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POST IN EVIDENZA
martedì 8 novembre 2016
lunedì 7 novembre 2016
“PROVE DI REGIME”
Il divieto imposto dalle Istituzioni locali ad un presidio pacifico antifascista in piazza Ferruccio Ghinaglia, assassinato dai fascisti il 21 aprile 1921, è un segnale di negazione del dissenso, di repressione, di conferma di “regime”. Improvvisare una “zona rossa” in centro città a difesa della marcetta fascista , qual è in effetti , appare atto estremamente offensivo per Pavia e i suoi cittadini.
Lotta al fascismo si traduce quindi in lotta a quelle istituzioni borghesi che, a parole e nei fatti, legittimano i fascisti e le loro manifestazioni.
L’occasione migliore per ribadire con forza che PAVIA È ANTIFASCISTA
Il PCL esprime solidarietà alle compagne e compagni feriti dalla ingiustificata violenza delle forze dell’ordine. Ringrazia tutti i cittadini che hanno manifestato a difesa dell’antifascismo.
“Non dobbiamo illuderci che sia solamente il fascismo che terrorizza le piazze d’Italia; è la borghesia col suo governo, le sue spie, i suoi armati, che cerca tutti i mezzi per strangolare la volontà dei lavoratori…” (Ghinaglia su “Falce e Martello” (19/2/1921)
Partito Comunista dei Lavoratori
Pavia sez. "Tiziano Bagarolo"
7 NOVEMBRE: L'ASSALTO AL CIELO
«Operai,
soldati, contadini,
il secondo congresso panrusso dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati è aperto. Esso rappresenta la grande maggioranza dei soviet... Il congresso prende il potere nelle sue mani. Il governo provvisorio è deposto... Il potere sovietico proporrà una pace democratica immediata a tutte le nazioni... procederà alla libera consegna della terra dei latifondisti, della corona, dei monasteri ai comitati contadini, difenderà i diritti dei soldati e realizzerà la piena democratizzazione dell'esercito, stabilirà il controllo operaio sulla produzione, assicurerà la convocazione dell'Assemblea Costituente alla data fissata... assicurerà a tutte le nazionalità viventi in Russia il diritto assoluto di disporre di se stesse... Soldati, operai, impiegati, il destino della rivoluzione e della pace democratica è nelle vostre mani, viva la rivoluzione.» (7 novembre 1917)
«Il governo operaio e contadino abolisce la diplomazia segreta... Esso procederà immediatamente alla pubblicazione integrale di tutti i trattati segreti ratificati o conclusi dal governo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti sino al 7 novembre 1917. Tutte le clausole di questi trattati segreti, che hanno per scopo di procurare vantaggi e privilegi agli agrari e ai capitalisti russi, di mantenere o di accrescere le annessioni fatte dall'imperialismo grande-russo, sono denunciate dal governo immediatamente e senza riserve.» (8 novembre 1917)
«...Il governo operaio e contadino si rivolge in particolare agli operai coscienti... dell'Inghilterra, della Francia, della Germania. Sono stati questi operai a rendere i più grandi servigi alla causa del progresso e del socialismo... Gli operai di questi paesi si sentiranno in dovere di liberare l'umanità dagli orrori della guerra... con una azione generale, decisiva, rivoluzionaria, ci aiuteranno a... liberare le masse sfruttate da ogni schiavitù e da ogni sfruttamento.» (8 novembre 1917)
«Il Consiglio dei commissari del popolo ha deciso di porre alla base alla base della propria azione sulla questione delle nazionalità i seguenti principi:
1) Eguaglianza e sovranità dei popoli della Russia
2) Diritto dei popoli della Russia di disporre liberamente di se stessi
3) Soppressione di tutti i privilegi e di tutte le restrizioni di carattere nazionale e religioso
4) Libero sviluppo delle minoranze nazionali e dei gruppi etnici viventi sul territorio russo»
(15 novembre 1917)
«La soppressione dei giornali borghesi non è stata solo un mezzo di lotta durante l'insurrezione... era anche una misura transitoria indispensabile per stabilire il nuovo regime della stampa, un regime nel quale i capitalisti, i proprietari delle tipografie e della carta, non potranno essere più i manipolatori onnipotenti dell'opinione pubblica.»
