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mercoledì 13 giugno 2018

Un governo leghista... a Cinque Stelle

NO AL GOVERNO DEGLI IMBROGLIONI




Il nuovo governo Di Maio-Salvini (Conte è solo un prestanome) imbroglia i lavoratori e le lavoratrici.
La nostra denuncia non ha niente a che fare con le “critiche” del PD o dell'Unione Europea, unicamente preoccupati dei conti pubblici del capitale. La nostra denuncia muove dalle ragioni opposte: quelle dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.
Il nuovo governo tutela innanzitutto la peggiore eredità di Renzi. Mentre gli operai muoiono sul lavoro anche perchè ricattati dalla precarietà e dalla cancellazione dei diritti, il nuovo governo non solo conserva il Job Act e tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, ma reintroduce i famigerati voucher. Mentre salgono in Borsa i profitti di grandi imprese e banche, il nuovo governo VUOLE ABBASSARE la tassa sui profitti al 15%, nel quadro di una riforma fiscale in cui chi ha di più paga di meno.  E' il più grande regalo fiscale ai padroni dell'intero dopoguerra.
E' vero, si promettono elemosine sul cosiddetto “reddito di cittadinanza” e pensioni.
Ma il reddito è condizionato all'accettazione di lavoro precario, 41 anni di contributi sono un miraggio per i giovani dopo una vita di precariato,  si mantiene l'automatismo delle aspettative di vita per l'età pensionabile a tutela del capitale finanziario. Ma soprattutto queste stesse promesse non hanno copertura. Qui sta l'imbroglio. Se vuoi regalare una montagna di soldi ai padroni, se vuoi continuare a pagare il debito pubblico alle banche, hai difficoltà a finanziare persino le elemosine che prometti. O le promesse resteranno tali o saranno messe sul conto dei “beneficiari” con nuovi tagli sociali. Salvini e Di Maio hanno già pensato alla  valvola di sfogo su cui dirottare la delusione: la campagna odiosa contro gli immigrati. Il piano di segregazione e cacciata di 500000 immigrati cosiddetti “clandestini”( perchè privati di diritti) si combina con la discriminazione persino degli immigrati “regolari” in fatto di asili e sussidi. Una discriminazione esplicitamente etnica. E' un caso che I FASCISTI di Casa Pound abbiano applaudito al nuovo governo? 
Il vero sottotitolo di “Prima gli Italiani” è “prima i capitalisti E I BANCHIERI”, a spese di tutti gli altri. E' ora di contrapporre: “ prima i lavoratori, prima le lavoratrici, e con essi tutti gli sfruttati”.
        Per la cancellazione del Job Act e di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro.
        Per la riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di salario, ripartendo il lavoro tra tutti.
        Per la pensione a 60 anni o con 35 anni di lavoro, pagato dalla tassazione progressiva dei grandi patrimoni, rendite, profitti.
        Per un vero salario ai disoccupati e ai giovani in cerca di prima occupazione, pagato dall'abolizione dei trasferimenti pubblici alle imprese private.
PER UNA NAZIONALIZZAZIONE SENZA INDENNIZZO (SALVO AI PICCOLI AZIONISTI) E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI DI TUTTE LE AZIENDE CHE DELOCALIZZANO O LICENZIANO.
Solo una mobilitazione generale per queste rivendicazioni può unificare 17 milioni di lavoratori salariati e attorno ad essi l'esercito dei disoccupati. Solo la rottura col capitalismo, solo l'abolizione del debito pubblico verso le banche usuraie e la loro nazionalizzazione senza indennizzo (salvo i piccoli azionisti e col rispetto dei depositi dei risparmiatori) può dare prospettiva a questa mobilitazione.

