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lunedì 24 ottobre 2016
martedì 18 ottobre 2016
Stoltenberg capo di guerra, Gentiloni ministro vile Il governo invia soldati in Lettonia
Stoltenberg,
segretario generale della NATO, a Roma è venuto a dare la linea e ad annunciare
l’invio di soldati dell’Esercito Italiano nei Paesi baltici ai confini con la
Federazione Russa.
Nella conferenza stampa il segretario generale ha fatto il punto sul dispiegamento militare NATO dal Baltico all’Europa centro-orientale: «Abbiamo triplicato la dimensione della forza di risposta rapida, con otto quartieri generali nell’Europa centro-orientale. Ci sono i quattro battaglioni nelle repubbliche baltiche. Sono difensivi e proporzionati. Però dicono che la NATO c’è e che la risposta, certo limitata rispetto alle divisioni russe, è multinazionale».
Il governo di Renzi è stato colto di sorpresa, e per bocca del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ha cercato di banalizzare la questione: “un’iniziativa già prevista dal vertice NATO di Varsavia del luglio scorso”.
Il vertice di Varsavia ha posto l’ultimatum: «Le azioni e le politiche destabilizzanti della Russia includono: l’illegale e illegittima annessione senza interruzione della Crimea, che non riconosciamo e non riconosceremo, sulla quale ci appelliamo alla Russia affinché faccia marcia indietro; la violazione dei confini sovrani attraverso la forza; la deliberata destabilizzazione dell’Ucraina dell’Est; le esercitazioni militari su larga scala contrarie allo spirito del Documento di Vienna e le azioni militari provocatorie nelle vicinanze dei confini della NATO, tra cui quelle nelle regioni del Mar Baltico e del Mar Nero e nel Mediterraneo Orientale; la sua retorica nucleare, la sua concezione militare e il suo atteggiamento di base aggressivi e irresponsabili; le sue continue violazioni dello spazio aereo dei paesi Alleati. Inoltre, l’intervento militare, la presenza militare consistente, il supporto al regime siriano da parte della Russia, e il suo utilizzo di forze militari nel Mar Nero, mirati ad estendere il suo potere nell’est del Mediterraneo, hanno posto ulteriori rischi e sfide per la sicurezza degli Alleati e delle altre parti. La NATO ha reagito a questa contesto modificato nel campo della sicurezza rinforzando le sue strutture di deterrenza e di difesa, compreso lo stanziamento di forze nell’area orientale dell’Alleanza e la sospensione di ogni cooperazione civile e militare funzionale tra NATO e Russia, rimanendo pur sempre aperta al dialogo politico con la Russia. Riconfermiamo queste decisioni” (comunicato NATO).
Qualche mese prima del vertice di Varsavia, la NATO lanciò in Polonia l’operazione Anaconda: 31.000 soldati, 3000 veicoli, 105 aerei e 12 navi da guerra. I contingenti maggiori sono USA (14.000), Polonia (12.000) e Inghilterra (800). L’annuncio di Stoltenberg è stato preceduto dalla conferenza stampa del capo di stato maggiore dell’esercito USA (4 ottobre), in cui ha avvertito che il prossimo grande conflitto sarebbe «altamente letale, diverso da tutto ciò che l’esercito USA ha sperimentato almeno dalla seconda guerra mondiale», e i combattimenti avverranno in «aree urbane densamente popolate.»
Nell’Ucraina orientale si combatte, già dalla metà del 2014, i prossimi fronti militari saranno il Baltico e la Georgia.
Le masse in Europa non vogliono la guerra. La quasi totalità delle forze antiguerra che si mobilitarono nel 2003 contro l’aggressione imperialista in Iraq sono passive, avvelenate dall’imperialismo democratico del premio Nobel della pace Obama, che in otto anni di presidenza non ha fatto che guerre d’aggressione iniziate da Bush figlio, aggiungendovi di suo il colpo di stato nazionalista di Kiev; un progressivo e massiccio dispiegamento offensivo di truppe e di mezzi ai confini della Russia; l’appoggio incondizionato a Lettonia, Lituania ed Estonia; l’aggressione alla Libia e la guerra in Siria, in cui è possibile ogni momento uno scontro tra soldati russi e americani.
Solo la lotta della classe operaia e delle masse, dall’Atlantico alla Siberia, può fermare la guerra. In Europa e nella Federazione Russa i comunisti lavoreranno per rovesciare i governi che vogliono la guerra.
Dobbiamo far consapevoli le masse che dovranno affrontare la borghesia e i suoi apparati polizieschi militari in condizioni molto differenti da quanto è stato dal secondo dopoguerra, ma per questo ci siamo preparati.