«Il monopolio della borghesia sulla stampa va abolito... Il diritto di proprietà delle tipografie e della carta appartiene da adesso in primo luogo agli operai e ai contadini e soltanto in secondo luogo alla borghesia, che rappresenta una minoranza... Se noi nazionalizziamo le banche, possiamo forse tollerare dei giornali finanziari?»
(Trotsky, novembre 1917)
«Noi abbiamo spezzato il giogo del capitalismo, come la prima rivoluzione di febbraio aveva spezzato il giogo dello zarismo. Se la prima rivoluzione ha avuto ragione a sopprimere i giornali monarchici, noi abbiamo ragione a sopprimere la stampa borghese... Adesso che l'insurrezione è terminata, non abbiamo affatto intenzione di sopprimere i giornali degli altri partiti socialisti, salvo nel caso che essi incitassero alla sollevazione armata o all'insubordinazione contro il potere sovietico... Tipografie, inchiostro, carta, sono divenuti proprietà del governo sovietico e devono essere ripartiti in primo luogo tra i partiti socialisti, in diretta proporzione al numero dei loro membri.»
(Lenin, novembre 1917)
«...Il governo sovietico si accinse con fiducia all'organizzazione dello Stato. Molti vecchi funzionari vennero a schierarsi sotto la sua bandiera... Quelli che erano spinti da desiderio di denaro furono disillusi dal decreto sul trattamento economico dei funzionari che fissava lo stipendio dei commissari del popolo al massimo di 500 rubli (cinquanta dollari) al mese... Lo sciopero dei funzionari... fallì, avendo cessato di sostenerlo gli ambienti finanziari... I bolscevichi non avevano conquistato il potere con un compromesso con le classi possidenti, né conciliandosi col vecchio apparato statale. E neppure con la violenza organizzata di una piccola consorteria. Se in tutta la Russia le masse non fossero state pronte per l'insurrezione, essa sarebbe fallita. La sola ragione del successo dei bolscevichi è che essi realizzavano le aspirazioni elementari degli strati più profondi del popolo, chiamandoli all'opera di distruzione del passato... per edificare sulle sue rovine ancora fumanti un mondo nuovo.”
(John Reed, “Dieci giorni che sconvolsero il mondo”)
Questo semplice richiamo ai primi provvedimenti della rivoluzione bolscevica racchiude una lezione di verità storica. Rottura anticapitalista, democrazia rivoluzionaria, principi e prospettive internazionalisti, non solo misuravano la radicalità rivoluzionaria del bolscevismo, ma anticipavano la sua totale alterità allo stalinismo che l'avrebbe distrutto.
Recuperare l'attualità di quel programma - di fronte al fallimento del capitalismo e al crollo dello stalinismo - è il compito dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.
il secondo congresso panrusso dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati è aperto. Esso rappresenta la grande maggioranza dei soviet... Il congresso prende il potere nelle sue mani. Il governo provvisorio è deposto... Il potere sovietico proporrà una pace democratica immediata a tutte le nazioni... procederà alla libera consegna della terra dei latifondisti, della corona, dei monasteri ai comitati contadini, difenderà i diritti dei soldati e realizzerà la piena democratizzazione dell'esercito, stabilirà il controllo operaio sulla produzione, assicurerà la convocazione dell'Assemblea Costituente alla data fissata... assicurerà a tutte le nazionalità viventi in Russia il diritto assoluto di disporre di se stesse... Soldati, operai, impiegati, il destino della rivoluzione e della pace democratica è nelle vostre mani, viva la rivoluzione.» (7 novembre 1917)
«Il governo operaio e contadino abolisce la diplomazia segreta... Esso procederà immediatamente alla pubblicazione integrale di tutti i trattati segreti ratificati o conclusi dal governo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti sino al 7 novembre 1917. Tutte le clausole di questi trattati segreti, che hanno per scopo di procurare vantaggi e privilegi agli agrari e ai capitalisti russi, di mantenere o di accrescere le annessioni fatte dall'imperialismo grande-russo, sono denunciate dal governo immediatamente e senza riserve.» (8 novembre 1917)