Solo un governo dei lavoratori può realizzare tali misure, garantendo la vera “sovranità popolare”.

martedì 12 giugno 2018

IL GOVERNO GIALLO-VERDE DICHIARA GUERRA AI MIGRANTI

Costruiamo il fronte unico di classe e di massa contro il razzismo e lo sfruttamento



La vicenda della nave Aquarius segna un balzo in avanti delle politiche di aggressione ai diritti di rifugiati e migranti poveri dei governi italiani. Le vite di esseri umani senza alcuna speranza, oltre a quella di fuggire da condizioni di miseria, povertà e guerra, sono trasformate in merce per barattare consenso elettorale – in campagne elettorali senza fine – e rapporti di forza tra governi e borghesie in Europa.

Dopo le politiche concentrazionarie e razziste di Minniti e Orlando e del governo PD, ora arriva l'operazione a guida Salvini (Lega)-Toninelli (M5S): chiudere i porti italiani alle ONG condannando a morte centinaia di persone per fame, sete e assenza di cure mediche.

La prima vicenda si sta già consumando in queste ore, con la chiusura dei porti italiani per la nave Aquarius con 629 persone a bordo – di cui 88 donne e 7 incinte, 11 bambini piccoli e 123 minori non accompagnati. Quella nave ha una capacità di trasporto di 550 persone, alla faccia delle vergognose affermazioni di disprezzo delle condizioni umane del ministro delle Infrastrutture Toninelli, secondo cui "su quella nave si sta bene". Si sta talmente bene che mancano le possibilità di medicare e curare persone che hanno subito torture nelle traversate e che sono ustionate da mix di cherosene e acqua di mare. I viveri cominciano a scarseggiare, non sono arrivati rifornimenti e aiuti, e le scorte non basterebbero a raggiungere il porto di Valencia, considerato che il nuovo governo spagnolo di Sanchez ha dato la propria disponibilità ad accogliere i profughi in mare.

Nel frattempo altri migranti sono stati salvati in queste ore da navi militari e pescherecci, al largo della Libia, per un totale di oltre 900 persone, e Salvini ha già annunciato la stessa linea "dura", sulla pelle di questi disperati, per rafforzare la propria posizione politica nel governo italiano e in Europa. Giochi di potere macchiati di sangue e di incitamento al razzismo e alla violenza della guerra tra poveri.

Era prevedibile, infatti, che il governo giallo-verde, in evidente difficoltà per non poter mantenere le sue promesse su misure economiche populistiche - già ampiamente ritrattate rispetto ai proclami iniziali - deviasse tutta l'attenzione sulla guerra ai migranti per mostrarsi forte, compatto e capace di agire sul piano internazionale.
Ieri è toccato al sindacalista dell'USB Sacko – che ha aperto una finestra sulla "pacchia" che sono costretti a subire gli immigrati col lavoro nero, il caporalato, le nuove forme di schiavismo, oggi tocca ai migranti e ai rifugiati su quelle navi, domani toccherà alle enormi masse di proletari e sottoproletari di ogni nazionalità e provenienza, autoctoni o meno.

Se i lavoratori e le lavoratrici non comprendono il legame che unisce le condizioni dei migranti e quelle degli sfruttati e degli oppressi italiani, presto diventeremo tutti carne da macello per i banchetti di padroni, banchieri, sfruttatori e organizzazioni mafiose.
Clandestini, immigrati e italiani sono vittime di una concorrenza al ribasso e di una guerra tra poveri che non fa che indebolirli di fronte alle aggressioni e ai peggioramenti delle condizioni generali, portate avanti da tutti i governi che si sono susseguiti fino ad oggi al potere.
L'unica salvezza è l'unità di tutti i lavoratori e le lavoratrici, di tutti i disoccupati e le disoccupate, di tutte le identità e nazionalità oppresse, contro un sistema che non fa che mietere vittime tra chi è sfruttato, mettendo uno contro l'altro ultimi e penultimi per facilitarsi il lavoro.

Ci appelliamo, quindi, a tutte le forze sindacali, della sinistra e di movimento, che si schierano coerentemente a difesa delle classi sfruttate e oppresse, a lanciare momenti di protesta unitari e plurali con cui condannare le politiche migratorie di questo nuovo governo, a pretendere la riapertura dei porti per il salvataggio dei migranti, per contrastare l'ondata di razzismo alimentata dalle attuali forze politiche al potere, in continuità con quelle precedenti.