Nella conferenza stampa il segretario generale ha fatto il punto sul dispiegamento militare NATO dal Baltico all’Europa centro-orientale: «Abbiamo triplicato la dimensione della forza di risposta rapida, con otto quartieri generali nell’Europa centro-orientale. Ci sono i quattro battaglioni nelle repubbliche baltiche. Sono difensivi e proporzionati. Però dicono che la NATO c’è e che la risposta, certo limitata rispetto alle divisioni russe, è multinazionale».
Il governo di Renzi è stato colto di sorpresa, e per bocca del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ha cercato di banalizzare la questione: “un’iniziativa già prevista dal vertice NATO di Varsavia del luglio scorso”.
Il vertice di Varsavia ha posto l’ultimatum: «Le azioni e le politiche destabilizzanti della Russia includono: l’illegale e illegittima annessione senza interruzione della Crimea, che non riconosciamo e non riconosceremo, sulla quale ci appelliamo alla Russia affinché faccia marcia indietro; la violazione dei confini sovrani attraverso la forza; la deliberata destabilizzazione dell’Ucraina dell’Est; le esercitazioni militari su larga scala contrarie allo spirito del Documento di Vienna e le azioni militari provocatorie nelle vicinanze dei confini della NATO, tra cui quelle nelle regioni del Mar Baltico e del Mar Nero e nel Mediterraneo Orientale; la sua retorica nucleare, la sua concezione militare e il suo atteggiamento di base aggressivi e irresponsabili; le sue continue violazioni dello spazio aereo dei paesi Alleati. Inoltre, l’intervento militare, la presenza militare consistente, il supporto al regime siriano da parte della Russia, e il suo utilizzo di forze militari nel Mar Nero, mirati ad estendere il suo potere nell’est del Mediterraneo, hanno posto ulteriori rischi e sfide per la sicurezza degli Alleati e delle altre parti. La NATO ha reagito a questa contesto modificato nel campo della sicurezza rinforzando le sue strutture di deterrenza e di difesa, compreso lo stanziamento di forze nell’area orientale dell’Alleanza e la sospensione di ogni cooperazione civile e militare funzionale tra NATO e Russia, rimanendo pur sempre aperta al dialogo politico con la Russia. Riconfermiamo queste decisioni” (comunicato NATO).
Qualche mese prima del vertice di Varsavia, la NATO lanciò in Polonia l’operazione Anaconda: 31.000 soldati, 3000 veicoli, 105 aerei e 12 navi da guerra. I contingenti maggiori sono USA (14.000), Polonia (12.000) e Inghilterra (800). L’annuncio di Stoltenberg è stato preceduto dalla conferenza stampa del capo di stato maggiore dell’esercito USA (4 ottobre), in cui ha avvertito che il prossimo grande conflitto sarebbe «altamente letale, diverso da tutto ciò che l’esercito USA ha sperimentato almeno dalla seconda guerra mondiale», e i combattimenti avverranno in «aree urbane densamente popolate.»
Nell’Ucraina orientale si combatte, già dalla metà del 2014, i prossimi fronti militari saranno il Baltico e la Georgia.
Le masse in Europa non vogliono la guerra. La quasi totalità delle forze antiguerra che si mobilitarono nel 2003 contro l’aggressione imperialista in Iraq sono passive, avvelenate dall’imperialismo democratico del premio Nobel della pace Obama, che in otto anni di presidenza non ha fatto che guerre d’aggressione iniziate da Bush figlio, aggiungendovi di suo il colpo di stato nazionalista di Kiev; un progressivo e massiccio dispiegamento offensivo di truppe e di mezzi ai confini della Russia; l’appoggio incondizionato a Lettonia, Lituania ed Estonia; l’aggressione alla Libia e la guerra in Siria, in cui è possibile ogni momento uno scontro tra soldati russi e americani.
Solo la lotta della classe operaia e delle masse, dall’Atlantico alla Siberia, può fermare la guerra. In Europa e nella Federazione Russa i comunisti lavoreranno per rovesciare i governi che vogliono la guerra.
Dobbiamo far consapevoli le masse che dovranno affrontare la borghesia e i suoi apparati polizieschi militari in condizioni molto differenti da quanto è stato dal secondo dopoguerra, ma per questo ci siamo preparati.
