Testo volantino nazionale PCL Aprile 2015
Le bugie del populismo reazionario in tutte le sue salse (Renzi, Salvini, Grillo) non fanno che distogliere i lavoratori dalla realtà delle cose e dai loro reali bisogni. Un'opposizione alle classi dominanti di sfruttatori e ai loro partiti (comprese le sinistre compromesse col PD) può passare solo da un partito dei lavoratori, un partito rivoluzionario forgiato nella fucina della lotta di classe e del movimento operaio.
E' finita l'era dei sacrifici, ha recentemente esclamato Matteo Renzi. Mente, come sempre.
In primo luogo, i licenziamenti arbitrari del JOB ACT sono il peggiore dei sacrifici. Altro che contratto a tempo indeterminato: il tempo è affidato alla libertà del padrone, che riceve in premio lo sgravio dei contributi. Sacrifici per tutti a vantaggio dei padroni! Gli stessi che dichiarano al fisco meno dei loro dipendenti! Chi poi chiederà un mutuo si sentirà rispondere (nel migliore dei casi) che è più caro perché la banca si deve tutelare dal suo possibile licenziamento. Mentre i vecchi contratti precari restano intatti. Tutto come prima e peggio di prima!
Ma non basta. Ci sono altri 10 miliardi di tagli. Si vuole nascondere la mano e li si scarica su Comuni e Regioni. Con sindaci e governatori, in larga parte PD, che fingono disappunto ma gestiranno la rapina: privatizzazione delle municipalizzate, aumenti IRPEF, nuovi tagli alla sanità, riduzione dei servizi. Dopo l'aumento delle tasse sulla prima abitazione, il blocco dei contratti, la disoccupazione, la precarietà. E perché? Per finanziare i tagli delle tasse ai padroni e mantenere i patti sul debito col capitale europeo: a garanzia delle banche, grandi acquirenti dei titoli pubblici. Le stesse che in questi anni di crisi distribuiscono dividendi da favola ai propri azionisti grazie alla montagna di soldi ricevuti dalla BCE e dallo Stato.
Questa società è interamente costruita sulla rapina del lavoro. Occorre capovolgerla. Occorre un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, che restituisca diritti, nazionalizzi le banche senza indennizzo per i grandi azionisti, espropri i capitalisti che licenziano gli operai, ripartisca il lavoro fra tutti a parità di paga in modo che tutti abbiano un lavoro.
Questa è l'unica alternativa possibile. Ma richiede l'unità e la forza dei lavoratori, delle lavora-ìtrici, dei precari, dei disoccupati. Grillo e Salvini cercano di dividere gli sfruttati. Chi dicendo che il lavoro non c'è più o che i sindacati vanno aboliti, al modico prezzo di 780 euro di sopravvivenza (Grillo). Chi agitando lo spauracchio dei migranti per distogliere la rabbia sociale dai capitalisti (Salvini). Gli stessi con cui le amministrazioni leghiste e anche grilline (Parma, Livorno, Ragusa) fanno affari. Mentono tutti. Il nemico è il capitalismo, chi lo governa, chi lo difende. Solo una rivoluzione può cambiare le cose.
Ci vuole una sinistra che finalmente dica la verità. SEL e PRC hanno fatto per anni le ruote di scorta del PD, per mendicare ministeri o assessorati. Occorre dare ai lavoratori il partito che non hanno mai avuto. Il partito che non li venda. Un partito rivoluzionario.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, l'unico che non ha mai tradito gli operai, costruisce questo partito ogni giorno. In ogni lotta. In ogni movimento. In ogni sindacato classista. E' l'unico partito di cui i lavoratori hanno bisogno. L'unico di cui si possano fidare. Costruire il partito della rivoluzione, qui e ora. Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL), l'unico partito che non ha mai tradito gli operai, sta costruendo ogni giorno questo partito.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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martedì 14 aprile 2015
lunedì 13 aprile 2015
RICORDO DI TERESA GALLI
Teresa Galli: assassinata dai fascisti il 15 aprile 1919, con un colpo di rivoltella che gli attraversa la nuca, é considerata la prima vittime della violenza squadrista (lo stesso Mussolini definì i fatti che portarono all'omicidio della compagna come "il primo episodio della guerra civile"). Teresa era una giovanissima compagna di diciannove anni residente alla Bovisa. Lavorava come operaia cucitrice. Gli anarchici la ricordano come operaia sovversiva, altri come militante della sinistra socialista, è sicuro però, che dopo il funerale civile, i socialisti della Bovisa l'accompagnarono al Musocco (dove è seppellita) con un corteo che recava le bandiere rosse del Psi.
