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POST IN EVIDENZA
mercoledì 12 novembre 2014
CIAO NENO
Il compagno Nazareno Siccardi è mancato.
Nazareno ha fatto parte del Comitato nazionale del PCL nelle prima fase della sua esistenza.
Ha partecipato al Congresso fondativo del partito come delegato della sezione di Savona, di cui è stato a lungo coordinatore.
La sua adesione militante al PCL, e l'impegno nella sua costruzione, sono stati l'approdo naturale di una lunga e coerente militanza politica che lo ha visto impegnato prima in DP su posizioni leniniste, poi nella battaglia di Progetto Comunista dentro il PRC : una battaglia da lui vissuta e condotta, nella sezione savonese, con fermezza politica e grande rigore.
Con Nazareno è venuto a mancare non solo un militante rivoluzionario, ma anche un compagno particolarmente generoso , apprezzato e riconosciuto come tale anche al di fuori del PCL: come nell'ambito del suo impegno legale di avvocato a difesa dei migranti, o sul terreno dell'antifascismo contro ogni forma di revisionismo storico.
Il PCL perde un suo militante esemplare, ma ne serberà la memoria, incorporandola alla costruzione del partito rivoluzionario: il partito per cui Nazareno si è battuto per larga parte della propria vita.
Ciao Neno, un forte abbraccio da tutti i tuoi compagni.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
lunedì 10 novembre 2014
IL PCL E IL 14 NOVEMBRE
Il 14 Novembre e il 21 Novembre sono previsti due manifestazioni promosse dalla FIOM rispettivamente a Milano e Napoli, dentro il pacchetto di sciopero generale di categoria deciso dal sindacato.
Il 14 l'iniziativa FIOM si intreccia con l'azione di sciopero generale già indetta per la stessa giornata da larga parte del sindacalismo di base, e con lo “sciopero sociale” promosso da diverse realtà di movimento .
Il PCL è pienamente impegnato con le sue strutture e i suoi militanti nel sostegno e nella partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni previste. A partire dalla giornata del 14 e dai cortei della FIOM.
Da sempre ci battiamo su quattro assi politici tra loro congiunti: la centralità della lotta fra capitale e lavoro, contro ogni vecchia teoria che vorrebbe archiviare la centralità operaia; la massima unità del fronte proletario, contro ogni logica di divisione e frammentazione delle forze e delle azioni di lotta; la necessità di una svolta di lotta, radicale e di massa, contro la linea attuale delle burocrazie sindacali; la necessità di costruire attorno alla classe lavoratrice il più vasto blocco sociale di tutti gli oppressi, contro ogni riduzionismo economicistico sindacale e aziendalistico.
L'attuale stagione politica conferma nel modo più evidente l'intreccio di tutte queste ragioni.
1)La centralità della lotta di classe è esaltata dall'intera dinamica degli avvenimenti politici che ha il suo punto di gravitazione nello scontro sull'articolo18 e nella contrapposizione fra governo e piazze sindacali. Il proletariato industriale è il baricentro di ogni reale opposizione di massa a padronato e governo, come dimostra la stessa dinamica di lotte e proteste che ha percorso l'Italia dopo il pestaggio poliziesco degli operai di Terni, e l'enorme impressione che quel pestaggio ha prodotto nella percezione di massa. Disinnescare il potenziale di ripresa operaia è non a caso la principale preoccupazione del governo. Ignorare la centralità di questo scontro, significa voltare le spalle alla realtà, e indebolire forza e ragioni di ogni altro movimento di lotta.
2)L'esigenza del più ampio fronte unico dei lavoratori e delle loro organizzazioni è posta una volta di più dalla natura del corso reazionario del renzismo, dal nuovo livello di aggressione al lavoro e ai suoi diritti, dal progetto “bonapartista” del Capo del governo sul terreno politico istituzionale. Ogni logica autocentrata che antepone la propria sigla, data, percorso, all'esigenza dell'unità di lotta; che antepone la propria immagine separata e il proprio reale o presunto interesse di organizzazione all'interesse generale del movimento operaio e di tutti i movimenti, rivela non solo una logica puramente auto conservativa e di nicchia ( fosse pure “antagonista”), ma anche un'incomprensione profonda della pericolosità reazionaria dell'attuale scenario politico.