Partito
Comunista dei Lavoratori
lunedì 17 ottobre 2016
UNA LEGGE DI STABILITÀ PER I CAPITALISTI
Confindustria
e banche esultano. Hanno ragione. Il governo Renzi regala alle imprese una
nuova riduzione della tassa sui profitti dal 27% al 24%, nuovi incentivi
fiscali in fatto di super ammortamenti, una messe di nuove regalie. Dopo aver
già beneficiato i padroni in questi anni con la liberalizzazione dei
licenziamenti arbitrari , la massiccia decontribuzione premio, la
precarizzazione dilagante dei voucher. . Banche ed assicurazioni non sono da
meno. Incassano la nuova torta dell'Ape , il prestito bancario assicurato che
un lavoratore si impegna a ripagare per 20 anni, con tanto di interessi, in
cambio di un anticipo di uscita pensionistica e di una pensione ancora più
misera. Un nuovo derivato indiretto della famigerata Legge Fornero che il
governo si guarda bene dal cambiare. Peraltro il governo Renzi lavora pancia a
terra per tutelare le banche: già beneficiate di nuovi e più rapidi poteri di
esproprio di debitori insolventi, a vantaggio dei valori dei propri crediti
incagliati e altri titoli spazzatura.
E' vero, Renzi sfora gli impegni presi sul Patto di Stabilità in Europa. E cercherà di presentare questa scelta come prova di difesa dell'”interesse nazionale” contro le “burocrazie di Bruxelles”. Pascolando elettoralmente sul campo arato dai mille sovranismi nazionalisti, che a destra come (a volte) a sinistra, rivendicano il “riscatto italiano dal nemico tedesco”. Ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Renzi sfora il patto di stabilità ( in buona compagnia oggi nella UE) non per allargare i cordoni della borsa verso i lavoratori, ma per ridurre le tasse ai capitalisti. Ed anche per finanziare una manciata di volgari regalie ( bonus per..”mamma domani” incluso) da usare a vantaggio del SI al referendum. Cioè a vantaggio di un progetto bonapartista di uomo solo al comando che è prezioso per gli interessi dei capitalisti e la migliore governabilità della loro rapina. E' un caso se tutte le Cancellerie del vecchio continente( e non solo) tifano per il SI, e si dispongono a chiudere un occhio sulla manovra di bilancio del governo?
Eppure le burocrazie sindacali coprono la finanziaria di Renzi, o elogiandola ( CISL) o criticandola sommessamente ( CGIL), in ogni caso senza contrasto e mobilitazione vera. Ed anzi vantando il ritrovato canale di contatto negoziale con il governo. Così facendo non solo privano i lavoratori di una reale tutela sindacale, a partire dai milioni di lavoratori pubblici in attesa di contratto, per i quali Renzi stanzia solo briciole umilianti. Ma aiutano di fatto l'operazione elettorale del governo a vantaggio del suo progetto istituzionale reazionario. Cosa serve un NO platonico della CGIL sul referendum, se di fatto si aiuta la campagna del SI e le sue truffe populiste?
E' necessaria e urgente una mobilitazione sociale, radicale, di massa, che unifichi opposizione alla legge di Stabilità e vertenze contrattuali. E' l'unica via per sbarrare il passo alla reazione. Per dare al NO una bandiera di classe riconoscibile. Per aprire il varco di una alternativa dei lavoratori. L'unica vera alternativa.
E' vero, Renzi sfora gli impegni presi sul Patto di Stabilità in Europa. E cercherà di presentare questa scelta come prova di difesa dell'”interesse nazionale” contro le “burocrazie di Bruxelles”. Pascolando elettoralmente sul campo arato dai mille sovranismi nazionalisti, che a destra come (a volte) a sinistra, rivendicano il “riscatto italiano dal nemico tedesco”. Ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Renzi sfora il patto di stabilità ( in buona compagnia oggi nella UE) non per allargare i cordoni della borsa verso i lavoratori, ma per ridurre le tasse ai capitalisti. Ed anche per finanziare una manciata di volgari regalie ( bonus per..”mamma domani” incluso) da usare a vantaggio del SI al referendum. Cioè a vantaggio di un progetto bonapartista di uomo solo al comando che è prezioso per gli interessi dei capitalisti e la migliore governabilità della loro rapina. E' un caso se tutte le Cancellerie del vecchio continente( e non solo) tifano per il SI, e si dispongono a chiudere un occhio sulla manovra di bilancio del governo?
Eppure le burocrazie sindacali coprono la finanziaria di Renzi, o elogiandola ( CISL) o criticandola sommessamente ( CGIL), in ogni caso senza contrasto e mobilitazione vera. Ed anzi vantando il ritrovato canale di contatto negoziale con il governo. Così facendo non solo privano i lavoratori di una reale tutela sindacale, a partire dai milioni di lavoratori pubblici in attesa di contratto, per i quali Renzi stanzia solo briciole umilianti. Ma aiutano di fatto l'operazione elettorale del governo a vantaggio del suo progetto istituzionale reazionario. Cosa serve un NO platonico della CGIL sul referendum, se di fatto si aiuta la campagna del SI e le sue truffe populiste?