«...Il governo operaio e contadino si rivolge in particolare agli operai coscienti... dell'Inghilterra, della Francia, della Germania. Sono stati questi operai a rendere i più grandi servigi alla causa del progresso e del socialismo... Gli operai di questi paesi si sentiranno in dovere di liberare l'umanità dagli orrori della guerra... con una azione generale, decisiva, rivoluzionaria, ci aiuteranno a... liberare le masse sfruttate da ogni schiavitù e da ogni sfruttamento.» (8 novembre 1917)
«Il Consiglio dei commissari del popolo ha deciso di porre alla base alla base della propria azione sulla questione delle nazionalità i seguenti principi:
1) Eguaglianza e sovranità dei popoli della Russia
2) Diritto dei popoli della Russia di disporre liberamente di se stessi
3) Soppressione di tutti i privilegi e di tutte le restrizioni di carattere nazionale e religioso
4) Libero sviluppo delle minoranze nazionali e dei gruppi etnici viventi sul territorio russo»
(15 novembre 1917)
«La soppressione dei giornali borghesi non è stata solo un mezzo di lotta durante l'insurrezione... era anche una misura transitoria indispensabile per stabilire il nuovo regime della stampa, un regime nel quale i capitalisti, i proprietari delle tipografie e della carta, non potranno essere più i manipolatori onnipotenti dell'opinione pubblica.»
«Il monopolio della borghesia sulla stampa va abolito... Il diritto di proprietà delle tipografie e della carta appartiene da adesso in primo luogo agli operai e ai contadini e soltanto in secondo luogo alla borghesia, che rappresenta una minoranza... Se noi nazionalizziamo le banche, possiamo forse tollerare dei giornali finanziari?»
(Trotsky, novembre 1917)
«Noi abbiamo spezzato il giogo del capitalismo, come la prima rivoluzione di febbraio aveva spezzato il giogo dello zarismo. Se la prima rivoluzione ha avuto ragione a sopprimere i giornali monarchici, noi abbiamo ragione a sopprimere la stampa borghese... Adesso che l'insurrezione è terminata, non abbiamo affatto intenzione di sopprimere i giornali degli altri partiti socialisti, salvo nel caso che essi incitassero alla sollevazione armata o all'insubordinazione contro il potere sovietico... Tipografie, inchiostro, carta, sono divenuti proprietà del governo sovietico e devono essere ripartiti in primo luogo tra i partiti socialisti, in diretta proporzione al numero dei loro membri.»
(Lenin, novembre 1917)
«...Il governo sovietico si accinse con fiducia all'organizzazione dello Stato. Molti vecchi funzionari vennero a schierarsi sotto la sua bandiera... Quelli che erano spinti da desiderio di denaro furono disillusi dal decreto sul trattamento economico dei funzionari che fissava lo stipendio dei commissari del popolo al massimo di 500 rubli (cinquanta dollari) al mese... Lo sciopero dei funzionari... fallì, avendo cessato di sostenerlo gli ambienti finanziari... I bolscevichi non avevano conquistato il potere con un compromesso con le classi possidenti, né conciliandosi col vecchio apparato statale. E neppure con la violenza organizzata di una piccola consorteria. Se in tutta la Russia le masse non fossero state pronte per l'insurrezione, essa sarebbe fallita. La sola ragione del successo dei bolscevichi è che essi realizzavano le aspirazioni elementari degli strati più profondi del popolo, chiamandoli all'opera di distruzione del passato... per edificare sulle sue rovine ancora fumanti un mondo nuovo.”
(John Reed, “Dieci giorni che sconvolsero il mondo”)
Questo semplice richiamo ai primi provvedimenti della rivoluzione bolscevica racchiude una lezione di verità storica. Rottura anticapitalista, democrazia rivoluzionaria, principi e prospettive internazionalisti, non solo misuravano la radicalità rivoluzionaria del bolscevismo, ma anticipavano la sua totale alterità allo stalinismo che l'avrebbe distrutto.
Recuperare l'attualità di quel programma - di fronte al fallimento del capitalismo e al crollo dello stalinismo - è il compito dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.