Costruiamo il fronte unico di massa e di classe subito!

In queste mobilitazioni è importante la discesa in campo di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici, a partire dai portuali e dai marittimi, e da tutti i settori in cui alta è la presenza di lavoratori di origine straniera, nella prospettiva di uno sciopero generale contro il razzismo e le leggi discriminatorie – dalla Bossi-Fini ai decreti Minniti-Orlando, contro le nuove organizzazioni fasciste e contro il nuovo governo giallo-verde, che ha già cominciato a macchiarsi del sangue dei lavoratori e dei migranti. Una mobilitazione generale che rivendichi un salario minimo intercategoriale a 1500 euro e la ripartizione del lavoro esistente – per lavorare meno e lavorare tutti; la battaglia al precariato con l'abolizione di tutte le leggi dal pacchetto Treu al Jobs Act e la guerra a tutte le forme di lavoro nero e di caporalato; la garanzia di servizi pubblici, gratuiti, universali e di qualità dalla sanità al trasporto, dalla casa all'istruzione.

Partito Comunista dei Lavoratori

sabato 9 giugno 2018

DIVERSAMENTE UGUALI

Per un movimento LGBTQI antifascista, anticlericale, anticapitalista



Mentre il governo reazionario di Salvini e Di Maio prende forma, assistiamo all'avanzata del peggior trogloditismo politico omofobo e misogino. La situazione sociale per le minoranze sessuali non naviga in buone acque. Le briciole concesse dal "democristianissimo" Renzi sono solo fumo negli occhi atto a mascherare un disegno conservatore legato al pensiero dominante. La negazione dei diritti è una negazione di dignità.

La liberazione della sessualità e la libera costruzione della propria soggettività sono messe in discussione innanzitutto dalla tremenda crisi economica che da oltre dieci anni ci priva di diritti, salute e speranze; dall'altro lato l'avanzata dell'oscurantismo religioso (e dei loro fedeli alleati fascisti) ci impone con violenza – non solo simbolica – modelli eteronormati conservatori, basati sulla subordinazione femminile al ruolo di moglie-madre e l'esaltazione della virilità maschile in chiave nazionalista, di cui francamente faremmo volentieri a meno.


RIVENDICHIAMO:

- piena parità, dignità e libertà, declinate in leggi e diritti come il matrimonio egualitario,
- il riconoscimento delle unioni civili e di fatto, nella sua interezza, della genitorialità tanto per i single quanto per le coppie omosessuali
- il riconoscimento delle identità trans, della tutela della salute e il contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere

Il movimento LGBTQI ha davanti a sé una importante sfida, quella di intrecciare le proprie istanze a quelle dell'antifascismo, del mondo del lavoro, degli studenti e dei migranti. Ma oggi più che mai, una affermazione comune di libertà non può non mettere in discussione i privilegi e il ruolo reazionario della Chiesa cattolica in Italia: la rivendicazione dell'abolizione del Concordato e di tutte le regalie che concediamo al Vaticano, a partire dalla truffa dell'8 per mille e dall'insegnamento religioso nella scuola pubblica, deve essere centrale.
Una battaglia indiscutibilmente ambiziosa, però l'unica che realisticamente possa garantirci la libertà e i diritti che meritiamo.

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Roma

venerdì 8 giugno 2018

NESSUNO SPAZIO A FASCISMO, RAZZISMO E SESSISMO!



