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venerdì 31 luglio 2015

LA POVERTÀ NASCOSTA




Una persona su tre a rischio povertà.
In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente povere sono cresciute a livello nazionale di 390 mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34,4% al Centro-Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).
La povertà assoluta è aumentata al Sud rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord. Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190 mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511 mila a 704 mila al Sud e da 570 mila a 766 mila al Centro-Nord.
A livello di reddito, guadagna meno di 12 mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord.
Particolarmente pesante la situazione economica in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui), Molise (70%) e Sicilia (72%).

Nei prossimi anni si rischia uno 'tsunami' demografico.
Dal 2001 al 2014 la popolazione è cresciuta a livello nazionale di circa 3,8 milioni, di cui 3,4 milioni al Centro-Nord e 389 mila al Sud. In dieci anni, dal 2001 al 2014 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1 milione 667 mila persone, di cui 526 mila under 34 e 205 mila laureati.
Il Sud  sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell'attuale 34,3%".

Questa è la fotografia reale del Paese
Questa situazione, però, è oggi capitalizzata da altri nemici del mondo del lavoro, non meno pericolosi del bullo fiorentino. Salvini e  Beppe Grilllo. Si presentano come amici del popolo cercando di aizzarlo contro i migranti per distoglierlo dall'opposizione a industriali e banchieri! (Salvini). E che tutto si risolve con un reddito di cittadinanza: contrapponendo disoccupati e lavoratori, fregando entrambi (Grillo)

CHE FARE?
Bisogna liberarsi di truffatori e ciarlatani, delle tre destre che oggi si contendono il potere: quella di governo (Renzi) e le due di “opposizione” (Salvini e Grillo). Le une e le altre vogliono solo lucrare voti e potere, dividendo gli sfruttati a vantaggio dei capitalisti.
E' necessario che la classe lavoratrice unisca le forze attorno a un programma che risponda unicamente agli interessi dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati. Un programma che rivendichi la ripartizione del lavoro, la riduzione dell'orario a parità di paga e il salario ai disoccupati che cercano lavoro. Un programma contro il capitale finanziario, che faccia pagare la crisi a chi l'ha provocata, a difesa dei salari, del lavoro, della scuola, della sanità, delle pensioni.
C'è bisogno di una sinistra che ricostruisca tra i lavoratori e le lavoratrici la coscienza della propria classe. Tutti quelli che negli ultimi 20 anni hanno parlato di sinistra  si sono ciclicamente venduti alla classe dominante e ai suoi partiti, in cambio di ministeri e assessorati. Non solo hanno distrutto la sinistra, ma l’hanno screditata a tal punto, che oggi milioni di lavoratori preferiscono astenersi dal voto, sfiduciati, o farsi ingannare dagli imbroglioni “populisti”.
I lavoratori hanno bisogno di un loro partito, autonomo e contrapposto a tutti i loro nemici, unicamente dedito alla loro causa. Un partito che li possa rappresentare e difendere contro il capitalismo. Una partito che riconduca ogni lotta degli sfruttati alla prospettiva di un governo dei lavoratori: l'unico governo che possa fare pulizia.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, l'unico partito che non ha mai tradito gli operai, si batte in ogni lotta per questa prospettiva.

Partito Comunista dei Lavoratori
Pavia sez. “Tiziano Bagarolo”

domenica 19 luglio 2015

“ AIUTIAMOLI A (morire) CASA LORO”