Partito Comunista dei Lavoratori
lunedì 24 ottobre 2016
martedì 18 ottobre 2016
Stoltenberg capo di guerra, Gentiloni ministro vile Il governo invia soldati in Lettonia
Stoltenberg,
segretario generale della NATO, a Roma è venuto a dare la linea e ad annunciare
l’invio di soldati dell’Esercito Italiano nei Paesi baltici ai confini con la
Federazione Russa.
Nella conferenza stampa il segretario generale ha fatto il punto sul dispiegamento militare NATO dal Baltico all’Europa centro-orientale: «Abbiamo triplicato la dimensione della forza di risposta rapida, con otto quartieri generali nell’Europa centro-orientale. Ci sono i quattro battaglioni nelle repubbliche baltiche. Sono difensivi e proporzionati. Però dicono che la NATO c’è e che la risposta, certo limitata rispetto alle divisioni russe, è multinazionale».
Il governo di Renzi è stato colto di sorpresa, e per bocca del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ha cercato di banalizzare la questione: “un’iniziativa già prevista dal vertice NATO di Varsavia del luglio scorso”.
Il vertice di Varsavia ha posto l’ultimatum: «Le azioni e le politiche destabilizzanti della Russia includono: l’illegale e illegittima annessione senza interruzione della Crimea, che non riconosciamo e non riconosceremo, sulla quale ci appelliamo alla Russia affinché faccia marcia indietro; la violazione dei confini sovrani attraverso la forza; la deliberata destabilizzazione dell’Ucraina dell’Est; le esercitazioni militari su larga scala contrarie allo spirito del Documento di Vienna e le azioni militari provocatorie nelle vicinanze dei confini della NATO, tra cui quelle nelle regioni del Mar Baltico e del Mar Nero e nel Mediterraneo Orientale; la sua retorica nucleare, la sua concezione militare e il suo atteggiamento di base aggressivi e irresponsabili; le sue continue violazioni dello spazio aereo dei paesi Alleati. Inoltre, l’intervento militare, la presenza militare consistente, il supporto al regime siriano da parte della Russia, e il suo utilizzo di forze militari nel Mar Nero, mirati ad estendere il suo potere nell’est del Mediterraneo, hanno posto ulteriori rischi e sfide per la sicurezza degli Alleati e delle altre parti. La NATO ha reagito a questa contesto modificato nel campo della sicurezza rinforzando le sue strutture di deterrenza e di difesa, compreso lo stanziamento di forze nell’area orientale dell’Alleanza e la sospensione di ogni cooperazione civile e militare funzionale tra NATO e Russia, rimanendo pur sempre aperta al dialogo politico con la Russia. Riconfermiamo queste decisioni” (comunicato NATO).
Qualche mese prima del vertice di Varsavia, la NATO lanciò in Polonia l’operazione Anaconda: 31.000 soldati, 3000 veicoli, 105 aerei e 12 navi da guerra. I contingenti maggiori sono USA (14.000), Polonia (12.000) e Inghilterra (800). L’annuncio di Stoltenberg è stato preceduto dalla conferenza stampa del capo di stato maggiore dell’esercito USA (4 ottobre), in cui ha avvertito che il prossimo grande conflitto sarebbe «altamente letale, diverso da tutto ciò che l’esercito USA ha sperimentato almeno dalla seconda guerra mondiale», e i combattimenti avverranno in «aree urbane densamente popolate.»
Nell’Ucraina orientale si combatte, già dalla metà del 2014, i prossimi fronti militari saranno il Baltico e la Georgia.
Le masse in Europa non vogliono la guerra. La quasi totalità delle forze antiguerra che si mobilitarono nel 2003 contro l’aggressione imperialista in Iraq sono passive, avvelenate dall’imperialismo democratico del premio Nobel della pace Obama, che in otto anni di presidenza non ha fatto che guerre d’aggressione iniziate da Bush figlio, aggiungendovi di suo il colpo di stato nazionalista di Kiev; un progressivo e massiccio dispiegamento offensivo di truppe e di mezzi ai confini della Russia; l’appoggio incondizionato a Lettonia, Lituania ed Estonia; l’aggressione alla Libia e la guerra in Siria, in cui è possibile ogni momento uno scontro tra soldati russi e americani.