E' necessaria e urgente una mobilitazione sociale, radicale, di massa, che unifichi opposizione alla legge di Stabilità e vertenze contrattuali. E' l'unica via per sbarrare il passo alla reazione. Per dare al NO una bandiera di classe riconoscibile. Per aprire il varco di una alternativa dei lavoratori. L'unica vera alternativa.
Partito
Comunista dei Lavoratori
giovedì 6 ottobre 2016
DALLA PROVINCIA PAVESE DEL 06/10/2016
ANTIFASCISMO DI FACCIATA
Prefetto e
sindaci del pavese hanno premiato a 71 anni dalla guerra di Liberazione
partigiani, ex internati nei lager nazisti e gli ex combattenti regolari delle
forze armate.
“Vorrei che
i giovani prendessero esempio dal vostro coraggio” ha spiegato il prefetto
Erminia Rosa Cesari.
Quel
coraggio, però , che è totalmente assente nelle nostre Istituzioni che, nel
momento in cui prendono corpo movimenti e organizzazioni di estrema destra, cercano di minimizzare il reale e di fare
appello alla “non violenza”, come concetto assoluto, procrastinando sino
all'inconcludenza.
Questo
comportamento è imbarazzante specialmente nelle istituzioni che da sempre vengono associati alla sinistra.
A Pavia, è
stata approvata una mozione il 15 aprile 2015, con l'esplicita richiesta di non
lasciare spazio a formazioni neofasciste in città, con tanto di richiami
costituzionali (legge Scelba e Mancino) e sentenza della corte di cassazione.
La mozione è stata inoltrata da Anpi con appoggio della Rete antifascista.
NON UN REALE
IMPEGNO PER TRADURRE CONCRETAMENTE IL TESTO DI QUELLA MOZIONE.
Ad oggi
nonostante le continue richieste, nulla è stato fatto. Forza Nuova continua ad
ottenere i permessi per i banchetti e casa Pound agisce indisturbata in via
della Rocchetta, presso i locali di un privato. Il prefetto e la questura,
senza subire pressioni politiche, hanno glissato totalmente su questo problema.
E'
necessario, dunque, stare attenti anche a chi agita strumentalmente la bandiera
dell’antifascismo per nobili calcoli elettorali.
Oggi essere
antifascisti vuol dire anche opporsi alle e nelle istituzioni locali e
nazionali che molto spesso tollerano le sedi d'estrema destra.
L'indifferenza
è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.” Antonio Gramsci 11 febbraio 1917.
Partito Comunista dei Lavoratori
Pavia sez.”Tiziano Bagarolo”
mercoledì 28 settembre 2016
Non vogliamo fertilità e procreazione come destino. Il diritto di decidere della nostra vita è nostro
Respingiamo
il maschilismo padronale di Renzi e Lorenzin. Per una sessualità libera dai
destini ideologici imposti dal patriarcato e dal capitalismo.
Sono
molteplici i motivi per cui abbiamo ritenuto ideologico, maschilista e
pericoloso il Piano nazionale per la fertilità promosso dal ministro della
salute Beatrice Lorenzin (Nuovo Centrodestra). Nelle intenzioni del ministro il
Piano avrebbe i seguenti obiettivi:
• Informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio;
• Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale;
• Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente;
• Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione;
• Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility day”, giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “prestigio della maternità”. (1)
In queste ultime settimane si sono levate molte voci contrarie alla campagna pro-fertilità che hanno criticato diversi aspetti politici del Piano nonché le discutibili scelte comunicative che avrebbero dovuto pubblicizzare il “Fertility day” (giornata dedicata alla informazione e alla formazione sulla fertilità) del 22 settembre scorso.
La campagna pubblicitaria infatti si è caratterizzata per cialtroneria e ambiguità, tingendosi di toni razzisti (2) e sessisti e rivolgendosi in modo assillante soprattutto alle donne: trattandole alla stregua di egoiste che mettono se stesse davanti al loro “orologio biologico” e al loro dovere nei confronti della comunità e soprattutto al loro ruolo riproduttivo.
Fra le varie contestazioni, la più significativa è probabilmente quella che afferma che se in Italia non si fanno abbastanza figli è colpa della crisi economica, del precariato, della disoccupazione giovanile ecc. In una fase di erosione avanzata di diritti e di attacco ai salari dei lavoratori e delle lavoratrici viene giustamente ricordato a Lorenzin che i figli rappresentano un lusso.
Questa prospettiva è sostanzialmente corretta, e coglie una delle principali contraddizioni di questa campagna; però è anche una critica parziale e deve necessariamente essere integrata per mostrare tutti gli aspetti reazionari del progetto del ministro della salute.
A nostro avviso il Piano pro-fertilità è pericoloso specialmente poiché ripropone con forza e volgarità – basti pensare alle scelte comunicative – l’idea della procreazione come destino biologico e non come libera scelta del soggetto, e tenta di piegare la sessualità, il corpo – in particolar modo quello della donna – e la sua storia alla sola funzione procreativa.