3)La necessità di una svolta di lotta radicale del movimento operaio è posta oggi più di ieri dalla determinazione del fronte avversario, dalla sua ricerca di un autentico sfondamento contro il lavoro. Contrapporre alla forza del renzismo e del padronato una forza di massa uguale e contraria ( sciopero generale vero, occupazione delle aziende che licenziano, cassa nazionale di resistenza) è l'unico modo di alzare una diga, strappare risultati, aprire dal basso uno scenario nuovo. Ogni riduzione dell'iniziativa sindacale a eventi simbolici, ogni esibizione scenica della forza senza esercizio reale della forza di massa, rivela la volontà delle burocrazie dirigenti di subordinare la classe operaia alla speranze ( vane) di dialogo col governo, e alle mediazioni interne al PD. A scapito dei lavoratori e dei loro diritti.
4)La necessità di costruire attorno alla classe operaia il più vasto blocco sociale alternativo, a partire dalla grande massa di precari e disoccupati, è sottolineata dalla campagna renzista sulle divisioni della classe ( precari contro “garantiti”) e dallo sviluppo parallelo sullo stesso terreno di operazioni reazionarie populiste concorrenziali ( grillismo, salvinismo). Da qui l'esigenza di una piattaforma generale di lotta del movimento operaio che unifichi attorno alla battaglia per il lavoro ( blocco dei licenziamenti, ripartizione generale del lavoro con la riduzione dell'orario a parità di paga, abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro, grande piano di nuovo lavoro..) le rivendicazioni del reddito( sblocco dei contratti pubblici, salario garantito ai disoccupati) del diritto alla casa, alla salute, all'istruzione. Ogni impostazione che contrapponga reddito a lavoro rischia di ostacolare la ricomposizione del blocco sociale alternativo a vantaggio obiettivo delle campagne avversarie.
Solo una svolta unitaria e radicale del movimento operaio, che leghi le lotte immediate a un progetto anticapitalistico, può rispondere, tanto più oggi, all'insieme di queste necessità: ricostruire la forza, l'unità, la capacità di egemonia della classe operaia italiana. La battaglia per un'altra direzione politica e sindacale del movimento operaio è parte insostituibile della campagna di massa per la svolta.
Questa battaglia va condotta in primo luogo nel movimento operaio, a partire dalle sue scadenze di mobilitazione reale, dentro lo scontro di classe che oggi si è aperto. Per questo e con questa impostazione saremo presenti alle manifestazioni e scioperi promossi per il 14, a fianco innanzitutto dei lavoratori dell'industria e dei loro sindacati. Per questo e con questa impostazione chiediamo a tutte le sinistre classiste di unire le proprie forze su questo terreno centrale di presenza e di lotta.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
sabato 8 novembre 2014
mercoledì 5 novembre 2014
COMUNICATO STAMPA
Il Partito Comunista dei lavoratori (Pcl) della Lombardia esprime sdegno e
ferma condanna per la profanazione del Sacrario dei Caduti di San Martino a
Duno (Va) per opera di gruppi neofascisti.
Osserviamo con preoccupazione che i gruppi neofascisti anzichè essere marginalizzati trovano ospitalità e protezione politica tra la destra istituzionale, come avvenuto di recente alla manifestazione della Lega Nord a Milano il 18 ottobre.
Negli ultimi anni i gruppi neofascisti stanno rialzando la testa a Milano ed in Lombardia, con l'apertura di diverse nuove sedi. La crisi economica favorisce l'insorgere e lo sviluppo delle idee e delle formazioni di estrema destra anche negli strati popolari, sviluppo favorito anche dall'assenza di politiche sociali di certa "sinistra".