Solo la lotta della classe operaia e delle masse, dall’Atlantico alla Siberia, può fermare la guerra. In Europa e nella Federazione Russa i comunisti lavoreranno per rovesciare i governi che vogliono la guerra.
Dobbiamo far consapevoli le masse che dovranno affrontare la borghesia e i suoi apparati polizieschi militari in condizioni molto differenti da quanto è stato dal secondo dopoguerra, ma per questo ci siamo preparati.
Nella conferenza stampa il segretario generale ha fatto il punto sul dispiegamento militare NATO dal Baltico all’Europa centro-orientale: «Abbiamo triplicato la dimensione della forza di risposta rapida, con otto quartieri generali nell’Europa centro-orientale. Ci sono i quattro battaglioni nelle repubbliche baltiche. Sono difensivi e proporzionati. Però dicono che la NATO c’è e che la risposta, certo limitata rispetto alle divisioni russe, è multinazionale».
Il governo di Renzi è stato colto di sorpresa, e per bocca del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ha cercato di banalizzare la questione: “un’iniziativa già prevista dal vertice NATO di Varsavia del luglio scorso”.
Il vertice di Varsavia ha posto l’ultimatum: «Le azioni e le politiche destabilizzanti della Russia includono: l’illegale e illegittima annessione senza interruzione della Crimea, che non riconosciamo e non riconosceremo, sulla quale ci appelliamo alla Russia affinché faccia marcia indietro; la violazione dei confini sovrani attraverso la forza; la deliberata destabilizzazione dell’Ucraina dell’Est; le esercitazioni militari su larga scala contrarie allo spirito del Documento di Vienna e le azioni militari provocatorie nelle vicinanze dei confini della NATO, tra cui quelle nelle regioni del Mar Baltico e del Mar Nero e nel Mediterraneo Orientale; la sua retorica nucleare, la sua concezione militare e il suo atteggiamento di base aggressivi e irresponsabili; le sue continue violazioni dello spazio aereo dei paesi Alleati. Inoltre, l’intervento militare, la presenza militare consistente, il supporto al regime siriano da parte della Russia, e il suo utilizzo di forze militari nel Mar Nero, mirati ad estendere il suo potere nell’est del Mediterraneo, hanno posto ulteriori rischi e sfide per la sicurezza degli Alleati e delle altre parti. La NATO ha reagito a questa contesto modificato nel campo della sicurezza rinforzando le sue strutture di deterrenza e di difesa, compreso lo stanziamento di forze nell’area orientale dell’Alleanza e la sospensione di ogni cooperazione civile e militare funzionale tra NATO e Russia, rimanendo pur sempre aperta al dialogo politico con la Russia. Riconfermiamo queste decisioni” (comunicato NATO).
Qualche mese prima del vertice di Varsavia, la NATO lanciò in Polonia l’operazione Anaconda: 31.000 soldati, 3000 veicoli, 105 aerei e 12 navi da guerra. I contingenti maggiori sono USA (14.000), Polonia (12.000) e Inghilterra (800). L’annuncio di Stoltenberg è stato preceduto dalla conferenza stampa del capo di stato maggiore dell’esercito USA (4 ottobre), in cui ha avvertito che il prossimo grande conflitto sarebbe «altamente letale, diverso da tutto ciò che l’esercito USA ha sperimentato almeno dalla seconda guerra mondiale», e i combattimenti avverranno in «aree urbane densamente popolate.»
Nell’Ucraina orientale si combatte, già dalla metà del 2014, i prossimi fronti militari saranno il Baltico e la Georgia.
Le masse in Europa non vogliono la guerra. La quasi totalità delle forze antiguerra che si mobilitarono nel 2003 contro l’aggressione imperialista in Iraq sono passive, avvelenate dall’imperialismo democratico del premio Nobel della pace Obama, che in otto anni di presidenza non ha fatto che guerre d’aggressione iniziate da Bush figlio, aggiungendovi di suo il colpo di stato nazionalista di Kiev; un progressivo e massiccio dispiegamento offensivo di truppe e di mezzi ai confini della Russia; l’appoggio incondizionato a Lettonia, Lituania ed Estonia; l’aggressione alla Libia e la guerra in Siria, in cui è possibile ogni momento uno scontro tra soldati russi e americani.