La campagna richiama costantemente e in modo ambiguo al dovere morale – di fascistissima memoria – della coppia eterosessuale (non si accenna infatti a altre possibili famiglie) nei confronti della nazione; infatti, tralasciando completamente l’importante ruolo assunto dalle popolazioni migranti in Italia negli ultimi anni, il Piano celebra il sodalizio fra la natalità ed il mantenimento del welfare: c’è bisogno di fare figli che un giorno vadano a lavorare perché possano garantire il funzionamento del sistema. È solo alla coppia eterosessuale e italiana che spetta l’onere e l’onore di procreare; non si accenna alla possibilità di genitori single e meno che mai a coppie omosessuali. L’essere fertile viene promosso come l’unico modo per avere figli, trascurando altre possibili alternative quali l’adozione, e le tecniche e i progressi della scienza medica, in questa visione distorta, sono piegati esclusivamente alla tutela della fertilità della coppia.
Insomma, l’intera operazione è una celebrazione ideologica della famiglia “naturale” di matrice borghese, ed è tanto più pericolosa se si tiene conto del contesto storico in cui si inserisce: viene sancito nuovamente e in modo malcelato quel sodalizio fra governo e Chiesa cattolica che rafforza le varie iniziative a cui abbiamo assistito in questo ultimo periodo quali manifestazioni delle “sentinelle in piedi” e Family day.
Trasformando la fertilità in un “bene comune” e la maternità in un dovere nei confronti della comunità, il Piano promosso dal ministro Lorenzin consolida di fatto le molteplici campagne e movimenti pro-life e antiabortisti, e legittima il privilegio (perché di certo non si tratta di un “diritto”) dei tanti obiettori di coscienza che all’interno di strutture sanitarie pubbliche ostacolano l’accesso delle donne all’interruzione della gravidanza.
È dunque una campagna ideologica di stampo democristiano costruita su ribaltamenti e ambiguità: vi è ad esempio un martellamento costante e dai tratti parossistici, per cui la salute e il mantenimento di uno stile di vita “corretto” non sono finalizzati al benessere del singolo individuo in quanto tale ma alla preservazione del suo potere riproduttivo: il soggetto scompare, viene meno, e ciò che resta di lui è la sua fertilità e la sua preservazione:
«Fin dall’adolescenza la funzione riproduttiva va difesa evitando stili di vita scorretti e cattive abitudini (come ad esempio il fumo di sigaretta e l’alcool), particolarmente dannose per gli spermatozoi e per gli ovociti. È essenziale inoltre evitare, fin dall’infanzia, l’obesità e la magrezza eccessiva e la sedentarietà, oltre a fornire strumenti educativi ed informativi agli adolescenti per evitare abitudini che mettono a rischio di infezioni sessualmente trasmesse o gravidanze indesiderate [ibidem].»
L’obesità e l’anoressia – considerati alla stregua di comportamenti “scorretti” – vanno evitate perché potrebbero mettere a rischio il potere riproduttivo dei soggetti, e non vanno analizzate e trattate come espressioni di disagio sociale. Tutte queste tematiche, che rappresentano aspetti preoccupanti della contemporaneità, vengono rimossi dal ministro della salute (!) che si preoccupa invece di promuovere una campagna da cui l’individuo ne esce espropriato del proprio corpo e limitato nella costruzione di sé, nella libera ricerca del piacere e del piacersi, e piegato al solo compito della procreazione “per il bene della comunità”.
Inoltre l’assillante richiamo del Piano alla salute e alla sua tutela cozza nei fatti con i pesanti tagli alla sanità portati avanti da questo come dai precedenti governi. Senza dimenticare inoltre che proprio questo impianto ideologico rafforza il sostrato culturale dei rapporti patriarcali tra uomini e donne, e dunque, in ultima istanza, legittima la violenza che sulle donne viene scatenata quando non rispondono al modello “di servizio” e si sottraggono al dominio maschile.
A questa logica bigotta, opportunista e complice di un sistema oppressivo e patriarcale noi opponiamo con forza il nostro programma:
- Lavorare meno, lavorare tutti, e redistribuire il lavoro esistente fra tutti e tutte a parità di salario.
L’autonomia economica di ogni individuo rappresenta da un lato la rottura con il sistema capitalista fondato sul profitto e l’espropriazione umana, dall’altro è un principio fondamentale per garantire la costruzione libera della propria soggettività e del proprio percorso di vita, ed è dunque un presupposto indispensabile, specialmente per quanto riguarda le donne, per la liberazione dall’oppressione familiare e dalla dipendenza dal marito.