La squallida tragedia nel palcoscenico del quartiere  Casale  San  Nicola di Roma è stata affidata alla regia dei fascisti di Casa Pound e ai Salvini che svolazzano su queste rovine di società gettando micce con le quali contano di monetizzare alle prossime elezioni.
Scritta da mesi, hanno urlato, pianto , esibito disperazione, bestemmiato, con i neonati in braccio, tirando banane e pietre a ragazzi neri, con lo sconforto negli occhi, chiamati "scimmie".
Sono entrati negli alloggi assegnati al gruppo di rifugiati, hanno preso suppellettili, lenzuola, vettovaglie, indumenti, materassi... li hanno portati in cortile e incendiati.
Hanno attaccato il pullman che portava stranieri, 19 in tutto!, tirando bottiglie, zolle di terra, "salutando" con il braccio destro teso, braccio nudo che scopriva tatuaggi d’inequivocabile appartenenza ai neonazisti nostrani.
Così i 19 "pericolosissimi barbari" sono stati “accolti”, lo stesso è successo, quasi contemporaneamente, in altre città.
Però: "non siamo razzisti"!
La stessa frase che da mesi, noiosamente a morte, ripete a pappagallo il coso felpato barbuto.
E a pappagallo i poveretti imparano la lezione e la recitano.
"E’ un esodo biblico, aiutiamoli pure, non a spese nostre e a casa loro, prima gli italiani!", 
Ma loro non sono razzisti!
Oggi andranno a messa, quella delle dieci, ben vestiti a festa, a battersi il petto mea culpa.
Ma Cristo è crocefisso e non può più cacciarli fuori dal Tempio a calci nel sedere.
"Noi non siamo razzisti"; ma sciacalli, ipocriti,  inutili... sì.

Rifiutiamo il razzismo in ogni luogo, a partire dal posto di lavoro. Il movimento operaio scacci qualsiasi forma di fascismo e razzismo dai propri ambiti di organizzazione. La classe operaia non ha nazione, è una e internazionale! Unità tra lavoratori italiani e immigrati contro i padroni! 


Partito Comunista dei Lavoratori 
Pavia sez. “Tiziano Bagarolo”

giovedì 16 luglio 2015

CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELL’IKEA, PER DIFENDERE DIRITTI E SALARI, PER COSTRUIRE UNA RESISTENZA DI MASSA CONTRO L’OFFENSIVA DEI PADRONI!!!



In queste settimane IKEA, il colosso svedese oramai presente in tutto il nostro paese, ha presentato le proprie richieste per il contratto integrativo aziendale (CIA).

Il padronato italiano ha aperto proprio in questo periodo una nuova, pesante offensiva contro lavoratori e lavoratrici del nostro paese. Confindustria, Confcommercio e anche diverse imprese al loro esterno (dalla nuova FIAT alle grandi catene commerciali) vogliono rivedere il sistema contrattuale: vogliono aver mano libera sull’organizzazione del lavoro (orari, turni, pause, ecc) e vogliono rendere il più possibile variabili gli stipendi (soprattutto per poterli diminuire, all’occorrenza, anche sotto i minimi dei contratti nazionali). Vogliono cioè sfruttare subito i nuovi rapporti di forza determinati dal Job act (licenziamenti, videosorveglianza e demansionamento). La rinuncia alla lotta da parte delle direzioni sindacali, dopo lo sciopero del 12 dicembre, oltre che permettere al governo di perfezionarne liberamente i decreti, ha infatti stimolato l’appetito del capitale.

Le richieste di IKEA sono in linea con questa nuova offensiva del padronato, in linea con ciò che tante altre aziende stanno facendo in tutta Italia (dall'industria al commercio): riduce i costi per aumentare i profitti. Il “costo“ è quello dei lavoratori e delle lavoratrici. Il profitto è quello degli azionisti. Altro che “collaborazione“ tra capitale e lavoro!!!.
IKEA, con la brutalità di cui i padroni sono capaci, ha spiegato che siccome la concorrenza è spietata e le commesse sono poche, dal momento che “l'Italia del 2015 non è più quella del 2000”, si deve accettare pesanti riduzioni al salario: un taglio netto alle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, la cancellazione dell’importo fisso del premio aziendale. Un taglio che per molti dei 6 mila dipendenti (70% part time) comporta una riduzione di almeno 200 euro al mese, indispensabili per la sopravvivenza.  

I lavoratori e le lavoratrici di IKEA, questa volta, hanno reagito!!!! I sindacati hanno dichiarato tali proposte “inaccettabili”. Sono state costruite mobilitazioni e iniziative di lotta, sino ad uno sciopero nazionale di otto ore in tutta IKEA (11 Luglio scorso).  Uno sciopero molto riuscito (tra il 75 e l' 80% di adesioni): una bella dimostrazione di forza di lavoratori e lavoratrici.
Una reazione importante. Perché in una grande azienda, con migliaia di lavoratori e lavoratrici, presente in tutto il paese, si sta combattendo contro questa offensiva. Si contrappone una rigidità alla flessibilità totale che viene oggi richiesta in tutti i posti di lavoro: la rigidità di uomini e donne che chiedono di esser riconosciute come persone, e non come una semplice variabile della contabilità aziendale. Il 22 luglio è stato fissato un nuovo incontro tra le parti.