Solo la lotta della classe operaia e delle masse, dall’Atlantico alla Siberia, può fermare la guerra. In Europa e nella Federazione Russa i comunisti lavoreranno per rovesciare i governi che vogliono la guerra.
Dobbiamo far consapevoli le masse che dovranno affrontare la borghesia e i suoi apparati polizieschi militari in condizioni molto differenti da quanto è stato dal secondo dopoguerra, ma per questo ci siamo preparati.
Partito
Comunista dei Lavoratori
lunedì 17 ottobre 2016
UNA LEGGE DI STABILITÀ PER I CAPITALISTI
Confindustria
e banche esultano. Hanno ragione. Il governo Renzi regala alle imprese una
nuova riduzione della tassa sui profitti dal 27% al 24%, nuovi incentivi
fiscali in fatto di super ammortamenti, una messe di nuove regalie. Dopo aver
già beneficiato i padroni in questi anni con la liberalizzazione dei
licenziamenti arbitrari , la massiccia decontribuzione premio, la
precarizzazione dilagante dei voucher. . Banche ed assicurazioni non sono da
meno. Incassano la nuova torta dell'Ape , il prestito bancario assicurato che
un lavoratore si impegna a ripagare per 20 anni, con tanto di interessi, in
cambio di un anticipo di uscita pensionistica e di una pensione ancora più
misera. Un nuovo derivato indiretto della famigerata Legge Fornero che il
governo si guarda bene dal cambiare. Peraltro il governo Renzi lavora pancia a
terra per tutelare le banche: già beneficiate di nuovi e più rapidi poteri di
esproprio di debitori insolventi, a vantaggio dei valori dei propri crediti
incagliati e altri titoli spazzatura.
E' vero, Renzi sfora gli impegni presi sul Patto di Stabilità in Europa. E cercherà di presentare questa scelta come prova di difesa dell'”interesse nazionale” contro le “burocrazie di Bruxelles”. Pascolando elettoralmente sul campo arato dai mille sovranismi nazionalisti, che a destra come (a volte) a sinistra, rivendicano il “riscatto italiano dal nemico tedesco”. Ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Renzi sfora il patto di stabilità ( in buona compagnia oggi nella UE) non per allargare i cordoni della borsa verso i lavoratori, ma per ridurre le tasse ai capitalisti. Ed anche per finanziare una manciata di volgari regalie ( bonus per..”mamma domani” incluso) da usare a vantaggio del SI al referendum. Cioè a vantaggio di un progetto bonapartista di uomo solo al comando che è prezioso per gli interessi dei capitalisti e la migliore governabilità della loro rapina. E' un caso se tutte le Cancellerie del vecchio continente( e non solo) tifano per il SI, e si dispongono a chiudere un occhio sulla manovra di bilancio del governo?
Eppure le burocrazie sindacali coprono la finanziaria di Renzi, o elogiandola ( CISL) o criticandola sommessamente ( CGIL), in ogni caso senza contrasto e mobilitazione vera. Ed anzi vantando il ritrovato canale di contatto negoziale con il governo. Così facendo non solo privano i lavoratori di una reale tutela sindacale, a partire dai milioni di lavoratori pubblici in attesa di contratto, per i quali Renzi stanzia solo briciole umilianti. Ma aiutano di fatto l'operazione elettorale del governo a vantaggio del suo progetto istituzionale reazionario. Cosa serve un NO platonico della CGIL sul referendum, se di fatto si aiuta la campagna del SI e le sue truffe populiste?
E' necessaria e urgente una mobilitazione sociale, radicale, di massa, che unifichi opposizione alla legge di Stabilità e vertenze contrattuali. E' l'unica via per sbarrare il passo alla reazione. Per dare al NO una bandiera di classe riconoscibile. Per aprire il varco di una alternativa dei lavoratori. L'unica vera alternativa.