Colpendo Teresa (una donna, un'operaia) i fascisti, ergendosi a cani da guardia del padrone, rivelano -oggi come ieri- la loro intima natura reazionaria, antioperaia e sessista.
Nello specifico i fatti sono i seguenti: due giorni prima il 13 aprile 1919, durante una manifestazione socialista, la polizia regia uccide un dimostrante in via Corsieri. Il 15 aprile, i socialisti e la Camera del Lavoro proclamano uno sciopero generale tenendo un nuovo, imponente, comizio all'Arena per protestare contro la repressione poliziesca. I comizi sono tenuti da Repossi e Treves. I convenuti -secondo molte testimonianze riportate dalla stampa dell'epoca- inneggiano alla Russia dei Soviet, chiedendo ai dirigenti politici e sindacali del partito socialista una risposta energica ai soprusi perpetrati da una polizia asservita ai pescecani della finanza.
Così, Gaetano Salvemini ricostruisce i fatti di quella giornata: "Dopo che il comizio socialista si era sciolto, una parte della folla che ostentava bandiere rosse e nere e ritratti di Lenin e dell'anarchico Malatesta, si mise in marcia verso il centro della città. È chiaro che gli spartachisti e gli anarchici si erano messi d'accordo per organizzare una dimostrazione senza il concorso dei socialisti di destra e dei massimalisti".
Così prosegue lo storico Marco Rossi :"Prima che il corteo, non-autorizzato e "incordonato" per quattro, raggiungesse Piazza Duomo venne attaccato tra via Mercanti e via Dante.
Gli aggressori erano circa 3-400 tra arditi-futuristi (una quarantina), ufficiali studenti del Politecnico oltre ad aderenti alle varie associazioni tricolori; dopo essersi riuniti presso la redazione de «Il Popolo d'Italia» in via Paolo da Cannobio armandosi di mazze ferrate, pugnali, pistole e bombe a mano, sotto la guida di Vecchi e Marinetti affluirono verso il centro cercando lo scontro, non impedito dai carabinieri e dai militari in servizio d'ordine pubblico. In questo frangente, oltre a vari feriti, rimase uccisa la diciannovenne Teresa Galli. Alle 17,30 circa dal teatro degli incidenti il gruppo in cui dominava il grigioverde anche se ingrossato da borghesi esaltati, con a capo Vecchi e altri ex-ufficiali si diresse alla sede del quotidiano socialista in via San Damiano assaltandola. Dalle finestre della redazione si rispose con rivoltellate; ma la difesa durò poco e, penetrati nella sede del giornale, gli attaccanti distrussero e incendiarono tutto. Alla fine della drammatica giornata il bilancio fu di quattro morti (la giovane operaia, un soldato di guardia e due socialisti, Pietro Bagni e Giuseppe Lucioni) e di trentanove feriti".
Mercoledì, 15 Aprile 2015 alle ore ore 17,00 - Cimitero Maggiore (Ingresso principale) Piazzale Cimitero Maggiore (tram 14) Milano
Pcl sezioni di Milano e Monza-Brianza
sabato 11 aprile 2015
FUORI IL SIONISMO DAL 25 APRILE!
La Brigata Ebraica e l'Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) di Roma hanno comunicato la loro non partecipazione al corteo di commemorazione del giorno della Liberazione, organizzato dall'ANPI. Il loro rifiuto è dovuto alla partecipazione al corteo di ciò che l'ANED definisce "gruppi di sedicenti filo-palestinesi", la cui semplice presenza costituisce per essi motivo di "mistificazione" e "snaturamento" del 25 aprile. ANED e Brigata Ebraica tengono a far sapere che sono pronti a rivedere la loro posizione, ma che la loro presenza potrebbe essere garantita soltanto dall'assenza di bandiere palestinesi e dalla possibilità di avere diritto di parola dal palco, come ha intimato il vicepresidente di ANED Roma Eugenio Iafrate.
La prepotenza di Brigata Ebraica e ANED è pari solo alla loro sfacciataggine. La loro arrogante pretesa vuole veicolare e imporre, attraverso il 25 aprile e a scapito del 25 aprile, ciò che è invece l'assoluta negazione dello spirito e del contenuto della Liberazione: l'ideologia sionista.