Sabato prossimo, il 9 giugno, grande manifestazione organizzata da Milano Antifascista Antirazzista Meticcia e Solidale, insieme a molte realtà antirazziste del milanese, per ricordare il migrante maliano Soumaila Sacko, che è stato ucciso domenica scorsa in Calabria, e per fermare il razzismo. Concentramento previsto alle 15 in via Palestro (zona Porta Venezia). Pace per Soumaila, giustizia per tutti! Qui di seguito il comunicato:
Hanno ammazzato ancora, uno sparo contro un nero.
Vorrebbero che ci abituassimo a questo macabro tiro a segno che fa da sfondo alla retorica razzista e ci ricorda che non si tratta solo di parole ma di fatti che fanno male: di ingiustizie. Le ingiustizie che si attorcigliano assieme nella storia di Soumalia Sacko e nella storia della Piana di Gioia Tauro. Una terra i cui abitanti subiscono da tempo immemore l’infamia delle ‘ndrine e la fatica di coltivare la terra comebraccianti sfruttati. Una terra in cui il colore della pelle è diventato un elemento della gerarchia del lavoro e dove i braccianti africani hanno combattuto molte volte in questi anni contro il caporalato.
Soumalia Sacko era un attivista sindacale, in mezzo ai campi, come tanti altri prima di lui in quelle terre. La sua morte non ha provocato nessun commento del Ministro del Lavoro, né di quello dell’Interno. D’altra parte non osiamo pensare quel che avrebbero potuto dire. Chi soffia sul vento del razzismo, della guerra tra poveri, della restaurazione dei muri e delle frontiere é il mandante morale di ogni crimine a sfondo razziale. Chi si ricorda di Soumalia Sacko siamo noi, tutti quelli che si ricordano di Jerry Maslo ucciso per punizione, Auro Bruno bruciato dentro a un centro sociale, Abba ucciso a sprangate e tutti coloro a cui hanno sparato negli ultimi anni perché neri e di tutti quelli che sono venuti dopo.
Non smetteremo mai di lottare affinché non accada mai più e per sconfiggere il razzismo lo sfruttamento, la mafia e tutte le ingiustizie che sempre sono intrecciate tra loro. Non possiamo rimanere indifferenti. Siamo e saremo sempre dalla parte di chi attraversa il Mediterraneo per cercare rifugio da guerre ed ingiustizie, dalla parte di chi é costretto a vivere all’interno di capanne fatte di lamiere per 2 euro all’ora.


Nessuno spazio a fascismo, razzismo e sessismo!

DI MAIO: SUPER-MINISTRO DEL CAMBIAMENTO CONTRO IL LAVORO

Tutte le ricette contro i lavoratori in salsa giallo-verde: dall'interclassismo alla chiusura dell'Ilva, dal silenzio sugli assassinii razzisti ai regali fiscali per i piccoli padroni


Luigi Di Maio, il nuovo leader carismatico del Movimento 5 Stelle e dell'affermazione dell'organizzazione come garante degli interessi della borghesia e della stabilità dei capitali, alla faccia della retorica populisitca anti-sistema, si è insediato.
Il capo pentastellato ha concentrato nelle sue mani due ministeri chiave come quello del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico, oltre al ruolo di Vice-Premier assieme a Salvini, e si appresta a usarli per asfaltare i diritti dei salariati e farsi garante degli interessi della borghesia, ma con ricette tanto strampalate da preoccupare gli stessi centri del potere borghese.
Luigi Di Maio, il nuovo leader carismatico del Movimento 5 Stelle e dell'affermazione dell'organizzazione come garante degli interessi della borghesia e della stabilità dei capitali, alla faccia della retorica populisitca anti-sistema, si è insediato.
Il capo pentastellato ha concentrato nelle sue mani due ministeri chiave come quello del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico, per compensare la propria sete di potere insoddisfatta per il mancato raggiungimento della poltrona di Premier.

Ci è voluto poco a far cadere la maschera di "cambiamento" delle politiche sul lavoro del movimento populista e reazionario, e già dalle sue prime parole da SuperMinistro si mettono in mostra gli ammorbidimenti rispetto alla campagna elettorale infuocata – ammorbidimento già messo in luce nei vari tentativi di dialogo falliti con le diverse forze politiche e con i poteri forti italiani e stranieri per ottenere il controllo del Governo prima del contratto con la Lega -.

