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mercoledì 7 dicembre 2016

TRE VOLTE NO OLTRE IL NO A RENZI, RESPINGERE IL CCNL METALMECCANICI



La disfatta che il NO al referendum ha imposto al populismo di governo e al progetto bonapartista di Renzi rappresentano per i lavoratori un fatto straordinariamente positivo. Il governo Renzi si è caratterizzato come uno dei governi più antioperai della storia della Repubblica, coniugando questo suo tratto con il tentativo di istituzionalizzare l'azione di governo a basso consenso, attraverso la combinazione della riforma costituzionale e di una legge elettorale tra le più antidemocratiche mai proposte. Proprio le resistenze sociali alle principali bandiere del renzismo,  il Jobs Act e la Buona Scuola, hanno gettato i semi di una crisi di consenso che è sfociata nel tracollo referendario. La sconfitta del governo Renzi e della sua riforma significa dunque anche un freno all'avanzata dei padroni sul terreno del conflitto di classe dal versante istituzionale.
Il NO al referendum è stato caratterizzato anche dalla natura composita dei fronti tanto sociali quanto politici che lo hanno sostenuto. Le destre populiste (Grillo, Salvini, Berlusconi) si stanno  già lanciando come avvoltoi sul cadavere del renzismo per riuscire a capitalizzare a loro uso e consumo il risultato del voto tutte nel nome di una loro specifica soluzione reazionaria della crisi in corso. La Lega punta alla ricompattazione del centrodestra intorno a Salvini, nel nome dell'imitazione di Donald Trump, della caccia ai migranti e del più becero nazionalismo; Berlusconi tenta di spingere il PD, ora visibilmente indebolito, ad un nuovo abbraccio su legge elettorale, riforme istituzionali e detassazione delle imprese; il M5S invoca elezioni immediate (con l'Italicum) per coronare la corsa al governo imperniata su un programma che contrappone frontalmente il reddito di cittadinanza alla redistribuzione del lavoro, punta all'abolizione dell'IRAP e spinge su umori xenofobi e nazionalisti.
Il movimento operaio non ha niente da spartire con nessuna di queste alternative. Un sonoro NO dunque deve essere risposto anche ad ogni subordinazione passiva alle destre che si contendono il bottino di guerra. La posta in gioco ora è una risposta di classe alla crisi in corso, risposta che solo il movimento operaio può promuovere.
Per fare ciò occorre mettere in campo una mobilitazione straordinaria che metta sul piatto un programma di rottura, in grado di voltare pagina; un programma che porti le bandiere della cancellazione di tutte le leggi antioperaie promosse negli ultimi 30 anni, a partire dal Jobs Act e dalla Buona scuola, che rompa con ogni feticcio della governabilità borghese e pretenda  una legge elettorale compiutamente proporzionale, che possa abolire il debito pubblico verso le banche che possa licenziare i licenziatori e ripartire tra tutti il lavoro esistente, attraverso la riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di salario. Un NO, dunque, anche alla pesante eredità che il Governo Renzi ci lascia in termini di sfondamento padronale sui diritti e sui salari dei lavoratori.
Al servizio di questa prospettiva autonoma, di questo programma indipendente dei lavoratori, è necessario costruire il più ampio fronte di lotta del movimento operaio e delle sue organizzazioni. E al servizio di tutto ciò vanno respinti con chiaro e forte NO tutti gli accordi sindacali a perdere che la burocrazia sindacale ha regalato al governo alla vigilia del referendum, nella pubblica amministrazione come nei servizi dell'igene ambientale, come per i metalmeccanici. Sarà fondamentale respingere nelle assemblee operaie del 19/20/21 il CCNL metalmeccanico: il NO a Renzi deve diventare il NO operaio a decenni di sacrifici, l'unico NO che può aprire lo spazio per la risalita della china, l'unico che può garantire una soluzione di classe della crisi.

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