Il riferimento agli "incidenti" della manifestazione dello scorso anno vale a testimoniare, diversamente da quanto essi vorrebbero far credere, che ciò che muove i "partigiani"... dello Stato di Israele è la volontà di rimuovere e di negare a tutti i costi, anche tramite azioni di vera e propria intimidazione e aggressione, la lotta del popolo palestinese contro l'oppressione razzista, coloniale e imperialista di Israele. E che la volontà, neanche troppo dissimulata, sia effettivamente questa emerge dall'intenzione di ridefinire gli stessi contorni politici del 25 aprile: che altro significherebbe, infatti, la richiesta di togliere l'organizzazione della Festa della Liberazione all'ANPI per affidarla al Comune di Roma?
Il Partito Comunista dei Lavoratori respinge con forza il tentativo di sequestro del 25 aprile da parte dei sionisti e dei loro difensori e fiancheggiatori politici, sempre pronti a farsi scudo con l'ormai logoro trucchetto di identificare antisionismo con antisemitismo. Lasciamo ad altri le finzioni cerimoniali e l'imbalsamazione della Resistenza. Oggi più che mai occorre dire chiaro e forte che non c'è 25 aprile senza liberazione dall'oppressione, e non c'è liberazione dall'oppressione senza opposizione al sionismo.
Fuori il sionismo dal 25 aprile!
Partito Comunista dei Lavoratori
venerdì 10 aprile 2015
DE GENNARO E L'IPOCRISIA DELLA SINISTRA
Colpisce l'ipocrisia dei sepolcri imbiancati della democrazia borghese sulla figura di De Gennaro. “ Vergognoso che sia Presidente di Finmeccanica” grida Orfini. Ma” voi dove eravate ?” rispondono SEL e PRC. Già dove eravate.. Ma il “dove eravate” deve valere per tutti. La carriera di De Gennaro dopo la macelleria di Genova è stata assicurata e sospinta da TUTTI i governi che si sono susseguiti dopo il 2001. Non solo dai governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. Ma anche dal governo di Romano Prodi, in cui sedevano gioiosi gli attuali dirigenti di SEL e PRC. La nomina di De Gennaro a capo gabinetto del ministro Amato risale infatti al 2007 durante il governo dell'Ulivo, sotto la Presidenza della Camera Bertinotti, all'ombra del ministro Paolo Ferrero. Quando il PRC che aveva raccolto i voti del “movimento No Global” nel nome della “non violenza” e di Carlo Giuliani votò le missioni di guerra e tacque sulla promozione del responsabile della tortura di Stato. Il PCL nacque allora, anche in risposta a quel crimine politico. Per questo siamo gli unici a sinistra a poter chiedere senza vergogna:
“Ma voi dove eravate?”
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
venerdì 3 aprile 2015
NO ALLA PIATTAFORMA DI FINCANTIERI. Estendiamo e concentriamo la lotta in tutti gli stabilimenti.
TESTO DEL VOLANTINO DIFFUSO AI LAVORATORI DEL CANTIERE DI MARGHERA
La Fincantieri afferma che per agganciare la ripresa e restare competitiva ha bisogno di ristrutturarsi e il rinnovo dell'integrativo è, dal punto di vista aziendale, funzionale a questo obbiettivo. Un accordo quadro, da articolarsi quindi nei vari stabilimenti, che garantisca all'azienda l'allargamento della terziarizzazione, con la prospettiva della cessione di ramo di azienda di tutte quelle attività e comparti, come quello della meccanica, considerati di scarso valore aggiunto (costruzione scafo, magazzini, manutenzioni); la totale discrezione aziendale sulla flessibilità di orario; la riduzione del salario, utilizzando a questo scopo un indice di redditività, definito dall'azienda indice di utile netto da applicarsi all'intero gruppo; l'utilizzo per parte delle maestranze della misurazione della prestazione individuale, aumentando il ricatto sul singolo lavoratore e mettendolo in contrapposizione con gli altri lavoratori; l'eliminazione del ruolo contrattuale delle RSU. Queste sono le condizioni, solo in questo quadro l'azienda è disposta a mantenere in vita i cantieri di Sestri (GE), Castellammare (NA) e Palermo che considera di poca redditività.