SALARI E DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI IKEA NON DOVRANNO ESSER TOCCATI!!!


Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è a fianco di questa lotta, che è lotta di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici italiane, contro l'Azienda e in solidarietà dei 6 mila lavoratori e lavoratrici IKEA, contro ogni peggioramento delle loro condizioni lavorative e salariali.

Partito Comunista dei Lavoratori

martedì 14 luglio 2015

LA BARBARIE DEL CAPITALISMO EUROPEO. IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO DI TSIPRAS. LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA UNICA SOLUZIONE




I creditori strozzini dell'Unione Europea, della BCE, del FMI ( la famigerata Troika) hanno stretto il cappio al collo della Grecia. Un paese già condannato alla catastrofe umanitaria viene nuovamente messo a saccheggio: ulteriore taglio alle pensioni, nuove tasse sui beni alimentari, nuova svendita dei beni nazionali ai creditori, ulteriore distruzione dei diritti sindacali. 
Il tutto sotto il commissariamento diretto degli strozzini. 
Il NO di massa del popolo greco ai creditori è stato svenduto da Tsipras in sette giorni ai nemici dei lavoratori greci. Il capitalismo tedesco a guida Merkel è il capofila degli strozzini europei. Gli stessi capitalisti tedeschi che precarizzano il lavoro in Germania ( mini job) puntano a garantire le proprie banche e la cassaforte del proprio Stato con il saccheggio della Grecia. 
Ma gli altri capitalismi europei non sono da meno. Il governo Renzi e i suoi amici capitalisti, gli stessi che tagliano i diritti sindacali ai lavoratori italiani, plaudono alla svendita dei lavoratori greci. 
Lo stesso vale per il governo Hollande, grande architetto dietro le quinte dell'intesa greca. Tutti i capitalismi creditori sono complici della rapina, quale che sia il colore del proprio governo. 
Se Renzi e Hollande “criticano” sottovoce la Merkel è solo perchè vorrebbero avere più ampi spazi nelle proprie manovre di bilancio per tagliare le tasse ai propri capitalisti e poter fare qualche altra concessione elettorale truffa. La campagna “per lo sviluppo e la crescita” riguarda solo crescita e sviluppo dei profitti. I populismi reazionari di Grillo e Salvini non sono meno ipocriti. 
Le loro grida sul “colpo di Stato della Germania” in Grecia serve solo a dirottare contro il nemico esterno lo sguardo dei lavoratori italiani, distogliendolo dalla lotta contro i propri capitalisti e il proprio Stato. Come se un capitalismo nazionale, con propria moneta nazionale, non fosse ugualmente sfruttatore dei propri lavoratori, e creditore strozzino di altri popoli. 
La Gran Bretagna della sovrana sterlina non è quella che vara in casa i contratti a zero ore e le peggiori leggi anti sindacali, mentre conserva diritti para coloniali su altre nazioni? La verità che emerge una volta di più dai fatti di Grecia è la crudeltà e il fallimento del capitalismo, in ogni paese e su scala continentale. Il sogno di riformarlo è una utopia. 
La pretesa di Tsipras di un “compromesso onorevole” con il capitalismo strozzino della Troika ( e con gli armatori greci) si è risolta in una capitolazione vergognosa. 
Che tradisce la lotta e le speranze di un popolo. I partiti della sinistra italiana ( Sel, Prc) già suicidatisi in passato nei governi di centrosinistra- votando precarietà del lavoro , tagli sociali, missioni di guerra- si sono aggrappati all'immagine di Tsipras per cercare di risorgere. Ma hanno impugnato la bandiera di Tsipras proprio mentre Tsipras la ammainava . E oggi arrivano a dire che se fossero nel Parlamento greco... voterebbero l'accordo di capitolazione. 
Non dubitiamo. Chi tradisce una volta tradisce sempre: è la coerenza del suicidio politico. I lavoratori italiani, come i lavoratori greci, come tutti i lavoratori europei hanno bisogno di un'altra sinistra. Non la sinistra del capitalismo, ma una sinistra rivoluzionaria.
Che unisca i lavoratori al di là delle frontiere. Che avanzi un programma di ripudio del debito verso gli strozzini, di nazionalizzazione delle banche, di esproprio dei capitalisti, a favore di un governo dei lavoratori. L'unico governo che possa liberare il lavoro, nella prospettiva storica degli Stati uniti socialisti di Europa. Il capitalismo o lo si rovescia o lo si subisce. 
Una volta di più, questo ci insegna la Grecia. Dare un partito a questa verità è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori in Italia, e del Partito operaio rivoluzionario ( EEK) in Grecia.

 PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

No all'ignobile capitolazione! Respingerla nelle strade e in Parlamento!




Comunicato di emergenza dell'EEK

Tsipras e Tsakalotos, calpestando il "no" del referendum e la dignità del popolo greco, si sono assoggettati, disonorati e calpestati essi stessi firmando la "lista degli orrori", come lo stesso Spiegel ha definito il nuovo memorandum-ukase.

I tiranni dell'UE e dell'FMI, con il sostegno totale del fronte nero Nuova Democrazia-Potami-Pasok-mass media, così come degli yes-man di Syriza, si sono avviati al completamento del loro colpo di stato antipopolare sulla base delle votazioni parlamentari di martedì e mercoledì e assegnando il paese ad un più o meno formale governo "nazionale", sottomesso e rimpastato senza fastidiosi individui - un gruppo di servi volontari di Berlino, Bruxelles e Washington.

Insieme alla stragrande maggioranza del popolo indignato e tradito, l'EEK fa appello ai parlamentari di Syriza che ancora rispettano la maggioranza popolare che ha votato per loro a respingere risolutamente la lista degli orrori della troika. Cosa temono? Che cada il governo dei capitolatori, un governo che è già nelle mani di Merkel e dei suoi lacchè ND, Potami, Pasok, e dei ladri capitalisti nazionali e internazionali? Nel caso in cui questa vergognosa maggioranza parlamentare venisse meno, anche le elezioni anticipate darebbero alle masse l'opportunità di esprimere il loro verdetto, come hanno già fatto il 5 luglio.

Ma più di tutto facciamo appello ai lavoratori e al movimento popolare, che hanno dimostrato la loro forza di resistenza e capacità di lotta il 3 e il 5 luglio, affinché passino all'azione, discutano collettivamente, si organizzino per mandare all'aria la scandalosa capitolazione e tutti i memorandum con uno sciopero generale politico a oltranza.

Ufficio Politico dell'EEK, 13 luglio 2015

È morto il compagno Vito Basilico







È con grande dispiacere che abbiamo appreso, con oltre due settimane di ritardo, la scomparsa, il 21 giugno, a 89 anni, del nostro compagno Vito Basilico, storica figura di dirigente del movimento operaio. Il ritardo è dovuto al fatto che il compagno, da tempo malato, non partecipava più da diversi anni alle nostre riunioni. Circa una volta al mese uno di noi lo sentiva e di tempo in tempo passava a trovarlo, anche per consegnarli, al momento relativo, la nuova tessera annnuale del partito. Purtroppo la figlia del compagno, che non viveva con lui, non faceva politica, ci conosceva poco e non ci ha informato del fatto.
Vito Basilico fu, negli anni delle grandi lotte operaie del 1968-71, il principale leader degli operai e del consiglio di fabbrica della Pirelli di Milano, allora un'azienda grandissima, con molte migliaia di lavoratori.
Militante del Pci e dirigente nazionale del sindacato dei lavoratori della gomma della Cgil, diresse lotte che, insieme a quelle della Fiat e dell'Alfa, furono la punta più alta di una lotta di massa che creò una situazione prerivoluzionaria. Dirigente corerente, critico e classista si scontrò spesso con la burocrazia dirigente della Camera del lavoro di Milano e del nazionale Cgil ( il nostro sito ha pubblicato nel 2009 una sua intervista su quegli anni, consultabile qui http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=1556 ).
Contemporaneamente si sviluppava la sua critica alla politica del Pci, che divenne rottura di fronte alla strategia del "compromesso storico" con la Democrazia Cristiana. Così, con un gruppo di attivisti sindacali da lui influenzati, si schierò, nella primavera del 1976 a favore del blocco elettorale di estrema sinistra che aveva il nomhee di " Democrazia Proletaria". Quando, con varie traversie, questo si trasformò in partito, Vito ne divenne militante. Con esso entrò nel 1991 nella neonata "Rifondazione Comunista". Sempre coerente e uno dei pochi quadri politici che, invecchiando, invece di andare a destra, radicalizzava a sinistra le sue pozizioni, nel dibattito interno al partito si schierò con la nostra corrente, aderendo prima alla Associazione Marxista Rivoluzionaria, poi al momento della scissione dal Prc, al nostro partito.
Nei primi tempi della nostra vita, nonostante l'età e vari acciacchi, veniva ogni tanto alle nostre riunione, arrivando sulla sua immancabile bicicletta, con cui girava sempre estate e inverno. Più tardi ,le sue difficoltà fisiche gli impedirono di essere presente nella nostra sede, ma rimase sempre iscritto al partito, come detto, parlando con una certa frequenza al telefono con nostri compagni, che lo andavano a trovare alcune volte l'anno.
Con Vito Basilico scompare una grande pagina di storia della lotta di classe e del movimento operaio.
Lo ricorderemo con un più ampio articolo nel prossimo numero del nostro giornale e con una riunione pubblica alla ripresa della piena attività politica a settembre.
Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Milano