Non solo l'abolizione del JobsAct, emblema delle politiche del PD di precarizzazione e aggressione dei diritti e delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, è diventata una "rivisitazione" delle politiche renziane, probabilmente con la reintroduzione dei vergognosi Voucher, produttori di precarietà estrema ed escamotage di mascheramento del lavoro nero.
Non solo il reddito di cittadinanza tanto promesso, oltre a essere evidentemente insostenibile rimanendo nelle logiche di gestibilità del sistema capitalistico e di mercato, diventa sempre più un sussidio di povertà e precarizzazione, vincolando una piccola elemosina alla necessità di accettare qualsiasi lavoro venga proposto a qualsiasi condizione esso sia. In poche parole: se sei disoccupato ancora grazie che ti permettiamo di diventare un eterno precario senza diritti e sotto ricatto perenne di perdere anche quei quattro soldi che prendiamo alla contribuzione generale.
Non solo l'abolizione della Legge Fornero si trasforma in un più gestibile ed accettabile "quota 100" dimenticando tutte le promesse sulle pensioni minime. Anche qui una proposta difficilmente applicabile sommata alla promessa del reddito di povertà se non si affronta il nodo della dittatura sistemica del capitale e della finanza e la sua aurea legge del profitto e della concorrenza.
Non solo di fronte alla vicenda strategica dell'ILVA, a cui son legate le vite di migliaia di lavoratori e quelle dei cittadini che ne subiscono l'inquinamento da decenni, sa rispondere con la meravigliosa ricetta, senza capo ne coda, del "chiuderemo lo stabilimento di Taranto", magari regalando le tecnologie dismesse ad ArcelorMittal che così può ringraziare e delocalizzare altrove levandosi una bella gatta da pelare, garantendo una bella massa di disoccupati e l'impoverimento generale di un intero territorio.

Si spinge oltre DiMaio, mettendo in mostra chiaramente da che parte stia il suo schieramento e il suo comando.
Tra le prime cose che afferma, da Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, è la volontà di eliminare qualsiasi misura di controllo fiscale per piccole, medie e grandi imprese. Il tanto agognato tema delle tasse alle imprese deve essere tagliato con l'accetta semplicemente con un "lasciamo in pace gli imprenditori", carta bianca e basta con i controlli, perchè d'altronde non sono problemi atavici il nero e l'evasione in un sistema incentrato proprio sulle piccole e medie imprese, le cui mancate entrate ricadono proprio sulla tassazione ai salariati e ai pensionati e colpiscono la sostenibilità di un Welfare State in perenne smantellamento.
In fondo il benessere e il profitto di padroni e padroncini, inevitabilmente, porterà ad un maggior benessere anche per i lavoratori e per gli strati più deboli. Dati che vengono ovviamente confermati dagli annuali rapporti sull'aumento dei dividendi, sull'aumento dei profitti, sulla sempre maggior concentrazione di capitali, sul perenne aumento delle forbici di ricchezza tra strati sempre minori di super-ricchi e ricchi e un enorme massa di lavoratori poveri e in fase di impoverimento. Dati dimostrati anche dai bilanci annuali di tutte le imprese e dalle riorganizzazioni lacrime e sangue, dove amministratori delegati, azionisti e padroni aumentano i loro profitti e dividendi al costo di licenziamenti, cassintegrazioni, salari di solidarietà, delocalizzazioni, rinnovi contrattuali che non permettono nemmeno il recupero degli aumenti reali del costo della vita, aumenti dei ritmi a parità di salario etc.

Il tutto infatti si inserisce nel corporativo, e del tutto "nuovo", concetto secondo cui "datore di lavoro e dipendente sono sullo stesso piano. Non devono essere nemici, non devono essere due realtà staccate". Lo vada a dire a tutti i lavoratori di FCA, dell'azienda di quel Marchionne a cui ha teso la mano e che ha idolatrato per i 9 miliardi di investimenti nell'auto elettrica (quando tutti i competitors dell'automotive spendono regolarmente molto di più), colpiti dalle delocalizzazioni, dai salari di solidarietà e dalle cassintegrazioni, da un modello contrattuale che li priva di qualsiasi garanzia e da piani industriali che hanno dimezzato i posti di lavoro in Italia in quel settore. Lo vada a dire a tutti i lavoratori e le lavoratrici che sono regolarmente sotto ricatto nel loro posto di lavoro, perchè precari o perchè gli vengono imposte condizioni di lavoro prive di sicurezza e prive di dignità sotto la minaccia di chiudere baracca e burattini e spostarsi dove tutto costa meno o di assumere chi è messo peggio – con tutto l'esercito di riserva di disoccupati che c'è -. Lo vada a dire a tutti i lavoratori delle piccole e medie imprese legate al tursimo, alla ristorazione, ai servizi sociali e all'assistenza, che quando hanno un contratto di lavoro sono già fortunati. Lo vada a dire a tutti i lavoratori e le lavoratrici morte o infortunate gravemente perchè i loro padroni devono risparmiare sui costi per garantirsi profitti competitivi.