Per ottenere questi obbiettivi strategici l'azienda utilizza, a nostro avviso strumentalmente, la richiesta della restituzione di 104 ore di PAR (Permessi annui retribuiti), oppure, in alternativa, mezzora di lavoro al giorno non retribuita e ancora, con la scusa della sicurezza sul lavoro, la collocazione di microchip sugli scarponi dei lavoratori come strumento di controllo a distanza. Di fronte a tanta arroganza padronale i lavoratori hanno risposto con scioperi in tutti i cantieri. Ma l'esperienza di queste settimane di mobilitazione ha mostrato che per piegare l'arroganza padronale, per sconfiggere la Piattaforma Fincantieri è necessario superare l'attuale modalità di sciopero (pacchetti di tre ore nei diversi cantieri) e passare ad un livello superiore: sciopero prolungato, coordinato e concentrato in tutti i cantieri! Non dobbiamo ripetere l'errore del luglio 2013, gli scioperi disarticolati stabilimento per stabilimento, quando l'azienda ha imposto l'accordo del 6x6.
Solo costruendo un vero coordinamento di lotta, tra delegati e lavoratori diretti e delegati e lavoratori delle ditte d'appalto -dove lo sfruttamento e il ricatto è più pesante-, che abbia il compito di decidere le forme e i contenuti della mobilitazione può rappresentare un salto di qualità ed impedire la capitolazione.
Costruire un vero coordinamento nazionale dei lavoratori, eletto dai lavoratori diretti e indiretti, che elabori un piano di azione da sottoporre al voto dei lavoratori.
Costituzione di una cassa di resistenza per sostenere gli scioperi che inevitabilmente per essere vincenti dovranno essere ad oltranza.
Costruire comitati aziendali di sciopero, eletti dai lavoratori, che affianchino nella mobilitazione i delegati e i rappresentati sindacali.
Costruire nel territorio la solidarietà attiva attorno alla lotta di tutti gli stabilimenti.
La lotta dei lavoratori di Fincantieri, nell'epoca del JOBS ACT di Renzi e Poletti con i contratti a tempo imprecisato, per essere vincente deve estendersi a tutti gli altri stabilimenti, categorie e comparti, per unire i lavoratori e costruire una mobilitazione prolungata e di massa contro il governo e il padronato.
Solo un programma operaio di uscita dalla crisi capitalista può assicurarci un futuro, solo nazionalizzando, senza indennizzo e sotto controllo operaio, le aziende che licenziano e non rispettano i diritti dei lavoratori è possibile ritornare a vincere. Un programma che solo un governo dei lavoratori può attuare.
Sezione di Venezia Pietro Tresso
giovedì 2 aprile 2015
Da Mafia Capitale alle grandi opere inutili: La coop non sei (più) tu
Le vicende di Roma Mafia Capitale, così come altri piccoli-medi-grandi scandali locali, hanno portato alla ribalta il ruolo non proprio limpido di quello che fu il mondo delle cosiddette cooperative rosse, che nel corso degli ultimi decenni ha conosciuto una radicale modifica di senso, prospettive e valori.
Il mondo antico
C'era una volta, come in una bella favola per bambini, il movimento cooperativo che nasceva da una costola del movimento dei lavoratori, della terra così come delle fabbriche, per porsi sul terreno del miglioramento immediato delle condizioni di vita del proletariato. E' una storia lunga quella del movimento cooperativo in Italia, che affonda le sue radici nella fine dell'800 – ma alcune forme più primitive sono addirittura antecedenti – per aumentare la propria consistenza nei decenni del '900, di pari passo all'avanzare delle forme politiche e sindacali organizzate delle classi subalterne. Sono due le grandi categorie della cooperazione: le coop di consumo, che si pongono il problema di fornire ai soci beni di prima necessità – in primo luogo cibo - a prezzi calmierati rispetto il c.d. libero mercato; le coop di produzione-lavoro che associando lavoratori, spesso con varie specializzazioni, servono beni e servizi. Accanto a questi due tipi di coop si sviluppa il mutuo soccorso, con l'obiettivo, dietro il pagamento di basse quote associative, di garantire le prime forme di assistenza e previdenza sociale per i lavoratori e le loro famiglie. Ma il movimento cooperativo non rimarrà un fenomeno del mondo proletario e socialista; intuendone l'importanza in termini di aggregazione e consenso sociale, anche i cattolici, su iniziativa diretta della chiesa, si porrà sullo stesso terreno: arrivano così le cooperative bianche, che in più di un'occasione si porranno in contrapposizione ai “rossi”, a volte diventando strumenti operativi di crumiraggio contro gli scioperanti.