lunedì 13 luglio 2015

IL TRADIMENTO DI TSIPRAS



L'accordo siglato tra Tsipras e la Troika sancisce una nuova pesante intensificazione dello strozzinaggio finanziario della Grecia da parte del capitale internazionale. Nessun gioco di prestigio, nessuna recita ad effetto, potrà nascondere questa verità. La splendida vittoria del NO ai creditori è stata svenduta e capovolta di segno nel giro di una settimana. Tsipras ha consegnato la Grecia, mani e piedi legati, ai suoi strozzini. Le borse europee festeggiano con comprensibile entusiasmo la resa di Tsipras. I governi imperialisti celebrano la propria ritrovata ( e faticosa) intesa sulla pelle del popolo greco.

Neppure la forma è stata salvata. Tsipras aveva presentato la vittoria del NO al referendum come leva di un possibile “accordo migliore” con i creditori. E' accaduto l'opposto. L'accordo siglato coi creditori strozzini, sette giorni dopo, è infinitamente più pesante della bozza d'accordo respinta dal referendum. Su ogni voce di merito: pensioni, IVA, privatizzazioni, diritti sindacali, contrattazione. Nei vincoli istituzionali: che sanciscono un più stretto commissariamento del governo greco nell'applicazione e supervisione dell'accordo. Nella imposizione ultimativa del calendario: tre giorni di tempo assegnati al Parlamento greco per votare resa e rapina. Infine nel pignoramento umiliante dei beni e tesori nazionali della Grecia quale garanzia per i creditori.

Vedremo nei prossimi giorni la dinamica politica, in Grecia e in Europa, dell'accordo siglato. Ma la pretesa di Tsipras di venderlo come un proprio “successo negoziale” è tanto imbarazzante quanto penosa. “Abbiamo difeso l'anomalia di un governo di sinistra dal tentativo politico di rovesciarlo” dichiarano i dirigenti di Syriza fedeli al capo. Ma dove sta l'”anomalia” di un governo che gestisce la perfetta continuità dei famigerati memorandum, per di più con l'annunciato soccorso parlamentare dei vecchi screditati partiti borghesi ?

Le sinistre italiane “tsipriote” che in questi mesi hanno impugnato la bandiera di Tsipras come leva di una propria possibile resurrezione si trovano con un pugno di mosche. La verità presenta sempre il conto. Lo spazio riformistico è da tempo crollato in Europa. L'alternativa vera è tra prospettiva anticapitalista e regressione storica. Un partito riformista che accetta il quadro capitalista finisce con l'accettare e gestire la regressione. La capitolazione di Tsipras ai creditori è solo la metafora di questa realtà.

Di certo la costruzione del partito rivoluzionario, in Grecia, in Italia, in Europa, trova nei fatti di Grecia una nuova clamorosa conferma.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI