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sabato 14 luglio 2018

L'ORDINE DI SALVINI LA REPRESSIONE LEGA-M5S COLPISCE L'ASKATASUNA



La scorsa notte, a Torino, quindici attivisti del centro sociale Askatasuna sono stati arrestati dalla polizia su mandato della Procura con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale per i fatti accaduti nel corso del corteo del Primo maggio 2017. Quel Primo maggio la polizia cercò di impedire che lo spezzone organizzato dal centro sociale entrasse col resto del corteo in Piazza San Carlo, arrogandosi il diritto di decidere chi partecipa e chi no ad una manifestazione sindacale del movimento operaio. Il reato imputato ai quindici compagni è semplicemente di essersi opposti a quest'arbitrio. Il fatto che tra gli arrestati figurino i principali dirigenti del centro sociale rende ancor più chiara la fisionomia politica dell'operazione. Un'operazione di repressione e intimidazione rivolta non solo verso l'Askatasuna, ma verso tutti gli spazi e pratiche di piazza non omologabili all'ordine costituito.

«Complimenti alla polizia. Nell'Italia che voglio nessun delinquente deve restare impunito», così ha dichiarato a commento dell'operazione il ministro degli Interni Matteo Salvini. Non è un caso. “È finita la pacchia” non riguarda solamente le politiche dell'immigrazione: è anche un segnale di via libera ai settori più reazionari della magistratura e della polizia nella gestione dell'ordine pubblico. Il licenziamento di un'insegnante torinese per frasi "irriguardose" verso i poliziotti durante un corteo antifascista era solo un segno premonitore. Ora l'operazione di polizia contro l'Askatasuna aggiunge un nuovo tassello. Il governo giallo-verde, che alcuni settori di estrema (?) sinistra giungono addirittura a sostenere o abbellire, si configura in realtà come ariete di sfondamento sul terreno della repressione dell'avanguardia, come promotore di una gestione delle piazze che sembra guardare al modello Erdogan.

Per questa ragione non solo rivendichiamo l'immediata libertà per i quindici arrestati, la piena solidarietà all'Askatasuna contro la repressione dello Stato, e la più ampia campagna di denuncia dell'operazione torinese e del suo significato; ma crediamo importante tanto più oggi la ricostruzione di un'opposizione di classe e di massa al governo Salvini-Di Maio, la sola che può allargare gli spazi e i diritti di lotta nei luoghi di lavoro e nelle piazze.


Partito Comunista dei Lavoratori

giovedì 12 luglio 2018

PER UN MONDO SENZA FRONTIERE E SFRUTTAMENTO



Il PCL aderisce al corteo di Ventimiglia del 14 Luglio

I governi europei e la loro Unione varano politiche criminali e inumane verso i migranti. Il governo gialloverde di Salvini/Di Maio è capofila di queste politiche: chiusura dei porti, boicottaggio dei soccorsi, sostegno alla guardia costiera libica e ai suoi lager, taglio delle risorse per l'accoglienza a vantaggio dei respingimenti, attacco alla protezione umanitaria, discriminazione verso gli stessi immigrati “regolari” per l'assegnazione di asili, case, sussidi,..). Sulla scia di Minniti, ma oltre Minniti.

I paesi imperialisti che sgomitano gli uni con gli altri per la spartizione delle zone di influenza in Africa, vogliono incassare i frutti della propria rapina senza pagarne gli oneri. L'Africa è da secoli terra di saccheggio da parte del capitalismo, a partire dallo schiavismo e dal colonialismo. Le migrazioni di oggi sono l'effetto ultimo di questo saccheggio storico. Anche per questo la distinzione tra rifugiati e migranti “economici” è del tutto ipocrita. Non solo perchè gli stessi rifugiati e richiedenti asilo sono oggi privati dei propri diritti ( con la copertura delle Nazioni Unite). Ma anche perchè morire per fame o per sete non è diverso che morire per guerra. Fame e guerre entrambe portate (o alimentate) dalla grande rapina imperialista.

La verità è che gli stessi governi europei di ogni colore politico che impongono sacrifici ai “propri” lavoratori cercano di dirottare la loro rabbia contro i migranti per impedire che si rivolga contro i capitalisti. Per questo alimentano xenofobia, odio, razzismo, nazionalismo. Le politiche xenofobe servono solo a dividere gli sfruttati a tutto beneficio dei loro sfruttatori.

E' necessario spezzare questa dinamica. E' necessario unire la lotta di tutti gli oppressi contro il nemico comune, contro ogni forma di concorrenza al ribasso tra gli sfruttati.

Certo, occorre battersi coerentemente per i diritti democratici dei migranti contro ogni forma di giustificazione ( magari “sovranista”) di politiche razziste.
Ci battiamo contro la chiusura dei porti e delle frontiere.
Chiediamo corridoi umanitari a garanzia della vita dei migranti.
Ci battiamo per un sistema di accoglienza dignitoso e non carcerario, magari finanziato dalla cancellazione delle enormi spese di militarizzazione delle frontiere e dei respingimenti.
Rivendichiamo l'abolizione delle leggi anti migranti degli ultimi 20 anni ( Turco Napolitano, Bossi Fini, Minniti Orlando), a partire dalla cancellazione del legame ricattatorio tra permesso di soggiorno e lavoro.

MA NON BASTA
una lotta per i diritti dei migranti se non metti in discussione l'organizzazione capitalistica della società. “ Se non c'è lavoro, casa, cure sanitarie per noi, come possono esservi per i migranti?” Questo è il tasto battuto da Salvini e con lui da tutti i reazionari.
E' necessario attaccare frontalmente questo pregiudizio. Dimostrare che il problema non sono i migranti ma il capitalismo; che lo stesso capitalismo che è all'origine delle migrazioni è il principale impedimento all'integrazione dei migranti; che una organizzazione alternativa della società è l'unica via per risolvere il problema.

OCCORRE RIVENDICARE
la ripartizione del lavoro tra tutti, con la riduzione dell'orario a parità di paga.
Un grande piano di nuovo lavoro in opere sociali di pubblica utilità, a partire da case popolari e asili
La requisizione di grandi proprietà immobiliari, per dare a tutti il diritto alla casa.
L'abolizione del debito pubblico verso le banche e la nazionalizzazione delle banche, per garantire a tutti le protezioni sociali, a partire da sanità, pensioni, istruzione.

E' una piattaforma di lotta che potrebbe unire lavoratori italiani e immigrati, rompere le loro divisioni, moltiplicare la loro forza. Ma l'insieme di queste misure chiama in causa il capitalismo e ne richiede il rovesciamento. Una prospettiva di liberazione per sua natura rivoluzionaria e internazionale.

Nè Unione Europea degli Stati capitalisti, né sovranismo nazionalista: solo un'Europa socialista governata dai lavoratori può liberare il vecchio continente dallo sfruttamento e dal razzismo. Solo la classe lavoratrice, al di là di ogni frontiera e di ogni colore, può guidare questa rivoluzione.
Costruire controcorrente tale consapevolezza tra gli sfruttati è il nostro impegno quotidiano.


Partito Comunista dei Lavoratori

mercoledì 11 luglio 2018

I FACINOROSI E IL MINISTRO TONINELLI



«I due facinorosi sono stati individuati e saranno puniti». Così il ministro Toninelli ha dato annuncio dell'arresto di due immigrati, uno del Ghana, l'altro del Sudan, colpevoli di aver «fomentato un ammutinamento sulla nave Diciotti mettendo a rischio l'equipaggio».

Perché l'ammutinamento? Perché 67 migranti si sono ribellati all'idea di essere riconsegnati alla Guardia Costiera libica, cioè ai lager, alle torture, agli stupri, al commercio degli schiavi, ai mille orrori delle prigioni libiche, finanziate da soldi italiani. Il ministro Toninelli aveva disposto la riconsegna agli aguzzini. Gli immigrati l'hanno respinta. Hanno esercitato, nel loro piccolo, l'eterno diritto alla ribellione contro la violenza , l'oppressione, l'arbitrio. Se i due immigrati chiamati in causa sono stati a capo della rivolta, se attraverso la forza collettiva hanno preteso venisse loro salvata la vita, o quella delle loro mogli e dei loro figli, vuol dire che hanno avuto coraggio, fosse pure il coraggio della disperazione. Vuol dire che la loro dignità ha un valore, tanto più a fronte della viltà di un ministro che sa solo ripararsi dietro lo scudo della legge. Toninelli può oggi purtroppo “punire” chi vuole, per dissuadere altre possibili ribellioni in circostanze analoghe; ma non potrà cancellare il coraggio di due uomini liberi, né il loro esempio, né la loro capacità fosse pure per una sola notte di trascinare la voglia di libertà di altre decine di oppressi.