L'immagine del nuovo potere cooperativo
Il Novecento – con la maiuscola – delle lotte di classe, della battaglia del proletariato organizzato per il socialismo, per il mondo delle cooperative rosse è davvero finito e si è trasformato nel suo contrario esatto. Peraltro buona parte di questa mutazione delle coop verso il mondo del profitto anticipa la fine politica del PCI, in qualche misura ne è probabilmente anche agente attivo. E' passato tanto tempo da quando nell'ultimo dopoguerra le coop erano ancora strumento ed elemento propulsore del movimento operaio e dei lavoratori. Vogliamo ricordare che nei primi anni '60 a presiedere la Lega delle Cooperativa fu un certo Silvio Paolicchi, dirigente nazionale del PCI e membro del Comitato Centrale, che, da comunista e rivoluzionario coerente, poco tempo dopo aderirà al trotskismo conseguente, rimanendone militante per il resto della vita.
Oggi il potere economico del mondo cooperativo che fu rosso svetta alto nel cielo di Bologna e si specchia simbolicamente nel suo omologo potere politico. Nel moderno – addirittura avveniristico quando fu progettato - quartiere fieristico della città, la torre bianca della Legacoop si riflette a poche decine di metri nella sua copia ospitante la giunta e la presidenza della Regione Emilia-Romagna. La stessa morfologia della città è stata in parte modificata dalla megalomania edilizia dell'élite cooperativa. Appena fuori dal centro storico troviamo Porta Europa, vero mostro architettonico, di proprietà Unipol (assicurazione da sempre legata al PCI e al mondo cooperativo, ora anche banca, che si è sviluppata e sostituita ai vecchi mutui soccorso) che, oltre a contenere parte della direzione del gruppo, ospita al suo interno uno dei ristoranti più esclusivi della città: a coperto sono circa 150 euro bevande escluse. Poco distante si lancia verso l'infinito la torre Unipol, il grattacielo più alto della regione, ben visibile da chi attraversi l'autostrada. Nella periferia opposta si trova il palazzone di vetro del famigerato CCC: Consorzio della Cooperative Costruttrici, i signori del mattone rosso, l'equivalente cooperativo dei volgarmente noti palazzinari.
I vecchi e storici insegnamenti sono stati appresi senza fatica e senza remore dalla dirigenza cooperativa e dai suoi grandi manager che, forse, in gioventù furono rossi e progressisti. Pecunia non olet potrebbe essere il titolo di un convegno della Legacoop o il motto di una campagna pubblicitaria del CCC. Non c'è schifezza o vergogna italiana degli ultimi anni in cui le grandi e medie coop non siano coinvolte: dalla Tav in Val di Susa all'ampliamento dell'aeroporto militare Nato di Vicenza; dallo sventramento delle vie del centro storico bolognese per le opere stradali e murarie dell'originale tram su gomma di produzione Fiat (una grande opera “casualmente” bipartisan: agli Agnelli e Marchionne i mezzi, alle coop i cantieri), per arrivare all'Expo milanese, e così via. Gli affari sono affari e non si guarda in faccia a niente e a nessuno. Qualche mese fa è stato fondato il nuovo giornale, cartaceo e online, La Croce Quotidiano, di chiara matrice integralista cattolica, diretto dall'ex deputato Pd Mario Adinolfi. La nuova testata dichiaratamente omofoba e reazionaria nel momento del lancio ha trovato tra i suoi inserzionisti di punta l'assicurazione on line Dialogo, del gruppo Unipol.
Le condizioni dei lavoratori delle coop sono andate via via peggiorando allineandosi a quelle di mercato. Cosi per anni ai soci lavoratori veniva trattenuta una quota di stipendio per pagare la propria quota sociale e solo in anni recenti sono stati riconosciuti loro i diritti sindacali, che inizialmente venivano loro negati in quanto – astrattamente e teoricamente – cooperatori e quindi padroni di sé stessi. Mentre negli ultimi tempi è emerso con forza, grazie all'intervento del sindacalismo di base – in primis il SI.Cobas – presso i lavoratori in gran parte migranti lo scandalo delle coop di facchinaggio della logistica. Una situazione di supersfruttamento tale da mettere in imbarazzo ad un certo punto la stessa Legacoop che ha cominciato parlare di cooperative spurie. Ad osservatori attenti nulla di ciò meraviglia. Il ministro del Lavoro Poletti, uomo dell'ex PCI e proveniente dai vertici del mondo cooperativo, è il padre del nuovo Jobs act e le sue nuove proposte di lavoro non retribuito per gli studenti nel periodo estivo dimostrano più di tutto la logica lavorista e iper sfruttatrice che muove il personaggio, sicuro retaggio dell'ambiente di provenienza.