E' vero, Renzi sfora gli impegni presi sul Patto di Stabilità in Europa. E cercherà di presentare questa scelta come prova di difesa dell'”interesse nazionale” contro le “burocrazie di Bruxelles”. Pascolando elettoralmente sul campo arato dai mille sovranismi nazionalisti, che a destra come (a volte) a sinistra, rivendicano il “riscatto italiano dal nemico tedesco”. Ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Renzi sfora il patto di stabilità ( in buona compagnia oggi nella UE) non per allargare i cordoni della borsa verso i lavoratori, ma per ridurre le tasse ai capitalisti. Ed anche per finanziare una manciata di volgari regalie ( bonus per..”mamma domani” incluso) da usare a vantaggio del SI al referendum. Cioè a vantaggio di un progetto bonapartista di uomo solo al comando che è prezioso per gli interessi dei capitalisti e la migliore governabilità della loro rapina. E' un caso se tutte le Cancellerie del vecchio continente( e non solo) tifano per il SI, e si dispongono a chiudere un occhio sulla manovra di bilancio del governo?
Eppure le burocrazie sindacali coprono la finanziaria di Renzi, o elogiandola ( CISL) o criticandola sommessamente ( CGIL), in ogni caso senza contrasto e mobilitazione vera. Ed anzi vantando il ritrovato canale di contatto negoziale con il governo. Così facendo non solo privano i lavoratori di una reale tutela sindacale, a partire dai milioni di lavoratori pubblici in attesa di contratto, per i quali Renzi stanzia solo briciole umilianti. Ma aiutano di fatto l'operazione elettorale del governo a vantaggio del suo progetto istituzionale reazionario. Cosa serve un NO platonico della CGIL sul referendum, se di fatto si aiuta la campagna del SI e le sue truffe populiste?
E' necessaria e urgente una mobilitazione sociale, radicale, di massa, che unifichi opposizione alla legge di Stabilità e vertenze contrattuali. E' l'unica via per sbarrare il passo alla reazione. Per dare al NO una bandiera di classe riconoscibile. Per aprire il varco di una alternativa dei lavoratori. L'unica vera alternativa.
Partito
Comunista dei Lavoratori
giovedì 6 ottobre 2016
DALLA PROVINCIA PAVESE DEL 06/10/2016
ANTIFASCISMO DI FACCIATA
Prefetto e
sindaci del pavese hanno premiato a 71 anni dalla guerra di Liberazione
partigiani, ex internati nei lager nazisti e gli ex combattenti regolari delle
forze armate.
“Vorrei che
i giovani prendessero esempio dal vostro coraggio” ha spiegato il prefetto
Erminia Rosa Cesari.
Quel
coraggio, però , che è totalmente assente nelle nostre Istituzioni che, nel
momento in cui prendono corpo movimenti e organizzazioni di estrema destra, cercano di minimizzare il reale e di fare
appello alla “non violenza”, come concetto assoluto, procrastinando sino
all'inconcludenza.
Questo
comportamento è imbarazzante specialmente nelle istituzioni che da sempre vengono associati alla sinistra.
A Pavia, è
stata approvata una mozione il 15 aprile 2015, con l'esplicita richiesta di non
lasciare spazio a formazioni neofasciste in città, con tanto di richiami
costituzionali (legge Scelba e Mancino) e sentenza della corte di cassazione.
La mozione è stata inoltrata da Anpi con appoggio della Rete antifascista.
NON UN REALE
IMPEGNO PER TRADURRE CONCRETAMENTE IL TESTO DI QUELLA MOZIONE.
Ad oggi
nonostante le continue richieste, nulla è stato fatto. Forza Nuova continua ad
ottenere i permessi per i banchetti e casa Pound agisce indisturbata in via
della Rocchetta, presso i locali di un privato. Il prefetto e la questura,
senza subire pressioni politiche, hanno glissato totalmente su questo problema.
E'
necessario, dunque, stare attenti anche a chi agita strumentalmente la bandiera
dell’antifascismo per nobili calcoli elettorali.
Oggi essere
antifascisti vuol dire anche opporsi alle e nelle istituzioni locali e
nazionali che molto spesso tollerano le sedi d'estrema destra.
L'indifferenza
è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.” Antonio Gramsci 11 febbraio 1917.
Partito Comunista dei Lavoratori
Pavia sez.”Tiziano Bagarolo”
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