Ognuno ha in fondo gli eroi che si merita. Toninelli ha il plauso di Salvini, della Guardia libica, dei torturatori di Tripoli. I due “facinorosi” hanno quello di tutti coloro che non vogliono smarrire la propria umanità.

Partito Comunista dei Lavoratori

L’ OPPOSIZIONE ALLE CLASSI DOMINANTI E AI LORO GOVERNI



I marxisti rivoluzionari hanno sempre contrastato le politiche di collaborazione con le classi dominanti collocandosi all'opposizione dei loro governi. Questo principio di indipendenza della classe lavoratrice dalla borghesia è, se possibile, ancor più attuale nell’odierna situazione storica. La crisi del capitalismo e il crollo dell’URSS hanno chiuso lo spazio storico del riformismo. Ogni coalizione di governo delle sinistre e dei “comunisti” con le forze della borghesia significa la loro corresponsabilizzazione alle politiche contro riformatrici della classe dominante. Tutta l’esperienza internazionale degli ultimi  anni lo riprova in forma inequivocabile: i governi di centrosinistra hanno tutti amministrato e amministrano , in forme diverse, gli interessi della borghesia contro gli interessi dei lavoratori e delle grandi masse.


Intendiamo combattere questa politica nel nome di una linea alternativa. Siamo certo favorevoli all’unità di classe dei lavoratori e dei movimenti di lotta delle classi subalterne, ma per una loro piena autonomia dalle forze avversarie e in funzione di un’alternativa vera. Solo l’opposizione ai governi della borghesia può preparare le condizioni di una alternativa anticapitalistica. Solo l’opposizione radicale ai governi della borghesia può strappare risultati concreti.
Vogliamo dunque batterci per l’ unità di lotta di tutte le espressioni del movimento operaio e dei movimenti di massa attorno ad un autonomo polo di classe anticapitalistico. 

martedì 10 luglio 2018

RICOSTITUITA LA SEZIONE DI BRESCIA

A Brescia dopo una fase di difficoltà e dispersione, è stata ricostituita la sezione del PCL attorno a una decina di compagne e compagni tra militanti e aderenti.


Auguriamo alle compagne e ai compagni un fruttuoso lavoro. 


martedì 3 luglio 2018

SUL DECRETO DIGNITÀ DI LUIGI DI MAIO



Un “Decreto dignità dei lavoratori e delle imprese”. Così recita il titolo-immagine del decreto che il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio presenta oggi in Consiglio dei ministri. Un decreto sbandierato per ragioni elettorali come "lotta al precariato”.

Falso. Si tratta di piccoli ritocchi formali che non incidono affatto sulla condizione reale di milioni di sfruttati. Il ritorno della causale per i contratti a termine è previsto solo per il rinnovo del contratto. Resta la possibile estensione del contratto sino a 36 mesi, con l'unica riduzione del numero di proroghe da 5 a 4 e con la crescita del costo contributivo (+0,5) a partire dal secondo rinnovo. Resta inalterato il lavoro a somministrazione, smentendo i precedenti annunci, con soddisfazione delle agenzie interinali. Resta sullo sfondo soprattutto la soppressione dell'articolo 18, architrave del Jobs Act e della precarizzazione reale dei nuovi assunti. Mentre il Ministro del Turismo Centinaio, col plauso di Coldiretti, annuncia il ritorno dei voucher in agricoltura.
Sarebbe questa la lotta al precariato?

Si è fatto molto rumore attorno al contrasto delle delocalizzazioni (restituzione maggiorata degli incentivi pubblici). Ma il tempo di applicazione della misura deterrente è stato ridotto da 10 a 5 anni su pressione padronale: dal sesto anno l'impresa può andare dove vuole col malloppo in tasca. Peraltro i vantaggi strutturali della delocalizzazione sono spesso tali - in termini di manodopera a prezzi stracciati, concessione gratuita dei terreni, aliquote fiscali vicine allo zero - da ridurre la multa a un costo relativamente marginale, in ogni caso non determinante. In più le delocalizzazioni restano libere e impunite per le aziende non incentivate dallo Stato.
Sarebbe questa la difesa del lavoro?

Infine alle imprese si regala il disboscamento fiscale e la promessa solenne della flat tax a carico dei servizi sociali e dei salariati, che già reggono sulle proprie spalle l'80% delle tasse. La “dignità” dei profitti, a spese di chi lavora, è dunque ben tutelata, come prima e meglio di prima.