- La genitorialità deve essere considerata una libera scelta fra altre possibili, e non un destino biologico e morale, un presunto dovere nei confronti della comunità, né tantomeno un privilegio “naturale” della coppia eterosessuale. Con questo spirito di superamento dell’ideologia della famiglia “tradizionale” riconosciamo il diritto alla genitorialità tanto al singolo individuo quanto alla coppia omosessuale.
- Liberazione sessuale significa anche liberare la sessualità dei soggetti dal destino ideologico della procreazione e della maternità. È per questo che l’aborto deve essere libero e gratuito, e deve essere abolita l’obiezione di coscienza. Inoltre, la contraccezione deve essere garantita a prezzi popolari.
- La liberazione delle donne e delle minoranze sessuali e di genere si iscrive in un processo rivoluzionario di rottura con la morale e con l’organizzazione economica e politica della società attuale, e dunque rivendichiamo come passaggio imprescindibile l’abolizione unilaterale del Concordato fra Vaticano e Stato, l’esproprio senza indennizzo di tutte le grandi proprietà immobiliari ecclesiastiche e in definitiva l’abolizione di tutti i privilegi fiscali, giuridici, normativi, assicurati alla Chiesa cattolica, a partire dalla truffa dell’8 per mille e dall’insegnamento religioso confessionale nella scuola pubblica.
Porteremo queste riflessioni e queste rivendicazioni in piazza il 26 novembre alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, appuntamento a cui partecipiamo con le nostre posizioni indipendenti e con la volontà di promuovere la costruzione di un movimento delle donne realmente radicale e di opposizione all’oppressione di genere e sessuale, così come di rottura con la proprietà privata come principio morale e organizzativo della società capitalista-patriarcale.
Note
(1) http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2083
(2) Emblematica in questo senso la locandina ufficiale della giornata Fertility day, in cui si invitano i cittadini ad evitare i “cattivi compagni” mostrando l’immagine di una famiglia
• Informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio;
• Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale;
• Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente;
• Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione;
• Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility day”, giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “prestigio della maternità”. (1)
In queste ultime settimane si sono levate molte voci contrarie alla campagna pro-fertilità che hanno criticato diversi aspetti politici del Piano nonché le discutibili scelte comunicative che avrebbero dovuto pubblicizzare il “Fertility day” (giornata dedicata alla informazione e alla formazione sulla fertilità) del 22 settembre scorso.
La campagna pubblicitaria infatti si è caratterizzata per cialtroneria e ambiguità, tingendosi di toni razzisti (2) e sessisti e rivolgendosi in modo assillante soprattutto alle donne: trattandole alla stregua di egoiste che mettono se stesse davanti al loro “orologio biologico” e al loro dovere nei confronti della comunità e soprattutto al loro ruolo riproduttivo.
Fra le varie contestazioni, la più significativa è probabilmente quella che afferma che se in Italia non si fanno abbastanza figli è colpa della crisi economica, del precariato, della disoccupazione giovanile ecc. In una fase di erosione avanzata di diritti e di attacco ai salari dei lavoratori e delle lavoratrici viene giustamente ricordato a Lorenzin che i figli rappresentano un lusso.
Questa prospettiva è sostanzialmente corretta, e coglie una delle principali contraddizioni di questa campagna; però è anche una critica parziale e deve necessariamente essere integrata per mostrare tutti gli aspetti reazionari del progetto del ministro della salute.
A nostro avviso il Piano pro-fertilità è pericoloso specialmente poiché ripropone con forza e volgarità – basti pensare alle scelte comunicative – l’idea della procreazione come destino biologico e non come libera scelta del soggetto, e tenta di piegare la sessualità, il corpo – in particolar modo quello della donna – e la sua storia alla sola funzione procreativa.
La campagna richiama costantemente e in modo ambiguo al dovere morale – di fascistissima memoria – della coppia eterosessuale (non si accenna infatti a altre possibili famiglie) nei confronti della nazione; infatti, tralasciando completamente l’importante ruolo assunto dalle popolazioni migranti in Italia negli ultimi anni, il Piano celebra il sodalizio fra la natalità ed il mantenimento del welfare: c’è bisogno di fare figli che un giorno vadano a lavorare perché possano garantire il funzionamento del sistema. È solo alla coppia eterosessuale e italiana che spetta l’onere e l’onore di procreare; non si accenna alla possibilità di genitori single e meno che mai a coppie omosessuali. L’essere fertile viene promosso come l’unico modo per avere figli, trascurando altre possibili alternative quali l’adozione, e le tecniche e i progressi della scienza medica, in questa visione distorta, sono piegati esclusivamente alla tutela della fertilità della coppia.
Insomma, l’intera operazione è una celebrazione ideologica della famiglia “naturale” di matrice borghese, ed è tanto più pericolosa se si tiene conto del contesto storico in cui si inserisce: viene sancito nuovamente e in modo malcelato quel sodalizio fra governo e Chiesa cattolica che rafforza le varie iniziative a cui abbiamo assistito in questo ultimo periodo quali manifestazioni delle “sentinelle in piedi” e Family day.
Trasformando la fertilità in un “bene comune” e la maternità in un dovere nei confronti della comunità, il Piano promosso dal ministro Lorenzin consolida di fatto le molteplici campagne e movimenti pro-life e antiabortisti, e legittima il privilegio (perché di certo non si tratta di un “diritto”) dei tanti obiettori di coscienza che all’interno di strutture sanitarie pubbliche ostacolano l’accesso delle donne all’interruzione della gravidanza.
È dunque una campagna ideologica di stampo democristiano costruita su ribaltamenti e ambiguità: vi è ad esempio un martellamento costante e dai tratti parossistici, per cui la salute e il mantenimento di uno stile di vita “corretto” non sono finalizzati al benessere del singolo individuo in quanto tale ma alla preservazione del suo potere riproduttivo: il soggetto scompare, viene meno, e ciò che resta di lui è la sua fertilità e la sua preservazione:
«Fin dall’adolescenza la funzione riproduttiva va difesa evitando stili di vita scorretti e cattive abitudini (come ad esempio il fumo di sigaretta e l’alcool), particolarmente dannose per gli spermatozoi e per gli ovociti. È essenziale inoltre evitare, fin dall’infanzia, l’obesità e la magrezza eccessiva e la sedentarietà, oltre a fornire strumenti educativi ed informativi agli adolescenti per evitare abitudini che mettono a rischio di infezioni sessualmente trasmesse o gravidanze indesiderate [ibidem].»
L’obesità e l’anoressia – considerati alla stregua di comportamenti “scorretti” – vanno evitate perché potrebbero mettere a rischio il potere riproduttivo dei soggetti, e non vanno analizzate e trattate come espressioni di disagio sociale. Tutte queste tematiche, che rappresentano aspetti preoccupanti della contemporaneità, vengono rimossi dal ministro della salute (!) che si preoccupa invece di promuovere una campagna da cui l’individuo ne esce espropriato del proprio corpo e limitato nella costruzione di sé, nella libera ricerca del piacere e del piacersi, e piegato al solo compito della procreazione “per il bene della comunità”.
Inoltre l’assillante richiamo del Piano alla salute e alla sua tutela cozza nei fatti con i pesanti tagli alla sanità portati avanti da questo come dai precedenti governi. Senza dimenticare inoltre che proprio questo impianto ideologico rafforza il sostrato culturale dei rapporti patriarcali tra uomini e donne, e dunque, in ultima istanza, legittima la violenza che sulle donne viene scatenata quando non rispondono al modello “di servizio” e si sottraggono al dominio maschile.
A questa logica bigotta, opportunista e complice di un sistema oppressivo e patriarcale noi opponiamo con forza il nostro programma:
- Lavorare meno, lavorare tutti, e redistribuire il lavoro esistente fra tutti e tutte a parità di salario.
L’autonomia economica di ogni individuo rappresenta da un lato la rottura con il sistema capitalista fondato sul profitto e l’espropriazione umana, dall’altro è un principio fondamentale per garantire la costruzione libera della propria soggettività e del proprio percorso di vita, ed è dunque un presupposto indispensabile, specialmente per quanto riguarda le donne, per la liberazione dall’oppressione familiare e dalla dipendenza dal marito.
- La genitorialità deve essere considerata una libera scelta fra altre possibili, e non un destino biologico e morale, un presunto dovere nei confronti della comunità, né tantomeno un privilegio “naturale” della coppia eterosessuale. Con questo spirito di superamento dell’ideologia della famiglia “tradizionale” riconosciamo il diritto alla genitorialità tanto al singolo individuo quanto alla coppia omosessuale.
- Liberazione sessuale significa anche liberare la sessualità dei soggetti dal destino ideologico della procreazione e della maternità. È per questo che l’aborto deve essere libero e gratuito, e deve essere abolita l’obiezione di coscienza. Inoltre, la contraccezione deve essere garantita a prezzi popolari.
- La liberazione delle donne e delle minoranze sessuali e di genere si iscrive in un processo rivoluzionario di rottura con la morale e con l’organizzazione economica e politica della società attuale, e dunque rivendichiamo come passaggio imprescindibile l’abolizione unilaterale del Concordato fra Vaticano e Stato, l’esproprio senza indennizzo di tutte le grandi proprietà immobiliari ecclesiastiche e in definitiva l’abolizione di tutti i privilegi fiscali, giuridici, normativi, assicurati alla Chiesa cattolica, a partire dalla truffa dell’8 per mille e dall’insegnamento religioso confessionale nella scuola pubblica.