Finalmente come tutti
Del vecchio spirito cooperativo resta ormai poco. Certo nelle Coop legate alla grande distribuzione le condizioni di lavoro e contrattuali sono ancora migliori (o forse meno peggio) degli omologhi delle catene di discount; certo anche lo smercio dei prodotti alimentari – e non solo – a marchio Coop mantiene certe attenzioni assenti in altre catene, ma questo avviene anche grazie ancora ad una certa partecipazione e sorveglianza dei soci consumatori che comunque rimangono il marchio distintivo di questo mondo. Ma tristemente basta entrare in un supermercato o ipermercato coop e poi andare in un discount per vedere ad occhio nudo quale sia la differenza di classe o di ceto fra i clienti.
Intanto rispetto ai soci consumatori o lavoratori i dirigenti sono veri e propri manager, come tali vengono pagati, come tali agiscono nei confronti dei loro sottoposti e come tali trattano alla pari con i loro omologhi dell'imprenditoria e del padronato. All'omologazione politica totale degli esponenti dell'ex PCI è corrisposta un'analoga operazione della dirigenza cooperativa. Finalmente la tanta normalità ambita dai dirigenti della sinistra storica italiana è avvenuta, in una sorta di mutazione neodemocristiana, si può dire che ce l'abbiano fatta, per dirla con Nenni sono entrati nella stanza dei bottoni, ma sono riusciti ad andare oltre: anche loro rubano e sfruttano, sono corrotti e corruttori. La foto della cena di Poletti e Buzzi insieme ad Alemanno e ad altri personaggi di dubbia moralità è paradigmatica, dovrebbero stamparla sulle tessere del Pd di quei signori che vanno a cena – per mille euro a coperto – con Renzi per finanziare il partito.
Le stesse facce e storie che stanno al governo mostrano le alleanze e i blocchi del potere economico: Poletti per le Coop al lavoro, Federica Guidi per Confindustria allo sviluppo economico, Lupi (seppur recentemente trombato) alle infrastrutture, quindi alle grandi opere, per conto dell'imprenditoria cattolica, in primis Compagnia delle Opere.
Alla tavola imbandita dei nemici di classe si è aggiunto un posto: quello dei grandi manager cooperativi.
I comunisti rivoluzionari sapranno come porsi il problema di sbaragliare la cricca di Poletti e soci. Oggi la coop sono loro, ma non è detto che sia per sempre.
MICHELE TERRA
mercoledì 1 aprile 2015
Il Lupi perde il pelo ma non Incalza
"Scandalo" Incalza e Grandi Opere: Terzo Valico grande affare Continuano a emergere gli "scandali" legati alle grandi opere del capitale anche sui media e sui giornali della propaganda del partito del cemento.
il Movimento NoTav-NoTerzoValico, porta avanti una lotta, criminalizzata e repressa dalla magistratura e dalle forze di polizia, per opporsi ai progetti di devastazione del territorio, di saccheggio delle risorse, di sfruttamento del lavoro in nome di milioni e milioni di euro per le tasche di speculatori, appaltatori e corrotti.
Continuano a emergere gli "scandali" legati alle grandi opere del capitale anche sui media e sui giornali della propaganda del partito del cemento.
Da anni, ormai, il Movimento NoTav-NoTerzoValico, porta avanti una lotta criminalizzata e repressa dalla magistratura e dalle forze di polizia per opporsi ai progetti di devastazione del territorio, di saccheggio delle risorse, di sfruttamento del lavoro in nome di milioni e milioni di euro per le tasche di speculatori, appaltatori e corrotti.
Niente di nuovo, quindi. Per chi, come noi del Partito Comunista dei Lavoratori, condivide e porta avanti questa lotta, sono solo le cornferme dei reali interessi e scopi che si nascondono dietro a questi abomini.
In meno di un mese si è passati dal sequestro del cantiere di Tortona per illeciti, infiltrazioni mafiose e presenza di rifiuti tossici (amianto, tubi in metallo, bidoni con materiali non identificati) alla caduta della testa del direttore del Cociv, Marcheselli, per via dei soliti rapporti ambigui con la 'ndrangheta nella gestione degli appalti e dello smaltimento dei rifiuti (nei cantieri del Terzo Valico come nel Mugello).