Lavoratori e lavoratrici hanno per necessità interessi contrastanti e opposti a quelle dei loro padroni e dei loro capetti.
Lavoratori e lavoratrici non hanno bisogno di elemosine e di frasi fatte sul "non essere nemici" con chi ogni giorno li sfrutta fino all'ultima goccia di sudore e fino all'ultimo anno in cui le gambe li possono reggere in piedi.
Lavoratori e lavoratrici non hanno bisogno di nuovi imbroglioni per rendersi conto che per garantire profitti e dividendi a chi sta sopra di loro è necessario che a pagare i costi delle crisi economiche, dell'anarchia del libero mercato e della competizione tra padroni siano loro, le proprie famiglie, la propria salute e i propri diritti.
E ora non può più reggere la favola dei sacrifici comuni e dell'unità di intenti nel nome della bandiera italiana e di un nuovo interclassismo a spese della classe lavoratrice e degli oppressi.

Intanto il SuperMinistro e Vice-Premier, nonostante le sue pompose promesse da eterna campagna elettorale, non ha saputo dire una parola sull'omicidio del militante sindacale Soumayla Sacko, giovane 29enne ucciso a sangue freddo mentre cercava di recuperare lamiere per i tetti delle baracche in cui sono costretti a vivere i braccianti immigrati sotto il ricatto di 'ndrangheta, caporali, padroni e multinazionali. Non una parola sulla tragica vicenda che si consuma nel clima di odio e caccia all'immigrato alimentata tanto dalla Lega di Salvini quanto dal suo partito e da DiMaio stesso, i principali mandanti. Non una parola sulle condizioni di lavoro e di vita di migliaia di lavoratori come lui nel settore dell'agricoltura, dell'ediliza, del commercio abusivo, del caporalato sempre più diffuso anche in settori come la siderurgia e la cantieristica.
Mentre DiMaio tace, il primo ministro Conte nei suoi discorsi al parlamento continua a ripetere a pappagallo le promesse scritte sul contratto tra cui la guerra ai migranti e il rinvigorimento delle espulsioni e Salvini continua a proferire parole di odio e di morte inneggiando a nuovi e maggiori campi di concentramento per chi deve essere espulso o è irregolare. Nella fascia nera della clandestinità, dell'assenza di diritti, del perenne ricatto delle espulsioni e delle retate delle forze dell'ordine, dei permessi di soggiorno fluttuanti, della miseria e dell'emarginazione prendono vita proprio queste nuove forme di schiavitù in cui la vita di un lavoratore vale meno di una cassetta di pomodori o di una vecchia lamiera abbandonata. Ma il ministro dal sorrisino di bambolotto e dal tweet facile con incerto congiuntivo ha altro a cui pensare.