Porteremo queste riflessioni e queste rivendicazioni in piazza il 26 novembre alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, appuntamento a cui partecipiamo con le nostre posizioni indipendenti e con la volontà di promuovere la costruzione di un movimento delle donne realmente radicale e di opposizione all’oppressione di genere e sessuale, così come di rottura con la proprietà privata come principio morale e organizzativo della società capitalista-patriarcale.
Note
(1) http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2083
(2) Emblematica in questo senso la locandina ufficiale della giornata Fertility day, in cui si invitano i cittadini ad evitare i “cattivi compagni” mostrando l’immagine di una famiglia
martedì 20 settembre 2016
mercoledì 14 settembre 2016
NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE PIACE AI CAPITALISTI
La riforma costituzionale
promossa da Renzi ha un solo obiettivo: rafforzare il potere di chi già lo
detiene.
Dal punto di vista
democratico è un insulto. Nel suo incastro con la legge elettorale, può
regalare a chi prende il 20% dei voti ,o poco più, il 55% dei parlamentari dell'unica Camera su
cui si appoggia il governo. Mentre il
Senato ( che resta) non verrebbe neppure eletto pur avendo poteri
costituzionali. Sarebbe questa la “democrazia”? Saremmo di fronte alla massima
concentrazione dei poteri nelle mani dell'uomo solo al comando. Non “la riforma istituzionale finalmente
realizzata che gli italiani attendono” come recita la propaganda di Renzi. Ma
l'opposto: il peggiore completamento di quel corso istituzionale
controriformatore che negli ultimi 25 anni ha rafforzato il potere di chi
governa, ad ogni livello, nel nome della cosiddetta “governabilità”.
Ma cosa significa
concretamente “governabilità”? Significa rendere ancora più forti e più “stabili”
i governi che demoliscono i diritti del
lavoro, tagliano sanità e istruzione, alzano l'età pensionabile... E' un caso
se Confindustria, le banche, il capitale finanziario europeo, sostengono
entusiasti le ragioni del Sì, proprio nel nome della “governabilità”? Perchè i
lavoratori, i precari, i disoccupati, dovrebbero sostenere e addirittura
rafforzare una “governabilità” diretta contro di loro?
E' necessario che la classe
lavoratrice e le sue organizzazioni promuovano una propria autonoma campagna
unitaria per il NO al disegno di Renzi, Confindustria e banche. Non basta il NO sussurrato e imbarazzato
della direzione CGIL al solo scopo di salvare l'immagine. Occorre al contrario
una battaglia vera che parta dalla denuncia della verità: un governo nemico dei
lavoratori e del sindacato vuol dare traduzione istituzionale al proprio corso
reazionario con una riforma costituzionale “bonapartista” a uso e consumo dei
poteri forti . Per questo è necessaria una campagna capillare a sostegno del
NO, che rilanci la battaglia democratica a partire dalla rivendicazione più
elementare: una legge elettorale interamente proporzionale, ad ogni livello,
che sancisca l'uguaglianza reale di ogni voto, e rappresentanze determinate dal
consenso, senza trucchi “maggioritari”di alcun genere.
Ma una campagna chiara a
sostegno del NO deve congiungersi al rilancio di una mobilitazione sociale di
massa in tutto il paese. Ci sono 12 milioni di lavoratori in attesa di
contratto, nel momento stesso in cui Federmeccanica rifiuta di firmare il
contratto, e il governo destina spiccioli ai contratti pubblici. Non solo:
siamo alla vigilia di una Legge di Stabilità che ancora una volta taglia le
tasse ai profitti padronali ( IRES), nel mentre continua la stretta su sanità e
pensioni. Cosa deve ancora accadere perchè si prepari finalmente uno sciopero
generale vero, attorno ad una piattaforma di rivendicazioni unificanti che
risponda unicamente alle ragioni del lavoro?
Ma c'è bisogno di definire
una prospettiva politica indipendente del movimento operaio . Apertamente
contrapposta al disegno bonapartista di Renzi, come al progetto lepenista di
Salvini, come alla Repubblica plebiscitaria del milionario Grillo. Tutti
progetti che in forme diverse mirano
a dirottare la rabbia dei lavoratori
contro “nemici” immaginari, per impedire che si rivolga contro il padronato.
Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro
organizzazione, può realizzare una vera “repubblica fondata sul lavoro”:
rovesciando il potere dei capitalisti e concentrando nelle mani dei lavoratori
le leve della produzione della ricchezza.
Il PCL si batte in ogni lotta
per questa prospettiva. L'unica vera alternativa.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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