Il Pcl invita tutte le sinistre politiche, sindacali e di movimento ad intraprendere iniziative comuni sul terreno della lotta antifascista.
Per un antifascismo militante;
FUORI I FASCISTI DALLA NOSTRA REGIONE.
Pcl Lombardia
Osserviamo con preoccupazione che i gruppi neofascisti anzichè essere marginalizzati trovano ospitalità e protezione politica tra la destra istituzionale, come avvenuto di recente alla manifestazione della Lega Nord a Milano il 18 ottobre.
Negli ultimi anni i gruppi neofascisti stanno rialzando la testa a Milano ed in Lombardia, con l'apertura di diverse nuove sedi. La crisi economica favorisce l'insorgere e lo sviluppo delle idee e delle formazioni di estrema destra anche negli strati popolari, sviluppo favorito anche dall'assenza di politiche sociali di certa "sinistra".
Il Pcl invita tutte le sinistre politiche, sindacali e di movimento ad intraprendere iniziative comuni sul terreno della lotta antifascista.
FUORI I FASCISTI DALLA NOSTRA REGIONE.
Pcl Lombardia
LA FACCIA DEL GRILLO
L'ultima settimana aggiorna il campionario reazionario del grillismo.
In pochi giorni, non solo Grillo rilancia la concorrenza con Salvini nella campagna anti migranti, gridando al pericolo Ebola e chiedendo la chiusura ermetica delle frontiere. Non solo fa blocco con la Lega in Parlamento votando la sua mozione per l'esclusione dei migranti dal bonus bebè. Ma esibisce una posizione di solidarietà con la polizia dopo il pestaggio dei lavoratori delle acciaierie di Terni: al punto da ospitare sul proprio blog in prima pagina l'intervista di un dirigente sindacale (reazionario) di polizia che “sbugiarda la FIOM” sui fatti di Roma e presenta un falso pubblico come “verità”.
Non è un caso. L'attuale ripresa dello scontro fra classe operaia e governo spiazza la retorica populista del grillismo sulla contrapposizione indistinta fra “cittadini” e “politici”. Contrastare la lotta di classe, rimuoverne l'evidenza, cancellarla dall'immaginario pubblico diventa prioritario per Grillo. Se occorre “sbugiardando la FIOM” a braccetto con chi la bastona. Magari lo stesso giorno in cui si votano... le dimissioni di Alfano.
Grillo del resto ha sempre avuto un occhio di riguardo per i corpi di polizia e i militari. Non solo per ragioni elettorali. Il disegno di una repubblica plebiscitaria “senza partiti e sindacati” ha bisogno di cercare alleanze e complicità nei corpi dello Stato: ammiccamenti, solidarietà, messaggi compiacenti verso “le forze dell'ordine” sono parte di una strategia reazionaria. Inclusa la recente invocazione fanfarona di un intervento dei militari per “ripristinare la democrazia”.
Vi ricordate le lunghe sviolinate al grillismo da parte di tanta parte della sinistra anche “radicale”? Vi ricordate le polemiche contro il PCL reo di non comprendere la “positività del nuovo fenomeno” e le sue “potenzialità”?
Sono passati solo pochi mesi.
I fatti hanno la testa dura e presentano sempre il conto.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
martedì 4 novembre 2014
PER UNA LOTTA GENERALE CHE VADA SINO IN FONDO.
Il capo del governo ha gettato la maschera.
Da un lato regala al padronato tutto ciò che chiedeva: massima precarizzazione del lavoro, libertà di licenziamento senza giusta causa, ulteriore riduzione di tasse e contributi a carico di sanità e servizi, libertà di saccheggio del territorio , blocco dei contratti pubblici. Dall'altro esibisce irrisione e disprezzo per le manifestazioni dei lavoratori e i sindacati, celebra il proprio successo con la corte dei propri amici capitalisti , riserva le botte agli operai di Terni. Nel mentre persegue una riforma elettorale e istituzionale con cui concentrare nelle proprie mani tutte le leve del potere.