Alle prime prove questo governo, e il suo Super-Ministro DiMaio, farà cadere in maniera sempre più evidente la propria maschera di ennesimo comitato d'affari di padroni e banchieri, con un occhio di riguardo per i piccoli padroncini impauriti dalla globalizzazione e pronti a menare il bastone contro chi sta sotto di loro, sbraitando contro chi sta sopra.
Al Governo del Cambiamento bisogna contrapporre la rivendicazione del Governo dei Lavoratori e delle Lavoratrici, il solo che possa incarnare incondizionatamente gli interessi delle classi sfruttate e oppresse.
Il solo governo che possa cambiare radicalmente e con una vera rivoluzione, le regole del sistema economico e sociale, ponendo al centro le necessità e i bisogni di chi è sempre stato sfruttato, requisendo senza indennizzo tutte le leve dell'economia e della finanza, ponendole sotto il controllo della classe lavoratrice; ridistribuendo il lavoro esistente tra tutti a parità di salario e programmando un piano generale per il rilancio della produzione, della distribuzione equa delle risorse e dei beni, e della fornitura dei servizi essenziali.
Per fare questo è necessario costruire il partito rivoluzionario e comunista, con cui diffondere questa consapevolezza e organizzare la risposta attraverso un Fronte Unico di Classe e di Massa che unisca tutti coloro che da questo sistema non hanno che da perdere, e che con la rivoluzione comunista non hanno da perdere che le loro catene.

Cristian Briozzo

martedì 5 giugno 2018

LA RESPONSABILITÀ POLITICA DI UN ASSASSINIO



Soumayla Sacko, bracciante di 29 anni, proveniente dal Mali, sindacalista USB, impegnato da anni nell'organizzazione della lotta dei braccianti della Piana di Tauro, è stato assassinato da una mano infame ai margini della tendopoli di San Ferdinando. La polizia dichiara che non si tratta di “un delitto razzista”, come dire che si tratta di un crimine ordinario. Ma non c'è nulla di ordinario in questo crimine se non l'ordinario super sfruttamento che gli fa da sfondo. Migliaia di braccianti cosiddetti “clandestini”, perché privati di ogni diritto e dignità, vengono sfruttati ogni giorno per 12 ore giornaliere in cambio di due euro all'ora da italianissimi padroni, per essere ammassati a tarda sera in un ghetto disumano a cielo aperto. Lungo la via che li porta dai campi alla tendopoli, e dalla tendopoli ai campi, sono oggetto (anche quello ordinario) di ripetute aggressioni, intimidazioni, violenze, spesso condotte dai rampolli dorati dei loro padroni, alla ricerca di svago a costo zero.
Lo Stato sa tutto ma tace e copre. Mentre il nuovo ministro degli interni Matteo Salvini ha annunciato che «per i clandestini è finita la pacchia». Vuol dire che è aperta la caccia alla selvaggina umana? Questo è il clima e il contesto che hanno armato l'assassino di Soumayla.
I braccianti in sciopero l'hanno detto in coro “Salvini razzista, sei tu il responsabile”.
Ci associamo al loro grido, al loro sdegno, alla loro ribellione.


Partito Comunista dei Lavoratori

sabato 2 giugno 2018

NUOVO GOVERNO, NUOVA TRUFFA



M5S e Lega hanno ricomposto il proprio accordo di governo con qualche rammendo. Di Maio doveva approdare al governo per salvarsi dalle manovre interne, dopo mille giravolte da saltimbanco. Mattarella ha voluto risparmiarsi l'umiliazione di un "governo del Presidente" (Cottarelli) senza voti in Parlamento. Salvini ha voluto evitare che gli venisse attribuito il governo Cottarelli con elezioni a luglio, e prevedibili urne deserte in particolare al Nord. La ricomposizione del governo è la risultante di queste diverse esigenze e del loro equilibrio. L'unico elemento di novità è l'astensione annunciata di Fratelli d'Italia, che dunque si avvicina al perimetro di maggioranza spostandolo ulteriormente a destra.

La composizione ministeriale segue la stessa logica. Il presidente Conte, metafora del nulla, nasce commissariato da Salvini e Di Maio, vicepresidenti del Consiglio e suoi diretti tutori politici. La suddivisione ministeriale tra M5S e Lega (Salvini agli Interni, Di Maio al Lavoro) incardina l'equilibrio politico dell'esecutivo in funzione dei rispettivi elettorati. Gli Esteri sono direttamente prenotati dal Quirinale con Moavero già ministro di Monti e di Letta. Il ministero dell'Economia va a Giovanni Tria, già collaboratore della Banca Mondiale e dell'ultimo governo Berlusconi (in quota Brunetta). Agli Affari europei va Paolo Savona, già uomo di Cossiga vicino ai servizi, già ministro di Ciampi, già direttore di Confindustria, le cui recenti posture stravaganti sono poste sotto vigilanza, a garanzia del grande capitale. Infine, la Difesa viene assegnata a Elisabetta Trenta, già esperta di reclutamento di contractor a favore di aziende tricolori in Medio Oriente, e vicina alla lobby dell'industria militare nazionale.