È vera però una cosa: la memoria delle politiche di austerità, la loro profondità, le sofferenze che hanno prodotto, possono riverberare paradossalmente una luce positiva sul “decreto dignità” nell'immaginario di settori di massa, abbellendone la realtà. Grazie anche a burocrazie sindacali del tutto passive, colluse coi padroni, incapaci di offrire una prospettiva alternativa ai lavoratori.

Costruire allora una piattaforma di lotta generale della classe lavoratrice attorno a proprie rivendicazioni unificanti e riconoscibili è l'unica via per tracciare la linea di demarcazione verso il governo giallo-verde e le sue elemosine truffaldine. Per ridefinire la linea di frontiera del movimento operaio sul terreno della lotta di classe.
Per riaprire lo scenario politico italiano.


Partito Comunista dei Lavoratori

domenica 1 luglio 2018

IPOCRISIA E CRIMINE DELLA UE CONTRO I MIGRANTI

Sugli accordi del 29 giugno



L'accordo unanime dei ventotto governi capitalistici dell'Unione Europea in fatto di immigrazione è un manifesto di ipocrisia, ma anche la sottoscrizione di un crimine.

L'ipocrisia ha travalicato i confini del grottesco. Nel nome della solidarietà europea, la vera preoccupazione di ogni governo è stata cercare di salvare la faccia sul proprio fronte interno. Ogni governo ha rassicurato la propria opinione pubblica “sovranista” sul fatto che dell'accoglienza si occuperà il vicino. Ogni governo ha sventolato come propria vittoria il conto rifilato agli “alleati”.

In questo gioco l'Italia giallo-verde è rimasta col cerino in mano. Il "governo del cambiamento” ha dovuto esibire come successo una specie di acquisto del Colosseo: un accordo patacca che esenta persino formalmente gli altri paesi della UE da ogni obbligo in fatto di accoglienza e di ripartizione, mentre la Germania si riserva di rispedire in Italia i migranti in essa sbarcati.
Merkel esibisce il risultato agli occhi della CSU bavarese, e salva così il proprio governo. Macron sbatte gongolante la permanenza del Trattato di Dublino in faccia a Le Pen e all'Italia. Ma cosa può esibire Giuseppe Conte agli occhi di un'opinione pubblica cui aveva annunciato la svolta? La verità è che il tiro alla fune ipocrita tra gli Stati europei sulla gestione dei flussi migratori continuerà inalterato, e che le stesse parole sibilline di un accordo finto saranno usate dagli uni contro gli altri senza risparmio di colpi nel nome degli interessi nazionali. Ovunque si continuerà a far credere ai propri lavoratori, precari, disoccupati, che il loro nemico è lo straniero, secondo quell'impasto di nazionalismo e xenofobia che oggi concima un senso comune diffuso.

Tuttavia dietro il sipario della recita ipocrita e delle contraddizioni imperialiste si nasconde il vero contenuto concreto dell'accordo: la militarizzazione della frontiera esterna dell'Unione Europea, con la piena copertura delle Nazioni Unite. Questo, e solo questo, è l'accordo vero del 29 giugno. Erdogan riceve altri tre miliardi per blindare la frontiera balcanica. Altri 500 milioni vanno al Fondo fiduciario per l'Africa, per recintare la frontiera sub-sahariana. Imprecisate piattaforme di sbarco extra-UE dovrebbero essere aperte in Algeria, Egitto, Libia, Tunisia, col tentativo di accollare loro - con destinazione definitiva - la gran parte del carico dei migranti: un gigantesco deposito di carne umana destinato ad arbitri ed abusi. (Se poi i corrotti governi nord-africani opporranno resistenza si cercherà di oliare la loro disponibilità.)
Infine la Guardia Costiera libica, con le nuove motovedette fornite da Salvini, ottiene pieni poteri nel Mar Mediterraneo mentre si chiudono i porti italiani alle Ong persino per i rifornimenti. Ciò che significherà una cosa sola: nuove stragi di naufraghi per mancato soccorso e ulteriori segregazioni nei campi lager libici, luogo quotidiano di stupri, torture, commercio degli schiavi.

L'accordo del 29 giugno è la riprova, una volta di più, che l'unica possibile Unione (capitalistica) europea è quella contro gli sfruttati: contro i propri lavoratori e contro gli oppressi di ogni colore.
Per questo “Prima gli sfruttati”, al di là di ogni frontiera, è ovunque l'unica risposta. A partire dall'opposizione al governo capitalista di casa propria.

Partito Comunista dei Lavoratori