo”, continuano a ripetere gli amici fin dai giorni successivi alla tragedia, quando furono organizzati cortei ed eventi sia a Cernusco sia a Milano. “Abba vive” è il nome del comitato creato per non dimenticarlo.

Il Partito Comunista del Lavoratori aderisce alla manifestazione ed invita iscritti e simpatizzanti a partecipare.



PER UN ANTIFASCISMO DI CLASSE - APPUNTAMENTO A MARZABOTTO IL 22 SETTEMBRE



È necessario riprendere, oggi come non mai, il filo dell’antifascismo come lotta di classe del mondo del lavoro contro il padronato.
Appello per una campagna antifascista dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori
Sono ormai anni che in Italia si assiste ad una ripresa impetuosa di manifestazioni politiche e organizzazioni fasciste, mentre il razzismo e una cultura di destra radicale hanno fatto una breccia enorme nelle classi lavoratrici e in quello che era il blocco sociale di riferimento della sinistra.
Il governo "del cambiamento” di Salvini e 5 Stelle ha fatto sue le parole d’ordine dell’estrema destra, dal razzismo istituzionale contro i migranti che fuggono da guerre e miserie all’omofobia integralista del ministro Lorenzo Fontana, alla sempreverde campagna “antizingaro”.
Ancora una volta razzismo e fascismo vengono utilizzati dalle destre per dividere la classe lavoratrice; ponendo da una parte i cosiddetti lavoratori autoctoni e dall’altra i migranti, si crea un falso nemico contro cui scatenare le proprie frustrazioni e sofferenze. I poveri e i poverissimi diventano i nemici di Stato, mentre il padronato continua indisturbato nei suoi affari.
Esemplare di ciò è la questione dei venditori ambulanti sulle spiagge – in stragrande maggioranza stranieri – attaccati oggi sia dalla destra al governo che dalle bande neofasciste, come fosse questo uno dei “mali” principali per gli “italiani”, a ripetere per l’ennesima volta il copione che vede i fascisti forti coi deboli e deboli coi forti.

Nell’ultimo trentennio la sinistra istituzionale (e i vari centrosinistra) ha contribuito in maniera determinate alla demolizione della coscienza di classe in Italia, alla legittimazione storica e politica del fascismo e delle politiche di destra, a partire dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso col riconoscimento reciproco del diritto a governare tra gli eredi del PCI e del MSI. Le stesse politiche securitarie in fatto di migranti corrono lungo tutta la storia dei governi di centrosinistra: dai primi centri di detenzione istituiti con la legge Turco-Napolitano durante il primo governo Prodi (1996-1998) fino alle recentissime “alleanze libiche” di Minnitti.

Oggi non può bastare un antifascismo di maniera, retorico, delle feste comandate, senza un ritorno alle mobilitazioni di classe.

Così come sono superflue le richieste di applicazione delle leggi Scelba e Mancino contro le organizzazioni neofasciste, che oggi come ieri godono di sostegni e coperture a livello istituzionale. Non si può non vedere che le leggi contro la ricostruzione del partito fascista sono disapplicate, mentre grandi parti delle stesse forze dell’ordine sono egemonizzate dalla destra, a volte dichiaratamente fascista. La stessa magistratura, nelle sue componenti maggioritarie, si è sempre voltata dall’altra parte. E non sarà certo un appello a questo Parlamento e all’attuale governo a cambiare la direzione, quando proprio il ministro leghista Fontana, per legittimare definitivamente i fascisti, chiede l'abrogazione in toto delle su citate leggi. Lo stesso Movimento 5 Stelle si è definito sempre in maniera ambigua rispetto ai temi dell’antifascismo e dell’antirazzismo; definendosi sempre come né di destra né di sinistra, ha nei fatti rivendicato uno degli slogan di sempre dell’estrema destra europea postbellica. Indimenticabile un video del 2013 in cui Beppe Grillo dichiara che l'antifascismo «non gli compete».

È necessario riprendere, oggi come non mai, il filo dell’antifascismo come lotta di classe del mondo del lavoro contro il padronato. In primo luogo recuperandone storia e coscienza. Per questo proponiamo un appuntamento per il 22 settembre a Marzabotto, un momento di incontro e riflessione, aperto a tutti e tutte coloro si vogliano ancora porre sul terreno di un antifascismo di classe. Un appuntamento per ricordare le storie di questa terra, oltre la strage del 1944. Una storia di lotte di classe che comincia prima dell’avvento del regime mussoliniano, fatta di partiti, sindacati e cooperative. Le vicende “normalmente eroiche” di una sinistra di classe che stravinse le ultime elezioni comunali prima della dittatura e che vide l’ultimo sindaco morire nella guerra di Spagna nelle file delle brigate antifasciste. Una lotta che riprende nella Resistenza con la nascita dell’autonoma e autoctona Brigata Stella Rossa e del distaccamento locale della Settima GAP.

Un'iniziativa per segnare la possibilità di una coerente opposizione a ogni destra, di governo o meno, che non deleghi la propria azione a istituzioni screditate nei fatti di oggi come nella storia di ieri. Un punto di partenza, non una commemorazione retorica.


Partito Comunista dei Lavoratori