Siamo in presenza di un corso reazionario. Un bullo tracotante e demagogo mette le proprie ambizioni al servizio della borghesia italiana, fingendosi amico del popolo. Va fermato. E per tempo.
Le aperture che le sinistre politiche e sindacali hanno riservato a Renzi nei primi sei mesi si sono rivelate un inganno per i lavoratori e un boomerang per chi le ha prodotte.
Aver presentato Renzi come “la nuova speranza della sinistra”- come ha fatto SEL meno di un anno fa per cercare un reimbarco nel centrosinistra- è stato penoso e suicida.
Aver avallato la truffa degli 80 euro, aver suggerito la truffa parallela sul TFR, aver avallato l'illusione del “governo del cambiamento” sino ad offrirgli la propria collaborazione ( come ha fatto purtroppo per sei mesi Landini), hanno avuto un solo effetto: abbellire l'immagine del governo agli occhi delle sue vittime e coprire il suo vero volto con la propria popolarità. Non solo senza ottenere nulla, ma finendo derisi e aggrediti da un governo reazionario.
Ora che il governo ha squarciato il velo delle finzioni con la propria arroganza è necessaria una opposizione radicale. Che unisca tutte le sinistre politiche e sindacali. Che non si fermi a metà strada. Che sappia andare davvero sino in fondo. A partire dalla rottura col PD ad ogni livello, nazionale e locale.
Le manifestazioni di protesta che hanno percorso l'Italia dopo l'aggressione poliziesca di Roma hanno introdotto un cambio di passo. Questo cambio di passo va esteso, generalizzato, accelerato.
Le misure del governo contro il lavoro devono essere cancellate e ritirate: non c'è nulla da negoziare su quel terreno. Non si tratta di fare sponda ai D'Alema e Bersani- già sostenitori di Monti- con un compromesso parlamentare che salvi loro la faccia. Si tratta di salvare ed estendere i diritti dei lavoratori. Che da 20 anni tutti i governi calpestano, inclusi quelli di centrosinistra ( più volte con voti o ministri della sinistra cosiddetta “radicale”)
Si convochi allo scopo uno sciopero generale vero: che metta in campo la forza di milioni di salariati privati e pubblici, e fermi davvero il paese.
Si definisca una piattaforma generale unificante delle ragioni dei lavoratori, precari, disoccupati: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione del lavoro con la riduzione generale dell'orario a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, da un grande piano di nuovo lavoro per territorio, ambiente, istruzione, pagato dai profitti e dalle grandi ricchezze.
Su questa piattaforma si dia continuità alla lotta generale .
Si congiunga la mobilitazione prolungata con l'occupazione generale delle fabbriche ed aziende che licenziano: coordinando nazionalmente le occupazioni e istituendo una cassa nazionale di resistenza.
Renzi ha aperto la guerra contro i lavoratori? Il movimento operaio dichiari guerra al governo. E' l'unica guerra che Renzi teme davvero. L'unica che può unificare attorno ai lavoratori le ragioni di tutti gli sfruttati. L'unica che può strappare un risultato. L'unica che può unificare i lavoratori stessi, liberandoli dalle sirene del populismo reazionario di Grillo o Salvini, che hanno alimentato la guerra fra poveri nella miseria sociale e nell'arretramento delle lotte.
E' necessario costruire nelle lotte una direzione politica e sindacale nuova del movimento operaio che sia all'altezza di questo livello di scontro. Una direzione si batta per la sola alternativa possibile: un governo dei lavoratori e delle lavoratrici. La sola prospettiva che possa dare lavoro e segnare l'uscita dalla crisi. La sola che possa liberare la società dal capitalismo e da tutti gli avventurieri che si mettono al suo servizio, siano essi di governo o di “opposizione”.
Il PCL è ovunque impegnato per sviluppare la coscienza di questa necessità. E dunque per costruire il partito rivoluzionario.
L'unico partito di cui i lavoratori e gli sfruttati hanno bisogno.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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