Sarebbe questo il governo del... cambiamento? Cambiamento per chi? Il contratto di governo parla chiaro. I capitalisti sarebbero beneficiati dal più grande regalo fiscale del dopoguerra (flat tax), a spese dei salariati. I lavoratori si terrebbero il Jobs Act , le leggi di precarizzazione del lavoro, il ritorno dei famigerati voucher. Ai disoccupati si promette un sussidio di disoccupazione condizionato all'accettazione di lavoro precario, nella logica dell'estensione di una vasta sacca di lavoro sottopagato a tutto vantaggio dei profitti. Sulle pensioni si mantiene il meccanismo di aumento delle aspettative di vita per il calcolo dell'età pensionabile, mentre i 41 anni di contributi per la pensione di anzianità saranno inaccessibili per la giovane generazione, colpita da un precariato che il governo tutela. Per di più, le stesse elemosine che verranno elargite saranno messe sul conto dei salariati, visto che si procede alla massiccia detassazione del capitale oltre che al pagamento del debito pubblico alle banche, rincarato dall'aumento degli interessi.

Gli annunciati fuochi di artificio del nuovo ministro degli Interni contro gli immigrati e i loro diritti, la generalizzazione del porto d'armi e del cosiddetto “diritto di difesa”, gli squilli di fanfara contro i vitalizi, saranno il mascheramento della truffa, la camera di compensazione delle delusioni sociali, la valvola di sfogo dei sentimenti peggiori quale ammortizzatore del “cambiamento” mancato. Un ministro omofobo (Fontana) a tutela della “famiglia” completa il profilo reazionario del governo.

È una deriva cui ha spianato la strada la disfatta della sinistra politica e sindacale, le sue compromissioni nelle politiche di austerità, il suo tradimento delle ragioni del lavoro, il suo crollo di credibilità nei lunghi anni della grande crisi del capitale.

Vedremo ora se questo nuovo governo terrà, una volta che la prossima legge di stabilità dovrà trasformare le promesse in numeri, mettendo alla prova i fragili equilibri della nuova alleanza e dei suo blocchi sociali di riferimento. Ma se terrà, se davvero si consoliderà un blocco nazionale populista con vasta base di massa - come è possibile - ciò avrà un impatto profondo sull'intero sistema politico e sul terreno della lotta di classe. Una nuova frontiera dello scontro in condizioni più arretrate e difficili.

Scardinare il nuovo equilibrio, entrare nelle sue contraddizioni, scomporre i blocchi sociali su cui si regge, svelare la truffa che lo sottende, è da subito il compito centrale di un'opposizione di classe e di massa. L'unica che può porre al centro dello scontro le rivendicazioni degli sfruttati. L'unica che può ridare un respiro e riconoscibilità di massa alla stessa azione di opposizione democratica.

Chi minimizza la natura reazionaria del nuovo governo, magari nel nome della centralità della contraddizione con la UE, finisce al di là di ogni intenzione col subordinarsi alle posture della destra. Chi invece teorizza il “fronte repubblicano” contro la reazione, riscoprendo l'ennesimo centrosinistra col PD, finisce col subordinarsi al blocco dell'establishment a tutto vantaggio della tenuta populista.
Solo una iniziativa del movimento operaio, solo la costruzione di un fronte unico di lotta delle organizzazioni di classe e di massa, può rompere la morsa del nuovo falso bipolarismo (establishment contro populisti e viceversa) e aprire la via di un'alternativa di classe indipendente.

Il PCL si batterà in ogni lotta per questa prospettiva.


Partito Comunista dei Lavoratori