Sempre nello stesso arco di tempo sono stati chiusi dal Cociv gli appalti con le ditte che dovevano lavorare ai cantieri di Arquata e Radimero, perchè i finanziamenti per il Terzo Valico si sono già volatilizzati e in questo, sicuramente, una parte del merito va anche alla resistenza e all'ostruzionismo portato avanti dai comitati NoTerzoValico.
Come non considerare, poi, i tragici "incidenti" sul lavoro che si perpetuano sui corpi dei lavoratori ipersfruttati dei cantieri. Il tanto agognato lavoro che dovrebbero portare queste grandi opere non fa che riproporre le condizioni sempre peggiori per i salariati: assenza di sicurezza, contratti precari, ipersfruttamento. Così il 12 Marzo ben due dipendenti sono rimasti schiacciati dal crollo di una parete della galleria e sono stati trasportati in codice rosso a VillaScassi. Ma non sono gli unici; prima di loro un operaio a Trasta ha subito una grave ferita alla mano, rischiando di perderla, e, subito dopo, un lavoratore senegalese ha rischiato la vita schiacciato da un camion.
Grazie alla vigilanza degli attivisti NoTav è stata documentato e scoperto il versamento di cemento nel Rio Traversa del cantiere di Castagnola a Francalto, e chissà quante altre brutture ambientali vengono portate avanti in ossequio alla regola del minimizzare i costi, o meglio esternalizzarli su ambiente e comunità, e massimizzare i profitti.
Last but not Least la grande cupola di corruzione e interessi tra politica, burocrazia, ditte mafiose e amici del cemento scoperchiata recentemente. Una premiata ditta che coinvolge direttamente le alte sfere dello Stato partendo dal potente burocrate Incalza, eterno burattinaio della gestione degli appalti delle grandi opere, amico e sostenitore del Ministro delle Infrastrutture Lupi, con cui ha scritto il programma elettorale di NCD. Incalza ha messo in atto una macchina burocratica a metà tra il legale e il sommerso che garantiva mazzette, regali, appoggi a carriere politiche, appalti e garanzie nei non-controlli, mancata opposizione in caso di lievitamento dei costi.
Come dichiara il sito www.noterzovalico.info, per quanto riguarda il Terzo Valico ciò che è emerso si traduce in: "Le accuse: corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta.
La percentuale che il direttore dei lavori imposto da Incalza, Stefano Perotti, otteneva da ogni grande opera variava tra 1 e 3%. Oltre al direttore dei lavori, Incalza e soci potevano imporre anche consulenze da parte delle società che ricevevano i finanziamenti per le opere dal ministero.
Per quanto riguarda il Terzo Valico sono stati utilizzati entrambi i sistemi: Incalza impone al Cociv (oggi di Salini, ieri di Gavio) di incaricare Perotti come direttore dei lavori ottenendo dunque una percentuale sui 6,2 miliardi di euro dell’opera, e non contento fa avere a suo genero Alberto Donati una consulenza da 691.797 € dalla finanziaria della famiglia Gavio. Ecco, queste sono le tangenti pagate da Cociv.
Anche Perotti tiene famiglia: al suo parente con studio a Genova, Giorgio Mor, affida dei lavori e impone l’assunzione del figlio di Lupi. Per incentivarlo gli regala anche un prezioso Rolex."
Queste non sono che le punte di un immenso iceberg fatto di interessi capitalistici, profitto, sfruttamento, devastazione e mafie. L'unica soluzione per tutti rimane l'opposizione militante ed attivistica a questi progetti, la radicalizzazione e il radicamento di reti di resistenza che sappiano legare le rivendicazioni dei lavoratori a quelle delle popolazioni colpite dalle Grandi Opere inutili, in una strenua lotta al capitale, alle istituzioni borghesi e al loro malaffare.
Il PCL continua e continuerà a sostenere e difendere la lotta per la difesa del territorio e dell'autodetermianzione dei popoli e degli sfruttati contro le volontà di mercificazione di speculatori, mafiosi, politici servi del profitto e del sistema borghese. Considerandola parte di una lotta generale contro il sistema capitalista e per la costruzione degli organi della classe proletaria con cui dar vita alla rivoluzione.
PCL Liguria
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